“Conoscere per valorizzare” era il tema dell’incontro-studio tenutosi nella giornata di sabato 15 settembre, a Padenghe sul Garda.

Importante incontro sull’archeologia gardesana

Di Luca Delpozzo

Conoscere per val­oriz­zare” era il tema dell’incontro-studio tenu­tosi nel­la gior­na­ta di saba­to 15 set­tem­bre, a Padenghe sul Gar­da. “Sant’Emiliano por­tale dei beni cul­tur­ali garde­sani” era il sot­toti­to­lo di questo appun­ta­men­to nel cor­so del quale sono state anal­iz­zate alcune situ­azioni arche­o­logiche di estrema impor­tan­za che “inter­es­sano non solo Padenghe ma anche la Valte­n­e­si tut­ta ed anche le local­ità lim­itrofi” ha affer­ma­to il sin­da­co di Padenghe, Gian­car­lo alle­gri, nel cor­so del suo salu­to, den­so di emozione soprat­tut­to nel ricor­dare, con un min­u­to di silen­zio e tut­ti i pre­sen­ti, oltre un centi­naio di per­sone in pie­di. Numerosi e qual­i­fi­cati gli inter­ven­ti, coor­di­na­to da Car­lo Simoni, ad iniziare ovvi­a­mente da Giampi­etro Bro­gi­o­lo, mas­si­mo esper­to dell’archeologia garde­sana e non solo, pres­i­dente del­la “Fed­er­azione delle Asso­ci­azioni Garde­sane Cul­tura – Ambi­ente”. Ma la sor­pre­sa, inat­te­sa, è venu­ta nel cor­so del­la relazione “Sant’Emiliano: una pro­pos­ta di recu­pero” fra i cui rela­tori vi era Gian­car­lo Quaglio respon­s­abile dell’Istituto INCRES (si occu­pa di recu­peri e restau­ri di edi­fi­ci stori­ci e datati), il quale nel cor­so del suo inter­ven­to ha annun­ci­a­to la scop­er­ta effet­tua­ta un paio di gironi orsono, nel cor­so dei lavori di con­sol­i­da­men­to del­la parte inter­na delle mura di Sant’Emiliano, di una parte di affres­co raf­fig­u­rante il viso di un san­to data­bile al 1200. Dif­fi­cile per il momen­to dare un nome ai tre san­ti venu­ti alla luce dopo un atten­to lavoro di scrostatu­ra di malte appli­cate nel cor­so dei sec­oli. Per il momen­to si trat­terebbe solo di ipote­si che ripor­ti­amo con il ben­efi­cio di inven­tario e, mag­a­ri, con ret­ti­fiche future. Il dip­in­to del 1200 potrebbe essere il volto di San Francesco, si trat­ta ora di sco­prire se in una delle mani pos­sa esservi posato un uccel­lo; l’altro potrebbe essere San Michele ed il ter­zo una Vergine, forse una San­ta Maria Mad­dale­na. Una scop­er­ta impor­tan­tis­si­ma, una delle pochissime del genere, nel­la zona garde­sana bres­ciana, ques­ta che segue quelle già effet­tuate nei mesi scor­si sem­pre raf­fig­u­ran­ti visi di san­ti e risalen­ti al 1300 e al 1400. L’atra notizie sca­tu­ri­ta nel cor­so di questo incon­tro sci­en­tifi­co-didat­ti­co è quel­la riguardante la real­iz­zazione, tante volte accen­na­ta ma ami svilup­pa­ta, di alcu­ni per­cor­si, o meglio, “itin­er­ari Tur­is­ti­co Cul­tur­ali in Valte­n­e­si” e Itin­er­ari stori­co-ambi­en­tali e architet­ture Romaniche. Un offer­ta ed una pro­pos­ta che andrebbe a van­tag­gio oltre che di una ulte­ri­ore attrat­ti­va tur­is­ti­ca e cul­tur­ale anche di una for­ma inno­v­a­ti­va nel set­tore dell’industria del forestiero a cu, nei vari per­cor­si od itin­er­ari, potreb­bero essere inser­i­ti anche dei luoghi tipi­ci e rurali di ris­toro. Le local­ità mag­gior­mente get­to­nate ed inter­es­san­ti potreb­bero essere oltre a Padenghe, Sant’Emiliano, Castel­lo In futuro i resti dell’immensa e la pos­si­bile local­iz­zazione del por­to Romano e “del sale”. Vi sono poi luoghi come il lago Lucone e San Pietro in Lucone a Polpe­nazze, San Quiri­co a Mus­co­l­ine, i laghi di Soveni­go, Lona­to e la Pieve di San Zeno, l’ , Pon­tenove, Vil­la di Salò, ecc. ecc.