In Giappone il luccio in salsa alla gardesana va forte, al punto che alcuni ristoranti l'hanno inserito stabilmente in carta.

Il luccio in salsa strega il Giappone

09/02/2000 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

In Giap­pone il luc­cio in sal­sa alla garde­sana va forte, al pun­to che alcu­ni ris­toran­ti l’han­no inser­i­to sta­bil­mente in carta.Merito di Flavio Tagli­a­fer­ro, reduce da un lun­go tour attra­ver­so il Paese del Sol Lev­ante, dove ha inseg­na­to per un mese la cuci­na del Gar­da e del Baldo.Tagliaferro, che abi­ta ad Incaf­fi, è lo chef del ris­torante “Zeno” di San Zeno di Mon­tagna: ad invi­tar­lo in Giap­pone, su indi­cazione di Emilio Pedron, ammin­is­tra­tore del­e­ga­to del Grup­po Ital­iano Vini, è sta­ta la Monte Bus­san, il mag­gior impor­ta­tore di vini e prodot­ti ali­men­ta­ri italiani.“L’itinerario, rac­con­ta Tagli­a­fer­ro, ha toc­ca­to sei cit­tà ed altret­tan­ti ris­toran­ti che fan­no cuci­na ital­iana, tut­ti con per­son­ale esclu­si­va­mente giap­ponese. In cias­cun locale veni­vano orga­niz­zate delle feste ital­iane che pote­vano durare una set­ti­mana o un mese. Il mio com­pi­to era quel­lo di inseg­nare i piat­ti veneti, garde­sani e del mio ris­torante. Le brigate di cuci­na assis­te­vano alla preparazione, fotografa­vano tut­to e poi repli­ca­vano i piat­ti, pro­po­nen­doli ai cli­en­ti o preparan­doli per dei banchet­ti che anda­vano dalle cinquan­ta alle due­cen­tocinquan­ta persone”.La cuci­na ital­iana, in Giap­pone è piut­tosto popo­lare. Divenu­ta un fenom­e­no di moda una deci­na d’an­ni fa, oggi è ben­con­sol­i­da­ta nelle abi­tu­di­ni di molti giap­pone­si. O meglio, sono soprat­tut­to “le” giap­pone­si ad amare lo stile ital­iano. “Durante le ser­ate, osser­va infat­ti Tagli­a­fer­ro, ho avu­to modo di con­statare, e la cosa mi è sta­ta con­fer­ma­ta dagli orga­niz­za­tori, che la clien­tela che fre­quen­ta i ris­toran­ti ital­iani in Giap­pone è cos­ti­tui­ta all’ot­tan­ta per cen­to da donne”. Ed i cuochi giap­pone­si, pro­fes­sion­alis­si­mi, si specializzano.“Mentre la gen­er­azione dei cuochi sui quar­an­ta-cinquan­t’an­ni si ded­i­ca­va soprat­tut­to alla cuci­na francese, con­fer­maTagli­a­fer­ro, i gio­vani chef ori­en­tali sono innamorati del­la cuci­na ital­iana. Sono sta­to in diver­si ris­toran­ti ital­iani gesti­ti da giap­pone­si con cuochi giap­pone­si e devo dire che ho man­gia­to sem­pre magnificamente”.Sta di fat­to che il lun­go tour di Flavio Tagli­a­fer­ro attra­ver­so il Giap­pone è sta­to qua­si tri­on­fale. Nei ris­toran­ti lo accoglievano con poster con la sua foto. E la cuci­na garde­sano-baldense ha las­ci­a­to il segno.“Molti cuochi giap­pone­si, dice lo chef di San Zeno, han­no inser­i­to sta­bil­mente nel loro menù alcu­ni dei piat­ti, e sapere che in qualche ris­torante giap­ponese ver­rà servi­to il luc­cio in sal­sa, i bigoli con l’ana­tra o il semi­fred­do di riso con sal­sa alle fragole, tut­ti sposati coi vini verone­si che han­no accom­pa­g­na­to i miei piat­ti durante i banchet­ti, mi riem­pie di sod­dis­fazione. Anche per­ché por­ti un pez­zo delle tue tradizioni, del­la tua cul­tura culi­nar­ia, del­lo splen­dore del­la tua cucina”.A propos­i­to di vini, pre­cisa Tagli­a­fer­ro, quel­li ital­iani ven­gono impor­tati in quan­tità e qual­ità e non c’era ris­torante dove non fos­sero pre­sen­ti le più pres­ti­giose etichette verone­si”.