Nella sala dell'«Alberti» i film lasciano lo spazio al Centro espositivo che avrà anche un ristorante

L’«Alberti» non sarà più una sala cinematografica

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Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

L’«Alberti» non sarà più una sala cin­e­matografi­ca (e la Cap­i­tale del bas­so lago con­tin­uerà a non dis­porre di un cin­e­ma), ma si trasformerà in un Cen­tro espos­i­ti­vo mul­ti­fun­zionale con annes­so ris­torante. Il prog­et­to è di un grup­po di impren­di­tori locali che ha così mes­so a tacere le voci sul­l’u­ti­liz­zo del­la sala cin­e­matografi­ca da parte del­la pro­pri­età che non ha mai volu­to adeguare la strut­tura alle nuove norme di sicurez­za rite­nen­do ecces­si­vo l’im­peg­no finanziario. Voci, prog­et­ti e smen­tite si sono susse­gui­te per mesi. La Lega Nord ave­va persi­no ipo­tiz­za­to che la sala venisse trasfor­ma­ta in moschea con­sid­er­a­to l’in­ter­es­sa­men­to che vi era sta­to da parte del­l’Is­ti­tu­to islam­i­co di che vi vol­e­va real­iz­zare un Cen­tro cul­tur­ale. I leghisti han­no evi­den­zi­a­to il prob­le­ma anche nel­l’ul­ti­mo numero del peri­od­i­co «Nord libero» pub­bli­ca­to a mar­zo. A propos­i­to del­la vicen­da del teatro «Alber­ti», infat­ti, si legge che esiste «il ris­chio che da Desen­zano si levi presto il can­to del muezzin». Ques­ta frase non è sta­ta affat­to gra­di­ta dal­la pro­pri­etaria, Patrizia Berga­m­aschi, la quale non solo si è ris­er­va­ta di tute­lare i pro­pri inter­es­si in via giudiziale, ma ha anche affer­ma­to che «chi par­la di mus­sul­mani nel teatro sa bene che questo non è vero e i desen­zane­si non devono essere pre­si in giro con notizie che sono del tut­to prive di fon­da­men­to». Il prog­et­to di ristrut­turazione non riguar­da l’ester­no del­l’im­mo­bile, che è sogget­to a vin­co­lo mon­u­men­tale. Per­tan­to, non ci dovreb­bero essere prob­le­mi dal pun­to di vista urban­is­ti­co. Il cin­e­ma teatro «Alber­ti» ver­rà affit­ta­to per un cer­to numero di anni in cam­bio delle opere di ristrut­turazione. Tra­mon­ta così defin­i­ti­va­mente l’ipote­si di un nuo­vo uti­liz­zo del­la sala come cin­e­ma o teatro, sebbene non siano man­cate pres­sioni in questo sen­so. STAMPA ARTICOLO INVIA L’ARTICOLO

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