Un percorso che oggi rappresenta la vera innovazione per implementare in maniera ancor più efficace tracciabilità, rintracciabilità, anticontraffazione e controllo frodi

Grana Padano Dop sperimenta blockchain sulla filiera

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Di Luca Delpozzo

Abbi­amo deciso di sper­i­men­tate la blockchain per la fil­iera del Grana Padano per­ché vogliamo garan­tire ai con­suma­tori, con lo stru­men­to più evo­lu­to, la mas­si­ma qual­ità che i “copi­oni” di ogni genere non pos­sono offrire e con­di­videre queste tutele con tut­ti i sogget­ti del­la fil­iera in ogni pas­sag­gio. La pro­duzione 4.0 è un’asticella anco­ra più alta nel liv­el­lo dei con­trol­li che il sis­tema del Grana Padano è asso­lu­ta­mente in gra­do di super­are con­fer­man­dosi il prodot­to DOP più con­suma­to nel mon­do.

Così il Diret­tore Gen­erale del Con­sorzio Tutela Grana Padano, Ste­fano Berni, ha rias­sun­to l’impegno nel­la sper­i­men­tazione del­la nuo­va pro­ce­du­ra infor­mat­i­ca nel­la fil­iera del Grana Padano grat­tugia­to inter­ve­nen­do alla “Blockchain Plaza Case His­to­ry”, la tavola roton­da ris­er­va­ta alle prime 4 realtà agroal­i­men­ta­ri ital­iane ad aver­la sper­i­men­ta­ta nell’ambito del nuo­vo prog­et­to ideato da CSQA – Ente di Cer­ti­fi­cazione leader in Europa per il set­tore agroal­i­menta­re –  ed Euranet – Soci­età di con­sulen­za e tec­nolo­gie per la com­pli­ance – per con­di­videre espe­rien­ze, idee e pro­poste sulle tem­atiche del­la blockchain per il set­tore agroal­i­menta­re.

La blockchain pun­ta a garan­tire in modo immod­i­fi­ca­bile e com­ple­to tutte le infor­mazioni che riguardano la fil­iera pro­dut­ti­va e offre uno stru­men­to di garanzia a tut­ti gli inter­locu­tori, da quel­li com­mer­ciali fino ai con­suma­tori. Per il , che nel 2018 ha con­fer­ma­to la pro­pria lead­er­ship mon­di­ale tra le DOP con 4.932.996 forme prodotte ed un export sal­i­to a 1.938.328 forme, aumenterebbe quin­di il liv­el­lo di trasparen­za attra­ver­so l’immodificabilità dei dati inser­i­ti da: all­e­va­tore, trasporta­tore del lat­te, trasfor­ma­tore, sta­gion­a­tore e grat­tugia­tore per ogni con­fezione, con mag­gior garanzia e tutela sia al con­suma­tore rispet­to a prodot­ti sim­i­lari, il sim­i­lar sound­ing, sia ai soci del Con­sorzio di Tutela coin­volti nel­la fil­iera.

Inoltre, faciliterebbe i con­trol­li peri­od­i­ci attra­ver­so i vir­tu­al audit, con­sen­tirebbe agli oper­a­tori del­la fil­iera di inserire i dati diret­ta­mente in blockchain, ren­den­do pos­si­bile oper­are in modo com­ple­to sui flus­si dei dati e sui sis­te­mi infor­mati­ci con la super­vi­sione del sis­tema da parte di Choral­Trust di CSQA, da anni l’ente cer­ti­fi­ca­tore del­la pro­duzione di Grana Padano.

Con la sper­i­men­tazione la blockchain si è riv­e­la­ta utile per la pro­duzione del Grana Padano, che, fedele alla pro­pria sto­ria, segue l’evoluzione del gus­to.

Nel rispet­to del­la tradizione – con­tin­ua Ste­fano Berni – il Grana Padano diven­terà via via un prodot­to più mod­er­no, per­ché più magro e sapor­i­to ma meno sala­to, benefi­co per la pres­sione arte­riosa e per l’assimilazione del cal­cio, sem­pre più digeri­bile, adat­to ai veg­e­tar­i­ani, rig­orosa­mente lega­to al suo ter­ri­to­rio e ai suoi for­ag­gi e sen­za con­ser­van­ti. Lo stru­men­to per mis­urare e garan­tire queste per­for­mances sarà la blockchain e il puntiglioso con­trol­lo e giudizio dei con­suma­tori, effet­to garan­ti­to dal­lo stes­so mod­el­lo blockchain. Il Con­sorzio la sua parte la sta facen­do e la farà. Tut­to ciò aiuterà a dis­tinguer­ci dai copi­oni”.

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