Domani e sabato si tiene a Sirmione un convegno sulle metodologie e sulle tecniche più sofisticate per salvaguardare dal degrado e dalle ingiurie del tempo edifici sacri, dipinti e affreschi. Tra i relatori l’israeliano Admir Masic

Gli esperti spiegano i segreti del restauro

06/02/2003 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Negli ulti­mi decen­ni le tec­niche del restau­ro artis­ti­co han­no conosci­u­to una impres­sio­n­ante evoluzione, com­pli­ci le metodiche e le apparec­chia­ture mod­ernissime disponi­bili sul mer­ca­to. Parole come «indagine diag­nos­ti­ca», «esame endo­scop­i­co», «lab­o­ra­to­rio di intonaci» e molte altre che appartenevano al dizionario medico di recente sono entrate nel lessi­co del restau­ro artis­ti­co, a dimostrazione di quali e quan­ti pas­si abbia fat­to questo affasci­nante e impor­tante set­tore che per il pat­ri­mo­nio artis­ti­co del nos­tro paese non è esager­a­to definire vitale. A Sirmione tra domani e saba­to si tiene il pri­mo con­veg­no nazionale sulle tec­nolo­gie del restau­ro con­ser­v­a­ti­vo con l’intervento dei mas­si­mi esper­ti del set­tore, tra cui l’israeliano Admir Masic, gli ital­iani Pao­lo Rossi (sue le indagi­ni nel­la basil­i­ca di San Mar­co a Venezia e del tem­pio di Lux­or in Egit­to), Gian­car­lo Masel­li (con­sulente dell’Unesco) e Gian­car­lo Quaglia (oltre ad essere l’organizzatore del con­veg­no, ha scop­er­to lo scor­so anno gli affres­chi due­cen­teschi nel­la pieve di Padenghe). E pro­prio con Quaglia cer­chi­amo di capire cosa si aspet­tano addet­ti ai lavori e rela­tori da questo sim­po­sium sci­en­tifi­co sul restau­ro. «Noi abbi­amo avver­ti­to l’esigenza di pro­muo­vere questo incon­tro come un momen­to di aggior­na­men­to pro­fes­sion­ale sul restau­ro e di inter­scam­bio pro­fes­sion­ale tra i vari ricer­ca­tori che sono atte­si qui al pala­con­gres­si da domani». «Lo sfor­zo mag­giore» riprende Quaglia, «è sta­to quel­lo di riu­nire pro­fes­sori uni­ver­si­tari, ricer­ca­tori e liberi pro­fes­sion­isti tra i più rap­p­re­sen­ta­tivi che oper­a­no nel set­tore del restau­ro del pat­ri­mo­nio artis­ti­co ed architet­ton­i­co. Oggi si sente la neces­sità di offrire degli inter­ven­ti di restau­ro mirati a conoscere il nos­tro modo di vivere, di essere den­tro un tem­po: i cen­tri più o meno pic­coli han­no bisog­no di man­tenere intat­te le orig­i­nar­ie “fab­briche ed opere d’arte”». Per Quaglia, si avverte sem­pre più «la neces­sità di riap­pro­pri­ar­ci di quan­to sta andan­do in degra­do, di ricom­porre la nos­tra iden­tità lega­ta alla memo­ria che non può essere rac­chiusa in una citazione ma ester­na­ta attra­ver­so un proces­so di con­ser­vazione». Va poi fat­ta un’annotazione di non poco con­to. L’insegnamento del restau­ro è reso obbli­ga­to­rio nei pro­gram­mi delle facoltà di architet­tura soltan­to da pochi anni, cosa non sec­on­daria. E sem­pre negli ulti­mi tem­pi, prin­ci­pal­mente il set­tore del­la diag­nos­ti­ca lega­to allo stu­dio dei diss­es­ti delle fab­briche e del degra­do dei mate­ri­ali da costruzione, da una parte, e il set­tore del con­sol­i­da­men­to strut­turale e mol­e­co­lare dall’altra, han­no reg­is­tra­to evoluzioni repen­tine che impon­gono agli oper­a­tori del restau­ro sem­pre mag­giori e con­tinui appro­fondi­men­ti. Ma il mes­sag­gio «politi­co» che qua­si cer­ta­mente uscirà dal con­veg­no di Sirmione è quel­lo di un mag­gior coin­vol­gi­men­to e di una cres­cente sen­si­bil­ità da parte degli ammin­is­tra­tori e dei politi­ci locali sui tesori artis­ti­ci con­ser­vati nei loro immen­si scrig­ni. Una sen­si­bil­ità che, fino­ra, ha avu­to un mesto esor­dio. Ci rife­ri­amo alla pre­sen­tazione uffi­ciale del con­veg­no quan­do, tra i pre­sen­ti c’er­a­no solo dei gior­nal­isti e qualche docente. Di sin­daci e ammin­is­tra­tori locali nem­meno l’ombra.