A Luigi Benico, classe 1921, la Medaglia della Liberazione

23/04/2016 in Attualità
Di Sergio Bazerla

Mi sono sal­va­to dal­lo ster­minio del­la 33^ Divi­sione di Fan­te­ria Acqui, il 22 set­tem­bre 1943 — spie­ga emozion­a­to Lui­gi Beni­co, classe 1921 — per­ché ero ammala­to di feb­bre malar­i­ca. Un mira­co­lo del­la Madon­na — mormo­ra piangen­do — per­ché altro non so dire su ques­ta for­tunosa avven­tu­ra che mia garan­ti­to di portare a casa la pelle.”

Queste sono le dichiarazioni a cal­do  del reduce Lui­gi Beni­co nato a Lazise nel lon­tano 1921, ora res­i­dente a Colà, arruo­latosi il 13 gen­naio 1941 con des­ti­nazione Tiarana in Alba­nia. Ricev­erà lunedì 25 aprile Fes­ta del­la Lib­er­azione, dopo 71 anni dal­la fine del­la guer­ra, la medaglia del­la lib­er­azione rilas­ci­a­ta dal Min­is­tero del­la Dife­sa sot­to l’al­to patrocinio del Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca per l’im­peg­no pro­fu­so a ris­chio del­la vita, a dife­sa del­la lib­ertà ed indipen­den­za del­la Repub­bli­ca e del­la Cos­ti­tuzione, come recita la motivazione.

Sono mer­av­iglia­to e sor­pre­so di questo alto riconosci­men­to — dichiara com­mosso Lui­gi Beni­co — per­ché dopo tan­ti anni, dopo tan­ti non riconosci­men­ti di pen­sione di guer­ra, di inva­lid­ità, essendo da anni sul­la car­rozzel­la, dopo una sor­ta di oblio gen­erale, oggi final­mente si sono ricor­dati di noi. Siamo in pochissi­mi ormai, come pure pochi sono sta­ti i com­mili­toni che non sono sta­ti tru­ci­dati dai tedeschi a Cefalo­nia uni­ca­mente per­ché il gov­er­no, di cui non erava­mo neanche a conoscen­za, ave­va tra­di­to l’al­lean­za con i tedeschi.”

Lui­gi Beni­co, essendo mala­to di malar­ia, era sta­to trasfer­i­to all’ospedale di San­ta Mau­na, suc­ces­si­va­mente in quel­lo di Patrasso e poi infine ad Atene, infine in Slovenia.

Suc­ces­si­va­mente, appe­na in forze, in una deci­na di pri­gion­ieri , sono sta­ti trasfer­i­ti in un cam­po di con­cen­tra­men­to in Aus­tria. La notte dormi­vano nelle barac­che e la mat­ti­na usci­vano a lavo­rare nei campi.

” Ricor­do che ra gen­naio 1944, un grande fred­do — sog­giunge Beni­co — e mi reca­vo al alvoro come pote­vo. Vidi una cro­cerossi­na, anche lei depor­ta­ta, che mi sor­rise. Quel sor­riso mi accom­pa­g­nò per giorni. Non pote­va­mo par­lare con nes­suno pena la fucilazione. Ma l’amore smuove le mon­tagne — sog­giunge Beni­co — e Maria Naima mi con­tag­iò. Ten­tai il tut­to per tut­to. Ci innamoram­mo, ci sposam­mo , dopo liberi, un anno dopo, sem­pre in Aus­tria. E ritor­nai in Italia con lei l’ot­to agos­to del 1946.”

Ora Maria Naima non c’è più. Ha dato alla luce ben 5 figli che sono la con­so­lazione di Lui­gi Benico.

E’ sta­ta mia nipote Sibil­la a smuo­vere il mon­do per ques­ta medaglia — con­clude piangen­do Lui­gi Beni­co — ed ha cen­tra­to l’o­bi­et­ti­vo. Io non potrò andare alla Gran Guardia per il ritiro del­la medaglia ma ci sarà lei per mio con­to. Sono sod­dis­fat­tis­si­mo per me, per i miei figli, per i miei nipoti e pronipoti per­ché final­mente lo Sta­to riconosce la nos­tra lot­ta per lib­ertà e la pace.”

Ser­gio Bazerla