Il Garda e gli scrittori al “Fermi” di Salò

16/04/2015 in Attualità
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Di Luigi Del Pozzo

Il prossi­mo even­to, nato dal­la col­lab­o­razione  tra l’ – che cel­e­bra i suoi 450 anni — e il Liceo Enri­co Fer­mi di Salò – che fes­teggia i suoi 50 anni – si ter­rà ven­erdì 17 aprile, a par­tire dalle 9.30, nell’aula magna del­lo stes­so liceo (via delle Foibe).

Il con­veg­no, ded­i­ca­to al «Gar­da degli scrit­tori», e aper­to al pub­bli­co, sarà coor­di­na­to dal prof. Pietro Gibelli­ni noto criti­co let­ter­ario, filol­o­go e docente dell’ Ca’ Fos­cari di Venezia.

Rober­to Fedi,  pro­fes­sore ordi­nario di Let­ter­atu­ra Ital­iana pres­so la Facoltà di Lin­gua e Cul­tura Ital­iana del­l’U­ni­ver­sità per Stranieri di Peru­gia, pre­sen­terà il lago come ele­men­to nar­ra­ti­vo, come «luo­go» romanzesco e poet­i­co,  come metafo­ra, attra­ver­so autori  del pas­sato (quali Car­lo Goldoni, Alessan­dro Man­zoni, Rena­to Fuci­ni) o a noi più vici­ni come Piero Chiara.

Raf­fael­la Bertaz­zoli, docente di Crit­i­ca let­ter­aria e Let­ter­a­ture com­para­te all’Università di Verona, trat­terà del  lago di Gar­da e l’I­tal­ien­bild  nelle nov­el­le del pre­mio Nobel  Paul Heyse che, affas­ci­na­to dal cli­ma e dal pae­sag­gio, ide­ale fonte d’ispirazione, sog­giornò  a lun­go  sulle sponde del Benàco.

La relazione di Alessan­dra Giap­pi, docente di Antropolo­gia cul­tur­ale pres­so la  Lib­era Accad­e­mia di Belle Arti di Bres­cia, riguarderà, invece, testi poet­i­ci di gran­di autori del Nove­cen­to ital­iano — come Vit­to­rio Sereni — ambi­en­tati in uno sce­nario lacus­tre. Dal­la let­tura di tali com­pon­i­men­ti cercherà di dedurre e di delin­eare la poet­i­ca “dolce” del laghis­mo, pro­pria del­la Lin­ea Lom­bar­da, che ideal­mente si dis­cos­ta dal­la “salin­ità” del­la poe­sia lig­ure mon­tal­iana, dom­i­nante per tut­to il secolo.

Con­clud­erà il ciclo di inter­ven­ti la poet­es­sa Fran­ca Grisoni, autrice di numerose rac­colte liriche nel dialet­to di Sirmione e vincitrice, nel 1986, del Pre­mio Bagut­ta, opera pri­ma. Come rac­con­terà la stes­sa autrice, illus­tran­do le pro­prie poe­sie, il lago entra pre­po­ten­te­mente nei suoi ver­si e la sua con­for­mazione le ha fat­to per­cepire «fin dall’infanzia un qui e ora inser­i­to in un tem­po vas­to, lon­tanis­si­mo, ed anche sen­tire il nos­tro appartenere alla mate­ria, vis­i­bile nel bruli­chio di vita tra la mel­ma e le pietre in riva al lago e nel­la vari­età di vita veg­e­tale e ani­male tra i canneti».

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