Temporale rarissimo davvero imprevedibile

La parola al meteorologo

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

L’eccezionale per­tur­bazione tem­po­ralesca di ieri notte, carat­ter­iz­za­ta da estese e intense cadute di gran­dine nel­la fas­cia col­linare del­la nos­tra provin­cia, e da for­tis­sime raf­fiche di ven­to, era nata in Lom­bar­dia poco dopo la mez­zan­otte. Ha segui­to una diret­trice di mar­cia ovest-est, inseri­ta nel­la cor­rente a get­to a grande altez­za. Si è trat­ta­to di raro tem­po­rale a super­cel­la di gran­di dimen­sioni, avente nel suo seno cor­ren­ti ascen­den­ti con veloc­ità fino a 50 metri al sec­on­do, tra le più ele­vate mai osser­vate nel Veronese. L’innesco del dis­as­troso fenom­e­no atmos­feri­co è attribuibile al bloc­co di aria fred­da in quo­ta, prove­niente dal vor­tice pre­sente da vari giorni sul­la Fran­cia, che ave­va scav­al­ca­to le Alpi occi­den­tali a tar­da sera. Tut­tavia il tem­po­rale non sarebbe sta­to così vio­len­to se non avesse trova­to nel Veronese aria cal­da (31 gra­di alle 15), ric­chissi­ma di vapore acqueo. Il tas­so di umid­ità era infat­ti, nel pomerig­gio com­pre­so tra 52 e 60 per­cento, dieci in più del giorno pri­ma e 75 % in ser­a­ta. Ques­ta mis­cela esplo­si­va, venen­do a con­tat­to con la mas­sa fred­da in quo­ta, ha ali­men­ta­to il cumu­lo-nem­bo, che prob­a­bil­mente ha rag­giun­to i 12.000 metri d’altezza, se non di più. È sta­to pro­prio in prossim­ità dei con­fi­ni merid­ion­ali del­la cel­lu­la tem­po­ralesca, da dove ha attin­to l’aria cal­da-umi­da del­la Val­padana, che il fenom­e­no ha rag­giun­to la mas­si­ma vio­len­za. Ha viva­mente sor­pre­so, oltre all’estensione del tem­po­rale, la grossez­za di molti chic­chi di gran­dine. Di soli­to non ven­gono superati i due cen­timetri di diametro, ma sta­vol­ta molti chic­chi era­no come pesche e come palle da ten­nis. La forza dis­trut­ti­va di tali chic­chi viene ampli­fi­ca­ta dalle raf­fiche di ven­to in cadu­ta, che proviene da cuore del cumu­lo-nem­bo e che poi si espande a largo rag­gio. A Verona, infat­ti, è arriva­to solo il ven­to, sebbene atten­u­a­to, e nem­meno una goc­cia di piog­gia. Quan­do i chic­chi sono tan­to grossi vuol dire che le cor­ren­ti ascen­den­ti in seno al cumu­lo-nem­bo era­no molto for­ti. In questi casi il chic­co com­pie parec­chie volte il movi­men­to di asce­sa e disce­sa e si ingrossa via via. Questi sposta­men­ti sono ben evi­den­ziati dai carat­ter­is­ti­ci strati, alter­na­ti­va­mente opachi (con­te­nen­ti bol­licine di acqua liq­ui­da) e traspar­en­ti (ghi­ac­cio com­pat­to), tipi­ci dei chic­chi di gran­dine. Era preved­i­bile l’evento? Asso­lu­ta­mente no. Si pos­sono prevedere, il più delle volte, le per­tur­bazioni tem­po­ralesche (e noi le indichi­amo prob­a­bili, pro­prio per la notte, nei servizi tele­vi­sivi, e su questo quo­tid­i­ano fin da ven­erdì), ma non la loro inten­sità, e tan­to meno la gran­dine, fenom­e­no estrema­mente irre­go­lare. Sola­mente le immag­i­ni for­nite sul­lo scher­mo di un radar metere­o­logi­co pos­sono far sorg­ere il sospet­to di pre­sen­za di gran­dine in un tem­po­rale anco­ra lon­tano, ma non oltre un’ora pri­ma dell’evento. A propos­i­to di gran­dine ricor­diamo che la Val­padana è, nel mon­do, tra le zone più col­pite da questo fla­gel­lo, assieme al Col­orado e l’area del Cau­ca­so. Non solo, ma il Veronese, l’Astigiano, il Vicenti­no e il Tre­vi­giano sono sta­tis­ti­ca­mente le province più bat­tute in Italia.