Presentato il piano di ristrutturazione dell’impianto termoelettrico sul Mincio, tra Brescia e Mantova Via alla centrale «verde»

L’Asm spenderà per il progetto 130 milioni di euro

14/11/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Lombardia

Ener­gia e natu­ra pos­sono con­vi­vere. La pro­va: al con­fine tra Bres­cia e Man­to­va. E’ nel bel mez­zo del Par­co del Min­cio, sul­la spon­da destra del fiume, che nasce il 40 per cen­to dell’energia elet­tri­ca che l’Asm pro­duce per la cit­tà. Da una cen­trale che nel prossi­mo futuro diven­terà un vero e pro­prio esem­pio di pro­duzione ener­get­i­ca. La Cen­trale ter­moelet­tri­ca del Min­cio, costru­i­ta negli anni ’60 dall’iniziativa con­giun­ta delle ammin­is­trazioni comu­nali di Bres­cia e Verona attra­ver­so le pro­prie aziende munic­i­pal­iz­zate (Asm e Agsm), è infat­ti pronta per un inter­ven­to di ammod­er­na­men­to des­ti­na­to a aumen­tarne poten­za, effi­cien­za ed eco­com­pat­i­bil­ità. I lavori, che si svol­ger­an­no nei prossi­mi mesi, servi­ran­no alla con­ver­sione dell’attuale Grup­po 2 di pro­duzione, real­iz­za­to nei pri­mi anni Ottan­ta, medi­ante l’installazione di tur­bo­gas in ciclo com­bi­na­to, l’ultimo ritrova­to tec­no­logi­co in mate­ria a liv­el­lo mon­di­ale, che fun­ziona in modo total­mente autonomo. Crescerà così da 240 a 380 megawatt la poten­za del­la cen­trale: un aumen­to del 60 per cen­to accom­pa­g­na­to da una cresci­ta dell’80 per cen­to dell’energia elet­tri­ca prodot­ta, per un’efficienza com­p­lessi­va che sarà in gra­do di super­are il 50 per cen­to (con­tro l’attuale 40 mas­si­mo delle cen­trali ter­moelet­triche a olio com­bustibile). L’intervento, dal cos­to di 130 mil­ioni di euro, con­sen­tirà di lim­itare al mas­si­mo le emis­sioni e soprat­tut­to sarà accom­pa­g­na­to da un’iniziativa ded­i­ca­ta al miglio­ra­men­to di una parte di spon­da del con­tiguo fiume Min­cio. Met­ten­do d’accordo diri­gen­ti d’impresa e rap­p­re­sen­tan­ti delle ammin­is­trazioni locali, nonché del Par­co in cui la cen­trale ha sede. «Le due unità ter­moelet­triche attual­mente in uso pro­ducono rispet­ti­va­mente 80 e 180 Megawatt e fun­zio­nano in base con la com­bus­tione di olio o gas metano», spie­ga l’ingegner Anto­nio Bonomo di Asm, l’azienda bres­ciana che possiede in comu­nione il 40 per cen­to del­la cen­trale (un’altro 40 è del­la Agsm e la restante quo­ta se la spar­tis­cono in par­ti uguali l’Asm di Rovere­to e l’Aim di Vicen­za). «Ora il Grup­po 2 sarà sos­ti­tu­ito con la nuo­va tec­nolo­gia del ciclo com­bi­na­to — con­tin­ua Bonomo — una turbina a gas e vapore che arri­va diret­ta­mente dall’americana Gen­er­al Elet­ric e che ci per­me­t­terà di risparmi­are il 31 per cen­to del com­bustibile, oltre che di pro­durre elet­tric­ità a emis­sioni zero. Sin dall’inizio ques­ta cen­trale si è dis­tin­ta per una notev­ole atten­zione nei con­fron­ti dell’ambiente che l’accoglie e per pri­mi nel 1982 abbi­amo introdot­to un depolver­a­tore elet­tro­sta­ti­co». Tra gli obbi­et­tivi «ver­di» che saran­no rag­giun­ti nei prossi­mi anni c’è l’eliminazione dei ris­chiosi con­teni­tori di olio, l’ammodernamento architet­ton­i­co del­la strut­tura, l’abbattimento del camino di scari­co dei fumi alto 150 metri, che sarà sos­ti­tu­ito da uno alto la metà, e quel­lo non trascur­abile di far sparire dalle strade del­la pia­nu­ra le 12 mila auto­bot­ti che ogni anno assi­cu­ra­vano il riforn­i­men­to di olio alla cen­trale. A pro­muo­vere a pieni voti il nuo­vo impianto, che andrà in fun­zione dal­la pri­mav­era del 2004, sono inter­venu­to ieri Francesco Negri­ni, asses­sore del­la Provin­cia di Man­to­va e Gior­gio Rebuschi, sin­da­co di Pon­ti sul Min­cio, le cui rispet­tive ammin­is­trazioni han­no diret­ta­mente parte­ci­pa­to alla stesura del prog­et­to. A Dario Fran­chi­ni, pres­i­dente del Par­co del Min­cio, è spet­ta­to il com­pi­to di pre­sentare l’intervento di riqual­i­fi­cazione di una parte del­la spon­da destra del fiume. Il cos­to: cir­ca 150 mila euro. «Il prog­et­to sarà pron­to entro luglio 2003 e sarà redat­to da un’équipe del Politec­ni­co di gui­da­ta dal pro­fes­sor Fab­rizio Schi­af­fonati — dice Fran­chi­ni -: in par­ti­co­lare si trat­terà di risis­temare un’area non anco­ra sfrut­ta­ta del par­co, sos­tituen­do e rin­fol­tendo le piante esisten­ti e miglio­ran­do la bat­tutis­si­ma stra­da che pas­sa sul­la spon­da mantovana».

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