I ragazzi delle «quinte» delle elementari «Olivelli» hanno svolto una ricerca utile e divertente.
La «storia della canzone italiana» spiegata dagli anziani del ricovero

Gli scolari cantano con i nonni

15/05/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Dite­lo con una can­zone. I non­ni del­la casa di riposo di Salò e i bam­bi­ni del­la ele­mentare statale «Tere­sio Oliv­el­li» si sono ritrovati in una serie di incon­tri per sco­prire la forza di un bra­no, e ricor­dare la bellez­za di un tema musicale.Al prog­et­to han­no ader­i­to una cinquan­ti­na di anziani e un’ottantina di alun­ni (le quat­tro clas­si «quinte» del­la scuo­la ele­mentare Olivelli).Sono sta­ti creati dei grup­pi. I bam­bi­ni han­no impara­to una sor­ta di «sto­ria del­la can­zone», con i sig­ni­fi­cati che un tem­po ave­va a liv­el­lo sociale.Un filo di memo­ria in musi­ca lun­go cent’anni. A com­in­cia­re dai brani degli nel­la pri­ma guer­ra mon­di­ale, spes­so ispi­rati alla mon­tagna, ric­chi di espres­sioni dialet­tali, un mis­to di rimpianto (in alcu­ni casi) e di rasseg­nazione (in altri). Da «La tradot­ta», che par­la dei ragazzi del ’99 get­tati nelle ter­ri­bili battaglie del Piave dopo la scon­fit­ta di Caporet­to, a «Sul ponte di Bas­sano», da «Quel maz­zolin di fiori» a «Sul cappello».Poi le can­zoni popo­lari (come «Bel­la ciao» o «L’uva fog­a­ri­na») e quelle leg­gere («Mam­ma son tan­to felice», «Rosamun­da», «Reginel­la cam­pag­no­la», «Mari­na», «E’ arriva­to l’ambasciatore»), lan­ci­ate mag­a­ri dal Fes­ti­val di San­dremo («Papaveri e papere», «Vola colom­ba», «La caset­ta in Canada»).Gli obi­et­tivi perse­gui­ti dalle ani­ma­tri­ci e dalle maestre sono sta­ti quel­li di aiutare l’anziano a riap­pro­pri­ar­si del­la pro­pria iden­tità e por­tar­lo a sen­tir­si una risor­sa stor­i­ca, trasmet­ten­do cul­tura popo­lare; inoltre far incon­trare due gen­er­azioni lon­tane, con­sen­tire alla strut­tura del­la casa di riposo di social­iz­zare con l’esterno, per­me­t­tere al bam­bi­no di avvic­i­nar­si a una realtà lon­tana che spes­so non conosce, appro­fondire alcu­ni aspet­ti del­la tradizione, impara­re a esprimer­si col canto.«Quando erava­mo nel cam­po a vendem­mi­are o a rac­cogliere il fru­men­to — ricor­da non­na Domeni­ca, di Portese — si crea­vano bel­lis­si­mi cori. E in questo modo la fat­i­ca del lavoro veni­va sop­por­ta­ta meglio». E Cate­ri­na, di Limone: «Al cen­tro del paese c’era una grande fontana dove si puli­vano le pen­tole di rame. Men­tre lava­vo, can­ta­vo, e rius­ci­vo a coin­vol­gere altre donne, che rispon­de­vano dal­la fines­tra». Mar­i­ano, di Salò: «Ho fat­to il servizio mil­itare nell’Artiglieria. In guer­ra erava­mo in pri­ma lin­ea, con la Fan­te­ria e gli Alpi­ni. Ave­va­mo muli e can­noni. Per non sen­tire la stanchez­za, sali­va­mo e can­tava­mo: «su quei mon­ti, su quei mon­ti che noi andremo, pianter­e­mo pianter­e­mo l’accampamento». Giuseppe: «Amore, fiori e musi­ca sono le cose più sin­cere e mer­av­igliose del­la vita».I bam­bi­ni han­no svolto con entu­si­as­mo il…compito. «Ci siamo accor­ti — han­no scrit­to quel­li di 5ª B — che, men­tre stava­mo assieme, i non­ni era­no feli­ci. Forse per­ché sem­bra­va loro di rin­gio­vanire e di tornare ai tem­pi in cui can­ta­vano insieme agli ami­ci per le strade; forse per­ché si sen­ti­vano meno soli, e si vede­vano capaci di inseg­nare brani che noi non ave­va­mo mai sen­ti­to». Natal­ie: «Nel 2003-04, in sec­on­da ele­mentare, con gli anziani abbi­amo scop­er­to i giochi di una vol­ta. L’anno suc­ces­si­vo li abbi­amo inter­vis­ta­ti sul­la loro vita. Poi ci han­no rac­con­ta­to del­la guer­ra, e noi abbi­amo fat­to i dis­eg­ni. Sta­vol­ta la ricer­ca sulle can­zoni. Mi mancher­an­no tan­to i non­ni, per­ché alle medie non li vedremo più».Liliana: «Stare con loro ci ha per­me­s­so di par­lare delle dif­feren­ze tra questi anni e i loro». Gior­gia: «Ques­ta espe­rien­za mi ha inseg­na­to che non dob­bi­amo mai lamentar­ci di quel­lo che abbiamo».Il per­cor­so segui­to e i risul­tati ottenu­ti sono sta­ti rac­colti in un vol­umet­to, dif­fu­so nel cor­so di un diver­tente incon­tro canoro, pre­sen­ti il vicesin­da­co Gualtiero Comi­ni, asses­sore alla Cul­tura, la diret­trice didat­ti­ca Luigiana Ghi­rar­di Lan­franchi e gli espo­nen­ti del­la Casa di riposo. I maestri Mas­si­mo Fer­rari e Igor Bal­asi­na han­no mes­so a dis­po­sizione le loro com­pe­ten­ze musicali.Lucia Dal­la ha det­to che «la sto­ria del­la can­zone è la sto­ria dei luoghi dove è sta­ta can­ta­ta, di chi l’ha can­ta­ta, delle orec­chie di chi l’ha ascolta­ta, delle guerre che l’hanno ispi­ra­ta, dei re che l’hanno sus­sur­ra­ta ai figli per far­li addor­mentare, degli strac­cioni che feli­ci l’hanno fis­chi­a­ta nelle strade asso­late e polverose di tut­ti i vil­lag­gi del mondo…Le can­zoni sono la dig­nità di un popo­lo, il suo quo­tid­i­ano, la sto­ria e il futuro».

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