Comune e Parrocchia firmano un’alleanza per rimettere a nuovo la pieve S. Emiliano

Padenghe chiede aiuti a Milano

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Di Luca Delpozzo
Padenghe sul Garda

Par­roc­chia ed Ammin­is­trazione comu­nale di Padenghe insieme per un impor­tante prog­et­to di riqual­i­fi­cazione di uno dei com­p­lessi mon­u­men­tali più bel­li e sug­ges­tivi del lago di Gar­da. Suc­cede a Padenghe, in occa­sione di una serie di inter­ven­ti che per­me­t­terà il recu­pero del­la pieve roman­i­ca di S. Emil­iano. L’Am­min­is­trazione del Comune del­la Valte­n­e­si, sti­mo­la­ta dal sin­da­co Gian­car­lo Alle­gri e la par­roc­chia, rap­p­re­sen­ta­ta da don Bruno Negret­to, han­no uni­to le forze per un prog­et­to ambizioso, ma sen­za alcun dub­bio di grande inter­esse sociale e cul­tur­ale. «S. Emil­iano — spie­ga il par­ro­co di Padenghe — rap­p­re­sen­ta un pez­zo di sto­ria del nos­tro paese, e quin­di per l’in­tera comu­nità padengh­ese rico­pre un val­ore affet­ti­vo oltre che reli­gioso». «Inoltre — con­tin­ua don Bruno — tut­ta ques­ta zona potrebbe rap­p­re­sentare un sig­ni­fica­ti­vo pun­to di rifer­i­men­to per i fedeli, nonché un impor­tante cen­tro di attrazione tur­is­ti­ca all’in­ter­no del­l’e­sistente cir­cuito comu­nale». La col­lab­o­razione tra i due enti nasce dal­la comune inten­zione di provvedere al restau­ro e alla val­oriz­zazione di una zona che, per il notev­ole pre­gio pae­sag­gis­ti­co e panoram­i­co, e per il grande inter­esse arche­o­logi­co che rico­pre, è des­ti­na­ta a diventare uno dei più bei com­p­lessi mon­u­men­tali del­la provin­cia; ma soprat­tut­to dal­l’e­si­gen­za di reperire risorse eco­nomiche che per la real­iz­zazione di un’­opera di ques­ta por­ta­ta ed impor­tan­za e per la con­seguente ges­tione non sono affat­to indif­fer­en­ti. Ed è per questo ulti­mo moti­vo, pro­prio per ottenere finanzi­a­men­ti in gra­do di sostenere almeno parte dei lavori nec­es­sari per il con­sol­i­da­men­to, il restau­ro con­ser­v­a­ti­vo e il riu­so di tut­to il plesso arche­o­logi­co, oggi in pre­carie con­dizioni sta­tiche e con un pro­gres­si­vo liv­el­lo di degra­do materi­co, che la Par­roc­chia, in qual­ità di pro­pri­etaria esclu­si­va del­la pieve, si impeg­n­erà a pre­sentare istan­za di con­trib­u­to alla . L’inizia­ti­va è resa pos­si­bile gra­zie ad una speci­fi­ca polit­i­ca di finanzi­a­men­ti perse­gui­ta dal­la Regione e rego­la­men­ta­ta dal­la legge 39/84 che riguar­da gli inter­ven­ti region­ali per la tutela del pat­ri­mo­nio edilizio esistente di val­ore ambi­en­tale, stori­co, architet­ton­i­co, artis­ti­co ed arche­o­logi­co, e che mira a sovven­zionare tutte le opere pro­mosse a tale scopo. L’is­tan­za di con­trib­u­to da pre­sentare alla Regione sarà riferi­ta ad inter­ven­ti per un impor­to com­p­lessi­vo dei lavori pari a 400.000 euro, men­tre Comune e Par­roc­chia si impeg­nano a sostenere la dif­feren­za. «Se le nos­tre richi­este tro­ver­an­no il favore del­l’ente regionale — assi­cu­ra don Bruno Negret­to — i lavori dovreb­bero essere ulti­mati entro due anni. Ma se così non fos­se, spe­ri­amo di portare a ter­mine entro la fine del­l’an­no almeno la pri­ma parte del prog­et­to». Il lavoro prog­et­tuale, infat­ti, viene pre­sen­ta­to in due dis­tin­ti stral­ci. Il pri­mo, più urgente, è rel­a­ti­vo alla manuten­zione stra­or­di­nar­ia e al con­sol­i­da­men­to strut­turale, men­tre il sec­on­do, che prevede una redazione più com­p­lessa che ten­ga in con­sid­er­azione tutte le indi­cazioni che la Soprint­en­den­za vor­rà impar­tire, riguar­da i lavori di restau­ro con­ser­v­a­ti­vo per un riu­so del­l’im­mo­bile com­pat­i­bile con la vocazione del bene stes­so. Nel­la sua com­p­lessità il prog­et­to, che per con­cezione è com­pat­i­bile con le pre­scrizioni del piano pae­sis­ti­co regionale e con tut­ti i piani pae­sag­gis­ti­ci, ter­ri­to­ri­ali ed urban­is­ti­ci vigen­ti, non prevede alcun tipo di alter­azione alla strut­tura prin­ci­pale del­l’in­tero com­p­lesso architet­ton­i­co: prospet­ti, volu­mi, quote d’im­pos­ta e tipolo­gia di mate­ri­ali rimar­ran­no inal­terati rispet­to agli orig­i­nali. La pieve di S. Emil­iano è com­pos­ta da vari cor­pi di fab­bri­ca, di diverse epoche storiche e di diver­si carat­teri architet­toni­ci, che a lavori fini­ti saran­no divisi tra l’Am­min­is­trazione e la Par­roc­chia che li gesti­ran­no sep­a­rata­mente: la casa patronale e l’an­nes­so cor­tile, sarà affida­to alla ges­tione comu­nale e adibi­ta a sede muse­ale ed espos­i­ti­va, o di even­tu­ali asso­ci­azioni cul­tur­ali men­tre la casci­na sarà gesti­ta dal­la Par­roc­chia e des­ti­na­ta ad ospitare l’al­log­gio del cus­tode, un pun­to di ris­toro e uno per le attiv­ità cul­tur­ali, ricre­ative e didat­tiche, men­tre la chiesa rimar­rà sot­to la giuris­dizione del­la Parrocchia.

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