Parecchi ciclisti raggiungono il Garda, con le biciclette collocate sul tetto delle automobili, per poi lasciare l’autovettura parcheggiata negli appositi spazi.

In bici per la Valtenesi

21/05/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
c. b.

Il caro ben­z­i­na, gli invi­ti che ven­gono quo­tid­i­ana­mente for­mu­lati da più par­ti per cer­care di ridurre l’inquinamento d’aria. Anche questi pos­sono essere vali­di motivi per far diventare sem­pre più ami­ca la bici­clet­ta. Nelle zone meno fre­quentare dalle auto­mo­bili, come le strade dell’alta Valte­n­e­si, le piste ris­er­vate ai ciclisti e ai pedoni che tra il Nav­iglio Grande ed il fiume Chiese por­tano a Gavar­do (nonché quelle dell’entroterra garde­sano che si estende tra Cal­vagese, Mus­co­l­ine, Carza­go), su queste strade si vedono sem­pre più ciclisti, che non sono impeg­nati ad allenar­si per gare, ma per salu­tari passeg­giate in zone tran­quille costel­late dal verde delle cam­pagne e delle colline. Sono anco­ra poche, rispet­to alle richi­este, le local­ità del­la provin­cia dove esistono e la Valte­n­e­si è tra le zone più servite. Parec­chi ciclisti rag­giun­gono il Gar­da, con le bici­clette col­lo­cate sul tet­to delle auto­mo­bili (molti prove­ni­en­ti da Man­to­va, Cre­mona, Bres­cia cit­tà), per poi las­cia­re l’autovettura parcheg­gia­ta negli apposi­ti spazi (vedi a Padenghe per esem­pio) per seguire i per­cor­si che abban­do­nano le traf­fi­cate statali, e rag­giun­gere Maner­ba, San Felice, Portese, quin­di Cisano, sbu­care sul­la som­mità del­la Zette, por­tar­si alla roton­da di Cunet­tone, salire ver­so Pueg­na­go, quin­di Polpe­nazze, Soiano e ritornare a Padenghe. Chi vuol allun­gare il tragit­to, da Pueg­na­go può rag­giun­gere Sopra­zoc­co attra­ver­so la sali­ta che por­ta ai laghet­ti di Soveni­go, quin­di scen­dere a Gavar­do e da qui deviare ver­so Mus­co­l­ine, Cas­trez­zone, salire ver­so Polpe­nazze, Soiano, Padenghe, oppure a Gavar­do scegliere le stra­dine ben asfal­tate che appun­to si trovano tra il fiume Chiese ed il Nav­iglio, per poi scegliere anco­ra se salire a Cal­vagese, oppure fiancheg­gia­re Prevalle, ed uscire a Bedi­z­zole. Dice­va­mo del­la bici­clet­ta sem­pre più ami­ca. Infat­ti con ques­ta si può arrivare ovunque, ed è il vei­co­lo che più per­me­tte di osser­vare il panora­ma. È facile, nei giorni fes­tivi incon­trare intere famiglie in bici­clet­ta. Direm­mo che non si trat­ta di un ritorno ver­so il vec­chio veloci­pede quel­lo che si sta reg­is­tran­do, ma del man­ten­i­men­to di una abi­tu­dine che è anda­ta anche con­sol­i­dan­dosi in questi ulti­mi tem­pi, sia in cit­tà (spe­cial­mente nelle domeniche cosid­dette eco­logiche) che nelle local­ità del­la provin­cia, dove la gente non se l’è sen­ti­ta di rin­un­cia­re, alla sem­plic­ità ed alla gioia che la bici­clet­ta arreca un po’ a tut­ti, gran­di e pic­ci­ni. In fat­to di costruzione di bici­clette nel­la nos­tra provin­cia, ci sono anche parec­chi arti­giani che sono dei veri maestri. Ed è a questi arti­giani che si riv­ol­go­no anche molti stranieri che sog­gior­nano nelle local­ità tur­is­tiche. c. b.

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