Dalla rubrica Araldica del mensile Gn.

Lo stemma dell’Arcivescovo Bruno Bernard Heim

30/10/2013 in Cultura
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Di Redazione

Dici­as­sette mar­zo 2003. Muore in Svizzera l’Ar­civesco­vo Bruno Bernard Heim, Arcivesco­vo Tito­lare di Xan­to, Nun­zio Apos­toli­co. Ecco come l’al­lo­ra Arcivesco­vo tito­lare di Tus­ca­nia e Nun­zio Apos­toli­co Mon­sign­or Andrea Cordero Lan­za di Mon­teze­mo­lo, oggi Car­di­nale con il tito­lo di Dia­cono di San­ta Maria in Por­ti­co Campitel­li, com­mem­o­rò la sua scom­parsa sul quo­tid­i­ano del­la San­ta Sede – L’Osser­va­tore Romano – ven­erdì 1 mar­zo 2003: “Con la morte di  Mon­sign­or Heim, l’araldica eccle­si­as­ti­ca perde un grande mae­stro ed un ver­sa­tile artista. Nonos­tante il fat­to che nel­la Chiesa Cat­toli­ca non esista alcu­na autorità cos­ti­tui­ta per tute­lare la cor­ret­tez­za del­la com­po­sizione e del­l’u­so del­la sim­bolo­gia araldica eccle­si­as­ti­ca, e quin­di nascano facil­mente da ogni parte abusi e brut­ture,  c’è da augu­rar­si che maestri come Bruno Bernar­do Heim rimangano come chiari ed autorevoli pun­ti di sicuro rifer­i­men­to, affinché chi fa uso di questo lin­guag­gio lo par­li cor­ret­ta­mente.”
Autori di numerosi lib­ri che han­no fat­to la sto­ria del­l’araldica eccle­si­as­ti­ca,  cito solo “L’Araldica nel­la Chiesa Cat­toli­ca – Orig­i­ni, usi, leg­is­lazioni”, voglio citare in ques­ta occa­sione due curiosi episo­di del­la sua vita araldica. Il pri­mo riguar­da il suo stem­ma. Nato a  Olten, in Svizzera, figlio del capos­tazione Bernard e di Elis­a­beth Heim-Stud­er, quan­do fu ele­va­to alla dig­nità epis­co­pale nel 1961 da Gio­van­ni XXIII, egli dis­eg­nò il suo stem­ma arcivescov­ile inseren­do nel­lo scu­do un leone tenente nelle zampe un fer­ro di cav­al­lo. Suc­ces­si­va­mente tolse dalle zampe del leone il fer­ro di cav­al­lo, con­sid­er­a­to dal­la chiesa un ogget­to di super­stizione. Negli ulti anni del­la sua vita decise di inserire di nuo­vo nelle zampe leo­nine il fer­ro di cav­al­lo.

A gli chiese moti­vo di questo suo ripen­sa­men­to, riden­do rispose che bisogna pur las­cia­re qualche impronta su ques­ta ter­ra!
La foto con sen­za il fer­ro di cav­al­lo tra le zampe, è trat­ta da una sua let­tera auto­grafa scrit­ta da Olten ed è data­ta 25 gen­naio 1991. La foto con il leone e il fer­ro di cav­al­lo, sem­pre trat­ta da una sua let­tera auto­grafa, por­ta la data del 14 Otto­bre 2001.

Seg­re­tario per­son­ale per quat­tro anni di Ange­lo Giuseppe Ron­cal­li (futuro papa Gio­van­ni XXIII), durante la sua nun­ziatu­ra parig­i­na, pochi giorni pri­ma del­la elezione di Ron­cal­li al Soglio di Pietro, dis­eg­nò lo scu­do del car­di­nale Ron­cal­li, usato come patri­ar­ca di Venezia, con tiara papale e chi­avi. Non appe­na avu­to notizia del­l’elezione a papa, Heim com­pletò il dis­eg­no e lo spedì per pos­ta aerea al neo pon­tefice!

Ron­cal­li non ave­va nell’arma per­son­ale, e nem­meno famil­iare, il Leone di San Mar­co che però ave­va nel­lo stem­ma di Car­di­nale Patri­ar­ca di Venezia.  Stem­ma da Patri­ar­ca che, con­trari­a­mente a quan­to molti cre­dono, non fu dis­eg­na­to dal suo ex seg­re­tario.

Mon­sign­or Bruno Bernard Heim sape­va per­fet­ta­mente che Venezia è uno dei pochi luoghi ital­iani in cui è usa­ta l’arma del­la dio­ce­si negli stem­mi dei vescovi, arcivescovi e patri­archi, ovvero il Leone mar­ciano. Ciò nonos­tante spedì al pon­tefice uno stem­ma papale sen­za met­tere nel Capo il Leone di San Mar­co!

Gio­van­ni XXIII ave­va deciso però di man­tenere il Leone di San Mar­co nel­lo scu­do papale, e diede imme­di­ate dis­po­sizioni a mon­sign­or Heim affinché  pre­disponesse un altro stem­ma con il Leone mar­ciano nel Capo. Il deside­rio papale non trova­va imprepara­to l’araldista, che si mise subito al lavoro e dis­eg­nò il nuo­vo stem­ma, con tan­to di Leone di pro­fi­lo (pre­dis­pos­to antic­i­pata­mente…). Spedì il tut­to a Roma poche ore pri­ma di par­tire lui stes­so per la cit­tà eter­na, per parte­ci­pare alla cer­i­mo­nia d’incoronazione.

Il giorno pri­ma del­la incoro­n­azione, mon­sign­or Heim fu rice­vu­to in udien­za da Gio­van­ni XXIII. “Questo leone con quei den­ti e quegli artigli ha un aspet­to trop­po feroce. E’ trop­po transalpino! Non si potrebbe dar­gli un aspet­to più umano?” sbot­tò il papa.

Al mal­cap­i­ta­to mon­signore non rimane­va, nel­la notte del 3 novem­bre, che dis­eg­nare una terza ver­sione: leone a mez­zo pro­fi­lo, la boc­ca chiusa e gli artigli retrat­ti.

Tut­to a pos­to? Nem­meno per idea. “Ci sti­amo avvic­i­nan­do a quel­lo che ho in mente, solo las­ci­amo che il leone sia vis­i­bile in fac­cia e non appa­ia così magro: ha bisog­no di un po’ più di cor­po!”, affer­mò con­vin­to il neo pon­tefice.

Mon­sign­or Heim, paziente, obbedì. Ecco la ver­sione defin­i­ti­va approva­ta da Gio­van­ni XXIII.

Quan­to rac­con­ta­to sono solo due degli aned­doti che si potreb­bero rac­con­tare del­la  pro­lifi­ca vita da arcivesco­vo e arald­ista del­l’ar­civesco­vo Mon­sign­or Bruno Bernard Heim.

Gia­co­mo Dane­si

 

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