Una ricerca sull’evoluzione del paesaggio gardesano

L’identità del lagoattraverso i secoli

11/12/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
SE.ZA.

Si inti­to­la «Gar­da: il ter­ri­to­rio e l’identità attra­ver­so i sec­oli», ed è un prog­et­to pre­sen­ta­to ieri a Gar­done Riv­iera che si svilup­perà in tre fasi: la ricer­ca, la comu­ni­cazione e la didat­ti­ca. Finanzi­a­to dal­la , e coor­di­na­to dal­la docente uni­ver­si­taria Rena­ta Sal­varani, è sostenu­to e pro­mosso dal­la gui­da­ta da Aventi­no Frau.L’obiettivo dell’operazione? È quel­lo di anal­iz­zare e ricostru­ire le trasfor­mazioni storiche degli inse­di­a­men­ti abi­ta­tivi, del pae­sag­gio e in gen­erale di tut­to il ter­ri­to­rio indi­vid­uan­do le prin­ci­pali linee di trasfor­mazione e i pro­ces­si di muta­men­to, fino a definire i nuclei sopravvis­su­ti. Inoltre, lo stes­so stu­dio prende in con­sid­er­azione il rap­por­to degli edi­fi­ci e dei pae­si con l’acqua, i por­ti e la viabilità.«Il pri­mo momen­to, che con­ti­amo di chi­ud­ere in tem­pi bre­vi — ha spie­ga­to la Sal­varani -, prevede la rac­col­ta di mate­ri­ale car­tografi­co, fotografi­co e bib­li­ografi­co che ci con­sen­tirà di preparare un dossier e un cd che invier­e­mo suc­ces­si­va­mente agli ammin­is­tra­tori locali e agli espo­nen­ti del mon­do del­la cul­tura: sarà una let­tura stor­i­ca del pae­sag­gio, in una prospet­ti­va di recu­pero e ricostruzione del­la memo­ria, di riscop­er­ta e raf­forza­men­to dell’identità».«Poi, già l’anno prossi­mo passer­e­mo alla fase oper­a­ti­va- ha aggiun­to la docente -, attra­ver­so una serie di incon­tri. Coin­vol­ger­e­mo le cat­e­gorie pro­fes­sion­ali che prog­et­tano sul lago, le scuole e gli imprenditori».Il prog­et­to di cui par­liamo rac­coglie i risul­tati del­la ricer­ca «Il Gar­da roman­ti­co», real­iz­za­ta tra il 2000 e il 2006 con il coin­vol­gi­men­to di enti e asso­ci­azioni. Una indagine che ave­va con­sen­ti­to di map­pare gli edi­fi­ci eccle­si­as­ti­ci medievali delle dio­ce­si di Bres­cia, Verona, Tren­to e Man­to­va, por­tan­do alla creazione di itin­er­ari per le . Il nuo­vo inter­ven­to allarga però i con­fi­ni del pri­mo, pro­l­un­gan­do l’arco crono­logi­co dell’indagine. E si col­le­ga con le inizia­tive di pro­mozione e sen­si­bi­liz­zazione svolte dal­la Comu­nità del Garda.Il grup­po di ricer­ca diret­to dal­la Sal­varani è com­pos­to da Eri­ca Agosti, spe­cial­iz­za­ta in didat­ti­ca muse­ale, dall’archeologa Lisa Cervi­g­ni, da Nadia Fusar Poli, lau­re­a­ta in Attiv­ità tur­is­tiche, da Anna Lisa Ghi­rar­di (Sto­ria dell’arte), dal gior­nal­ista Ste­fano Iori e dal docente uni­ver­si­tario Mat­teo Guardin. «All’ di Venezia — spie­ga l’architetto Guar­di­ni — inseg­ni­amo come inter­venire sug­li edi­fi­ci con tec­niche antiche, che costano poco e dan­no otti­mi risul­tati. Dopo il ter­re­mo­to del novem­bre 2004, in alcune chiese abbi­amo per esem­pio trova­to fes­sur­azioni causate da sovras­trut­ture di cal­ces­truz­zo, aggiunte nel tempo».Nelle scuole (han­no ader­i­to una deci­na di isti­tu­ti) si ter­ran­no lezioni sulle risorse storiche e artis­tiche esisten­ti. E le clas­si effettuer­an­no anche vis­ite guidate.«Ci pro­poni­amo due obi­et­tivi — pre­cisa Frau -: uno sci­en­tifi­co, e l’altro politi­co, per indi­vid­uare ciò che ha sem­pre uni­to la gente del lago».