Il connubio Pincini (padre e figlio)-Malfer (due fratelli) supera il Borgo, la Rosa e la Spagna In barca anche Ettorino «Bacalà»: ben 12 bandiere del lago

Palio, il Corsetto raddoppia

17/08/2003 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
a.p.

La Pinci­ni-Malfer con­nec­tion fun­ziona, eccome. Il palio è anco­ra fac­cen­da loro, come l’anno pri­ma. La stat­ua del­la Madon­na Assun­ta, patrono del paese, res­ta alla con­tra­da del Corset­to. L’equipaggio è strepi­toso. Pri­mo remo: Mat­teo Pinci­ni, 28 anni, il pre­sente e il futuro del­lo sport del­la voga tradizionale, fres­co vinci­tore del­la sua pri­ma con le bisse, ripor­ta­ta a Gar­da dopo tre lus­tri. Sec­on­do remo: Alber­to “Bacalà” Malfer, 54 anni, il più tito­la­to voga­tore in attiv­ità, dieci bandiera del lago alle spalle, l’ultima pro­prio insieme a Mat­teo. Ter­zo remo: Ali­gi Pinci­ni, papà di Mat­teo, coeta­neo di Alber­to, pres­i­dente del­la lega delle bisse di Gar­da, uno di quel­li che negli anni Set­tan­ta voga­vano in lagu­na, sul Canal Grande, ospite d’onore di Venezia, felice di aver ripor­ta­to a casa la bandiera («La ghe volé­va, dopo tant temp e tan­ti sac­ri­fi­ci», dice con l’orgoglio di patron e padre tri­on­fante). Quar­to remo: Ettori­no “Bacalà” Malfer, fratel­lo di Alber­to, 65 anni por­tati con dis­in­voltura, il più grande voga­tore che si sia mai vis­to sul lago, dod­i­ci bandiere all’attivo («I giorni scor­si ho rin­un­ci­a­to all’aperitivo per pre­sen­tar­mi in for­ma al palio. Gli ami­ci mi dice­vano se ero mat­to a riun­cia­re al gòto, ma le cose bisogna far­le seri­amente» rac­con­ta, ed è un esem­pio per tut­ti). Han­no vin­to sen­za dis­cus­sione, con più di mez­za bar­ca di van­tag­gio. Il Bor­go, bat­tuto già l’anno scor­so, ha dovu­to inchi­nar­si alla classe dei sen­a­tori del­la voga pescaóra, sup­por­t­ati dal brac­cio del pri­mo remo. Eppure anche i con­tradaioli del rione ai pie­di del­la Roc­ca sono di quel­li di lus­so. Pier­francesco Maf­fez­zoli e Sil­vano Dall’Agnola fan­no parte dell’equipaggio del­la bis­sa di , bat­tuta da Gar­da solo all’ultima rega­ta. Mas­si­mo Favet­ta e Rober­to Avanzi remano con loro nel palio da anni: ne han­no vin­ti tre, pri­ma del­la res­ur­rezione del Corset­to. Ci han­no prova­to, con un pri­mo giro di boa da applau­so, ma gli altri si sono subito rifat­ti sot­to. Più indi­etro la Rosa, altra con­tra­da super­ti­to­la­ta nell’ultimo decen­nio. Ai remi Mar­co e Fabio Mon­ese, Mau­ro Faraoni e Car­lo Pasot­ti. Stac­ca­ta la Spagna, arriva­ta alla finale attra­ver­so il turno di recu­pero. L’ha tagli­a­ta fuori un clam­oroso errore alla pri­ma vira­ta. A tradirli è sta­ta l’inesperienza, ma se con­tin­u­ano a stare insieme, Mar­co Favet­ta, Cris­t­ian Faraoni, Mar­co Maf­fez­zoli e Alvaro Chig­no­la potran­no dire la loro nelle prossime edi­zioni del palio. Tra gli altri team, da citare quel­lo delle Antiche mura, guida­to da Fer­di­nan­do Sala, alla sua terza bandiera del lago con la recente vit­to­ria. Ha por­ta­to in bar­ca tre gio­vanis­si­mi: insieme, i suoi tre part­ner han­no la sua stes­sa età. C’erano il figlio Manuel, 14 appe­na, Enri­co De Mas­sari, che i 17 li com­pirà a set­tem­bre e Mir­co Poz­zani, 22. Il futuro del­la voga vene­ta è questo qui. Che dire d’altro? Che c’era meno gente del soli­to. D’accordo, sul­la banchi­na c’era un muro di curiosi, ma niente strade intasate dopo lo spet­ta­co­lo pirotec­ni­co. Un fer­ragos­to stra­no di un’estate anom­ala. Gar­da. Sem­pre inter­es­sante, d’accordo. E poi i voga­tori sono tut­ti di Gar­da: nes­sun altro paese del lago sarebbe in gra­do di trovarne tan­ti. Ma non è più il palio di una vol­ta. Meno avvin­cente, meno incer­to: il liv­el­lo tec­ni­co di trop­pi equipag­gi