Il Papa incoraggia l’uso della lingua ecclesiastica tradizionale, ma sulla facciata della parrocchiale c’è un «svista» evidente

Otto lettere e sette errori nel latino sulla chiesa

15/11/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Papa Ratzinger, si sa, non dis­prez­za che si adoperi, nell’uso eccle­si­as­ti­co, il lati­no. Quest’estate Benedet­to XVI ha li-beral­iz­za­to l’uso del mes­sale romano ante­ri­ore alla rifor­ma litur­gi­ca, fir­man­do il «Sum­marum Pon­tif­i­cum». Il prob­le­ma, sem­mai, è che il lati­no non è più lin­gua così viva. Neanche fra i preti e nelle chiese. E a guardar bene, almeno a quan­to pare, nep­pure, let­teral­mente, «sulle» chiese.Ora, non è ques­tione di essere­la­tin­isti di vaglia; il ris­chio di pren­dere un abbaglio è sem­pre dietro l’angolo, ma per esem­pio sul­la fac­cia­ta del­la pieve di Gar­da qual­cosa che appare bis­tic­cia­re con la lin­gua lati­na sem­bra di vedere che c’è. Vi si nota, infat­ti, in alto, dip­in­ta, ques­ta scrit­ta: «DOM AC. BMV». La ridip­in­tu­ra è abbas­tan­za recente, roba dell’ultima rin­fres­ca­ta: non risale insom­ma ai tem­pi in cui il lati­no era mas­ti­ca­to con fre­quen­za nei luoghi di culto.Ma quell’epigrafe sem­bra non quadrare. In pri­mo luo­go quel­la «AC.» scrit­ta col pun­to. «Ac» è una con­giun­zione: in ital­iano sarebbe sem­plice­men­tre «e», oppure «inoltre». Ha lo stes­so val­ore di «atque», solo che «ac» si usa davan­ti alle con­so­nan­ti, e BMV com­in­cia, appun­to, con una con­so­nante. Non ha sen­so met­ter­ci dietro un pun­to. Non è fine di frase, non è abbre­vi­azione: è sem­plice­mente un rac­cor­do fra il DOM e il BMV.Ora, sorge il prob­le­ma di cosa sig­ni­fichi­no quelle due paro­line, che sem­bra­no delle sigle. Ebbene: DOM è l’abbreviazione di Deo Opti­mo Max­i­mo. È una ded­i­ca. Il modo lati­no è il dati­vo. Sig­nifi­ca let­teral­mente «al Dio otti­mo e mas­si­mo», e più dis­cor­si­va­mente si potrebbe tradurre «a Dio, il più buono, il più grande».Già, ma se è un’abbreviazione, allo­ra servireb­bero i pun­toli­ni, e dunque dovrebbe essere scrit­to D.O.M., e non già DOM. Insom­ma, si è mes­so il pun­to dove non ci anda­va e ne man­cano tre dove invece ci sareb­bero dovu­ti essere.Adesso res­ta da sve­lare cosa voglia dire il BMV. Ed è anco­ra lati­no. Ed è pure un’abbreviazione: sta per «Beat­ae Mari­ae Vir­gi­ni». Il caso lati­no è sem­pre il dati­vo: sig­nifi­ca «alla Bea­ta Vergine Maria». Altra ded­i­ca, per­tan­to. Ed anche in quessto caso sareb­bero pre­visti i pun­ti: B.M.V., invece del BMV che appare invece nel­la scrit­ta. Dunque, l’intitolazione del­la chiesa suona così: «Al Dio Otti­mo Mas­si­mo e alla Bea­ta Maria Vergine». Sola­mente che c’è il pun­to dove non ci va e man­cano invece dove ci andrebbero.Meglio pre­cis­are: non si trat­ta di essere latin­isti di chiara fama; e quelle che appaiono nelle scritte sono, forse, solo con­dider­azione det­tate da incerte rem­i­nis­cen­ze dei tem­pi del liceo. Ma se così fos­se, la pieve di Gar­da rischierebbe di detenere un record, poco invidi­a­bile, tut­to som­ma­to: due righe di testo, otto let­tere in tut­to, sette errori. Ah, questo vec­chio latinorum!