Un settore dell'agricoltura che nella Busa andrebbe incentivato

I fiori? Belli, ma soprattutto redditizi

28/10/2000 in Economia
Di Luca Delpozzo
cad.

Il cli­ma mediter­ra­neo del­la Busa è una ric­chez­za illim­i­ta­ta che ha con­tribuito allo svilup­po del tur­is­mo, ma che non è mai sta­ta sfrut­ta­ta a fon­do per un altret­tan­to felice svilup­po del­l’a­gri­coltura. Ne è con­vin­to Rena­to Ram­pan­el­li, diret­tore del­l’E­naip di Mog­no, che è arriva­to a ques­ta con­clu­sione gra­zie all’es­pe­rien­za mat­u­ra­ta con i cor­si di ortoflori­coltura al Bruttagosto.Da esper­to ritiene che in zona ser­va al più presto un ente, sul mod­el­lo del­l’is­ti­tu­to agrario di S.Michele all’Adi­ge, che stu­di la situ­azione e poi indichi quali siano le colti­vazioni più red­di­tizie che ben si adat­ti­no al nos­tro ambi­ente. «Nel pro­porre di inve­stire in ricer­ca per la spe­cial­iz­zazione delle col­ture locali non ho cer­ta­mente scop­er­to l’ac­qua cal­da», affer­ma il diri­gente sco­las­ti­co, il quale ricor­da che la sua idea è autorevol­mente con­for­t­a­ta dal recente piano socio-eco­nom­i­co comu­nale del pro­fes­sor Broglio. «Io mi sono lim­i­ta­to a con­statare, per via dei cor­si di ortoflori­coltura, che se le nos­tre colti­vazioni di fiori e di ortag­gi avessero uno scopo com­mer­ciale, invece che sco­las­ti­co, il guadag­no sarebbe con­sid­erev­ole. Nel­la Busa c’è spazio per numerose aziende. Il guaio è che da sem­pre tut­ti ne par­lano, ma nes­suno si muove. Così si vivac­chia con un’a­gri­coltura che non riesce ad esprimere tutte le poten­zial­ità. La viti­coltura? Regge gra­zie alle severe impo­sizioni di una can­ti­na che assorbe la gran parte del­la pro­duzione locale. Il pri­va­to ha bisog­no di sti­moli, e questi glieli può dare l’ente pub­bli­co. L’is­ti­tu­to agrario di S.Michele, per esem­pio, il com­pi­to lo svolge da tem­po per le mele in valle di Non e in Val­sug­ana. Più volte ho sol­lecita­to l’inizia­ti­va ai diri­gen­ti del­l’is­ti­tu­to e a quel­li provin­ciali del set­tore. Ho illus­tra­to i risul­tati ottenu­ti dal­la nos­tra azien­da al Brut­tagos­to e dalle vicine strut­ture, entrambe di per­ti­nen­za del­la Provin­cia, che possiede anche una stazione di ril­e­va­men­to meteo. Però non ho rice­vu­to risposte: i miei autorevoli inter­locu­tori non sono andati oltre le solite vaghe promesse, il che sig­nifi­ca che non se ne farà nul­la. Ci sarebbe anche l’E­sat, che ora svolge una val­i­da assis­ten­za tec­ni­ca. Ma pri­ma di tut­to serve una deci­sione polit­i­ca. Intan­to l’a­gri­coltura nos­trana langue».