è sce­so, ora che non è più ammes­so rim­pol­par­li con i «mer­ce­nari» prove­ni­en­ti dagli altri cen­tri riv­ieraschi. Il pri­mo palio pare lo si sia dis­pu­ta­to negli anni Cinquan­ta. Una pausa, poi la ripresa negli anni Ses­san­ta con il con­te degli Alber­ti­ni. Anco­ra una stasi sino a 25 anni fa. Da allo­ra più nes­suno stop. Grad­ual­mente, la rega­ta di Fer­ragos­to si è sposta­ta dal pomerig­gio alla sera. Teori­ca­mente c’è più spet­ta­co­lo, sicu­ra­mente più pub­bli­co. Ma il pro­gram­ma sa un po’ di stan­tio: sono troppe cinque regate tra qual­i­fiche e finale. Dopo le prime dis­fide, gli spet­ta­tori com­in­ciano a stan­car­si: una gara vale l’altra. E poi man­ca la parte­ci­pazione acce­sa del pas­sato. Man­ca la fase di preparazione con le feste nelle con­trade. Man­ca la cuccagna sull’acqua del pomerig­gio. Man­cano i con­tradaioli che fan­no il tifo davvero. Man­cano le scara­muc­ce al giro di boa, i colpi di remo proibiti per spez­zare il rit­mo degli avver­sari, le urla per la vira­ta mal­fat­ta, per l’invasione di cor­sia, la con­tes­tazione per il peso delle imbar­cazioni (adesso sono tutte uguali, in vetroresina). Man­ca la dami­giana di aper­ta nel­la con­tra­da vincitrice. Ai garde­sani «de sòca», quel­li che han­no «bevu­to l’ac­qua del por­to», man­ca anche la fes­ta finale. I fuochi d’artificio sono bel­li, ma ci si stan­ca anche di man­gia­re aragos­ta. In pas­sato, si sgom­bra­va la piaz­za del por­to dai tavoli­ni (adesso invece è tabù), si allesti­va un grande pal­co, ed era­no musi­ca e can­ti fino a mez­zan­otte, col coro La Roc­ca, la ban­da (oggi potrebbe esser­ci la Pic­co­la fan­fara di Gar­da), la Gian­na Malfer (che non c’è più), la Gior­gia Mon­ese, che è sem­pre bravis­si­ma ed ha con sé i par­en­ti e gli ami­ci di sem­pre: la chi­tar­ra dei fratel­li Gior­gio e Gabrio, la voce di Lui­gi Bertel­li. Era il cantare Gar­da a met­tere la ciliegi­na sul­la tor­ta del palio. Adesso, i fuochi e via. ( a.p.) Gar­da. Final­mente l’ha det­to: al suo moto­scafo rosso mise il nome di Pelaòchi per­ché dove­va las­ciar sen­za piume gli scafi degli avver­sari, che così face­vano la figu­ra di ana­troc­coli spen­nati. Augus­to Comet­ti, 77 anni ben por­tati, sguar­do vivacis­si­mo, bat­tuta pronta, l’ha riv­e­la­to la sera di Fer­ragos­to nel­la piaz­za di por­to, di fronte al pub­bli­co delle gran­di occa­sioni. L’occasione è sta­ta quel­lo di un pre­mio con­fer­i­togli dal Comune di Gar­da, dal Lab­o­ra­to­rio Po e dal Club del­la moto­nau­ti­ca Pavia. Il tro­feo, una scul­tura del man­to­vano Alber­to Yori, è ded­i­ca­ta al Cav­a­liere del Po. Già, per­ché lui, garde­sano di nasci­ta e di res­i­den­za, del grande fiume che attra­ver­sa la pia­nu­ra Padana è sta­to dom­i­na­tore per sei anni, vin­cen­do la più mas­sacrante gara di moto­nau­ti­ca d’acque interne, il raid Pavia-Venezia, sta­bilen­do record di veloc­ità rimasti inte­gri per più di un decen­nio e mez­zo. «Augus­to è una per­sona schi­va, ama­bile, cor­ret­ta, gen­tile, oltre che un non­no felice. Se gli un favore, non è con­tento finché non te ne ha resi due»: è così che l’ha pre­sen­ta­to il vicesin­da­co Gian Pao­lo Rossi, ricor­dan­do anche Comet­ti come «bril­lante, intel­li­gente ed onesto impren­di­tore nel cam­po delle apparec­chia­ture elet­triche». «Vogliamo con­seg­narli un riconosci­men­to per l’eccellenza che ha dimostra­to nelle sue moltepli­ci attiv­ità», ha sot­to­lin­eato il sin­da­co Davide Bendinel­li, donan­dogli il pre­mio con il vicepres­i­dente del­l’am­min­is­trazione provin­ciale Anto­nio Pas­torel­lo e con Franz Uhl, pri­mo cit­tadi­no di Beil­ngris, una local­ità bavarese che è in odore di con Garda.

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