Tra le delibere lo stanziamento di un milione e mezzo a favore di un progetto Unicef per i bimbi del Nepal

Il Consiglio dei ragazzi adotta un kosovaro

17/01/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Si chia­ma Desar­ta Sha­la, è un ragazz­i­no di 11 anni, vive nel Koso­vo e nel Con­siglio comu­nale di Gar­da si è par­la­to molto di come aiu­tar­lo. Una sedu­ta con­sil­iare molto par­ti­co­lare quel­la dei ragazzi delle medie, con­vo­ca­ta, come accade da qualche anno, nell’ambito del prog­et­to Unicef. Desar­ta Sha­la è il ben­e­fi­cia­rio di un’iniziativa pro­pos­ta già un anno fa dalle scuole medie Pisanel­lo e fat­ta pro­pria dal Comune: assis­tere a dis­tan­za un bam­bi­no koso­varo, con un ver­sa­men­to di 300 mila lire. E’ toc­ca­to al sin­da­co, Gior­gio Comenci­ni, spie­gare che l’operazione era anda­ta a buon fine. A con­fer­ma è sta­to mostra­to un dis­eg­no sped­i­to dal gio­vane koso­varo. A questo pun­to sono sta­ti tut­ti d’accordo: l’adozione a dis­tan­za va este­sa almeno a tre anni. Il Con­siglio dei ragazzi, del resto, è sta­to tut­to all’insegna dell’impegno sociale. In dis­cus­sione temi lon­tanis­si­mi da quel­li usu­ali in una sedu­ta del Con­siglio. Si è par­la­to di can­cel­lazione del deb­ito pub­bli­co per i Pae­si poveri, di sfrut­ta­men­to del lavoro mino­rile, di sosteg­no dei gio­vani di nazioni sfor­tu­nate. E si è anche delib­er­a­to nel mer­i­to: l’adesione all’iniziativa che impeg­na le pub­bliche ammin­is­trazioni a non acquistare prodot­ti del lavoro mino­rile, la sot­to­scrizione del prog­et­to Unicef «una vita migliore per i bam­bi­ni del Nepal» e il sosteg­no all’iniziativa di riduzione del deb­ito estero dei Pae­si a bas­so red­di­to. Delibere sim­boliche per la mag­gior parte, ma sig­ni­fica­tive e con qualche rif­lesso prati­co, come lo stanzi­a­men­to di un mil­ione e mez­zo per il prog­et­to des­ti­na­to al Nepal. Il tut­to gra­zie alle pro­poste delle medie Pisanel­lo: stu­den­ti e inseg­nan­ti han­no appro­fon­di­to queste tem­atiche e ne han­no dato pro­va in Con­siglio. La dis­cus­sione è sta­ta infat­ti piut­tosto ampia ed ha coin­volto, oltre ai con­siglieri, anche ragazzi e pro­fes­sori. Pren­di­amo il caso dei prodot­ti derivan­ti dal lavoro mino­rile. C’è chi, fra i ragazzi, ha osser­va­to che «se non li acquis­tas­si­mo, a perder­ci sareb­bero anche gli sfrut­ta­tori, che così ver­reb­bero costret­ti a trattare meglio i bam­bi­ni». Ipote­si cor­ret­ta, cui però si pres­ta un’obiezione, soll­e­va­ta da un altro stu­dente: «Potrebbe cap­itare anche il con­trario, cioè che gli sfrut­ta­tori, veden­do diminuire i loro guadag­ni, trat­ti­no peg­gio i bam­bi­ni». «Ma noi», ha chiesto un ter­zo, «quan­do com­pri­amo qual­cosa, come fac­ciamo a riconoscere se è sta­to fab­bri­ca­to dai bam­bi­ni»? Ha cer­ca­to di rispon­dere il sin­da­co: «Nel momen­to in cui i prodot­ti sono già sul mer­ca­to è dif­fi­cile. Però pos­si­amo invitare i nos­tri gov­er­nan­ti a vietare l’ingresso di questi prodot­ti, facen­do in modo che non entri­no nel cir­cuito del nos­tro mer­ca­to». Ed è questo il con­tenu­to del­la delib­era vota­ta dal Con­siglio comunale.