In legno del ’400, rispuntano dopo vent’anni nel palazzo comunale: l’operazione promossa dal Soroptimist

Le tavolette saranno restaurate

08/04/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Riec­cole. Le 200 tav­o­lette in leg­no (del ’400) sono rispun­tate dopo ven­t’an­ni pas­sati in silen­zio e sot­to chi­ave. Furono trovate nell’81, durante i lavori di restau­ro del Palaz­zo comu­nale di Salò. Murate, nascoste da un con­sis­tente stra­to di intona­co, dove­vano orig­i­nar­i­a­mente far parte di un sof­fit­to a cas­set­toni, dis­poste sulle travi por­tan­ti. Ven­nero alla luce nel rifare il sof­fit­to del­l’uf­fi­cio ana­grafe e del­l’archiv­io-mag­a­zz­i­no. L’in­sieme cos­ti­tu­i­va, ai tem­pi del­la Mag­nifi­ca Patria, il salone di rap­p­re­sen­tan­za del Provved­i­tore vene­to. Vari­a­mente rimaneg­gia­to, ha sub­ì­to le mod­i­fiche più pesan­ti dopo il ter­re­mo­to del 1901. Il Palaz­zo fu dis­eg­na­to dal Sanso­vi­no. Al piano ter­ra c’er­a­no i deposi­ti del gra­no e delle mer­canzie. Uno stori­co, il Grataro­lo, rac­con­ta che i pilas­tri dei por­ti­ci ven­nero costru­iti in «quadrel­li di ter­ra­cot­ta». Poi, temen­do che non potessero sostenere il peso del fab­bri­ca­to, furono sos­ti­tu­iti da «quadroni di pietra, con arte qua­si mer­av­igliosa». Più tar­di le pareti esterne furono dip­inte dal bres­ciano Tom­ma­so San­dri­ni. Nel 1905, la ricostruzione. «Abbi­amo rip­uli­to una tav­o­let­ta — disse al momen­to del­la scop­er­ta l’asses­sore alla Cul­tura e alla Pub­bli­ca istruzione, Giuseppe Mongiel­lo, ora pres­i­dente del­la -. Sco­pren­do una testi­na di don­na, sim­i­le per stile e per fat­tura a quel­la del­la canon­i­ca del Duo­mo, che risale alla stes­sa epoca. Le fig­ure di armigeri, cav­a­lieri e ani­mali sono tipiche del ‘400. Bisogn­erà risanare il leg­no, e poi fer­mare il pig­men­to del dip­in­to. Decider­e­mo al più presto il da far­si. La scuo­la Enaip di Bot­ti­ci­no potrebbe, ad esem­pio, effet­tuare il lavoro». Rimaste sot­to chi­ave per ven­t’an­ni, 52 delle 200 tav­o­lette, ricop­erte da un sot­tile stra­to di calce, saran­no ogget­to di restau­ro. Le altre, unte da una den­sa pati­na di olio, no. L’op­er­azione è sta­ta pre­sen­ta­ta l’al­tra sera, in occa­sione del peri­od­i­co incon­tro del Sorop­ti­mist. Le donne in car­ri­era del­la spon­da bres­ciana del , gui­date da Afra Vez­zoli Di Giovine (assente per un prob­le­ma fisi­co) e dal­la vice Alessan­dra Fab­ris Caru­so, han­no accolto una del­egazione di Fribur­go, dal­la Ger­ma­nia, nel salone con­sil­iare. Dopo aver stap­pa­to lo spumante e aver deg­na­mente fes­teggia­to i 95 anni di Maria Cristi­na Sama­ja, è sta­ta illus­tra­ta l’inizia­ti­va. Era­no pre­sen­ti il sin­da­co di Salò , l’asses­sore Bar­bara Bot­ti e il pres­i­dente degli alber­ga­tori di Salò e Gar­done Riv­iera, Ser­gio Bas­set­ti. Il restau­ro, finanzi­a­to dal Sorop­ti­mist, ver­rà affida­to ad Anna Mas­sar­di, sot­to la super­vi­sione del­la Soprint­en­den­za per i beni artis­ti­ci e stori­ci di Bres­cia, Cre­mona e Man­to­va. «Le tav­o­lette — spie­ga la Mas­sar­di — han­no un’al­tez­za mas­si­ma di 25 cen­timetri e una lunghez­za com­pre­sa tra i 27 e i 37. Essendo tar­late, bisogn­erà innanz­i­tut­to effet­tuare una dis­in­fezione, ini­ettare resine, poi stuc­car­le. I visi delle dame e dei guer­ri­eri, gli stem­mi, i pavoni, i rapaci, di San Mar­co, sono tem­pere a uovo o lat­te di fico, trat­tati nel ‘400 con un legante, altri­men­ti il pig­men­to sarebbe spar­i­to. Per ottenere l’ac­quarel­lo, dovrò usare polveri diluite con gom­ma ara­bi­ca. In molti casi non si vede pro­prio nes­sun volto. E allo­ra, per ammor­bidire lo stra­to, ricor­rerò ad impac­chi con car­ta giap­ponese». Garde­sana di adozione, Anna Mas­sar­di, usci­ta dal­l’E­naip, ha già effet­tua­to numerosi inter­ven­ti: dagli affres­chi nel­la Pieve di Nuv­o­len­to ai dip­in­ti nel­la chieset­ta di Valverde a Vil­lan­uo­va, dal cimitero di San Felice alla pala del Cos­sati (Portese) al san­tu­ario di Paitone, dal­la par­roc­chiale di Soiano (altari, stuc­chi, quadri) a San Roc­co di Pavone Mel­la. Nel­la sala con­sil­iare di Verolan­uo­va la Mas­sar­di ha por­ta­to alla luce un sof­fit­to a cas­set­toni del 1500. Per il Comune di Salò ha restau­ra­to «La mag­nifi­ca patria», dip­in­to a olio sul muro del­lo scalone di ingres­so, le tele di Anton Maria Muc­chi e gli affres­chi del 1478 nel­la Sala dei Provved­i­tori. Per con­to del min­is­tero dei Beni cul­tur­ali e del­la , sta attual­mente schedan­do le opere d’arte del­l’Oltre­po Pavese: castel­li, palazzi, chiese. Fa parte del­la Com­mis­sione tec­ni­co sci­en­tifi­ca del­la scuo­la di restau­ro di Piacenza.