Il progetto: volontari e vigili in ogni paese, come in Trentino. L’esperienza dei dieci comuni del basso lago consorziati per le emergenze fa scuola a livello nazionale

Protezione civile, modello Garda

11/06/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Inte­grazione tra Vig­ili del fuo­co e volon­tari? E’ l’u­ni­ca stra­da da per­cor­rere per miglio­rare e poten­ziare il sis­tema di sul ter­ri­to­rio. Soprat­tut­to nel­la nos­tra provin­cia, che deve fare i con­ti con numerose situ­azioni di disses­to idro­ge­o­logi­co. Insom­ma, una clon­azione del sis­tema di pro­tezione esistente nel Trenti­no Alto Adi­ge, dove qua­si ogni Comune può con­tare sul «suo» grup­po di vig­ili del fuo­co volon­tari. Da Sirmione, dove tre anni fa è nata la pri­ma espe­rien­za in Italia di aggregazione inter­co­mu­nale di pro­tezione civile, viene lan­ci­a­to questo mes­sag­gio dai mas­si­mi ver­ti­ci degli organi di dife­sa del ter­ri­to­rio, incluse asso­ci­azioni come i Volon­tari del Gar­da, la Croce Rossa e tan­ti altre, riu­ni­ti in un con­veg­no nazionale sul tema «L’ente locale ver­so un sis­tema di sicurez­za inte­gra­to», pro­mosso dal Servizio Inter­co­mu­nale «Gar­da Emer­gen­za» con il patrocinio del­la Pres­i­den­za del Con­siglio, del­l’An­ci e del Comune di Sirmione. Sem­bra siano trascor­si anni-luce da quan­do non era­no infre­quen­ti le com­pe­tizioni, le invi­die e le gelosie tra cor­po nazionale dei Vig­ili del fuo­co e i volon­tari. Queste ten­sioni nei rap­por­ti tra orga­niz­zazioni di soc­cor­so sem­bra siano state sep­pel­lite. Anche se, come ha osser­va­to nel suo inter­ven­to Patrizia Colog­gi (coor­di­na­trice del servizio di volon­tari­a­to in seno al Dipar­ti­men­to del­la Pro­tezione civile), «certe ret­i­cen­ze e incom­pren­sioni devono essere super­ate da parte del­l’am­min­is­trazione pub­bli­ca; oggi il volon­tari­a­to deve coesistere con il sis­tema pub­bli­co e avere i con­no­tati del­la pro­tezione civile. I prob­le­mi anco­ra irrisolti sono di tipo cul­tur­ale…». Nel Palaz­zo dei Con­gres­si, dove si è tenu­to il sem­i­nario pros­e­gui­to, nel pomerig­gio, con una tavola roton­da tra tec­ni­ci del cam­po del­l’e­mer­gen­za e del soc­cor­so, sono inter­venu­ti, via via, numerosi rela­tori. Cino Anel­li, pres­i­dente del Comi­ta­to di ges­tione del servizio inter­co­mu­nale garde­sano (oggi forte di dieci Comu­ni, l’ul­ti­mo entra­to è Mon­tichiari), ha ricorda­to «l’ot­ti­mo lavoro svolto in questi pri­mi tre anni dagli uomi­ni del servizio impeg­nati ripetu­ta­mente in allu­vioni extrare­gion­ali e nei nubifra­gi che han­no col­pi­to le nos­tre zone». Anco­ra Anel­li ha ril­e­va­to come «il nos­tro mod­el­lo sia mis­to, cioè inte­gra­to tra Vig­ili del fuo­co e asso­ci­azioni di volon­tari­a­to, pri­mo esem­pio in Italia». Un «mat­ri­mo­nio» che, sec­on­do Sil­via Bernar­di­ni, in rap­p­re­sen­tan­za del­l’An­ci, non solo deve con­sol­i­dar­si ma il suo esem­pio «deve essere esporta­to altrove, a dimostrazione che è pos­si­bile, se non indis­pens­abile, che i Comu­ni unis­cano i loro sforzi per rag­giun­gere l’o­bi­et­ti­vo del­la dife­sa del­l’am­bi­ente e dei cit­ta­di­ni». Sirmione docet, quin­di? «Non pos­so che esprimere il plau­so a ques­ta inizia­ti­va — ha infat­ti det­to Gian­car­lo Di Vin­cen­zo, che ha por­ta­to i salu­ti del Prefet­to di Bres­cia, Anna Maria Can­cel­lieri — la col­lab­o­razione tra enti pub­bli­ci e volon­tari è cer­ta­mente sig­ni­fica­ti­va: la nos­tra provin­cia ha un ter­ri­to­rio in alcu­ni pun­ti a ris­chio idro­ge­o­logi­co, quin­di una mag­giore rete di pro­tezione civile è sicu­ra­mente utile». Tra i pre­sen­ti al con­veg­no, i sin­daci di Sirmione e di alcu­ni Comu­ni garde­sani, quin­di il coman­dante provin­ciale dei Vig­ili del fuo­vo di Bres­cia, Lui­gi Bis­car­di, Gino Gronchi, pres­i­dente nazionale del­l’As­so­ci­azione vig­ili volon­tari e Fab­rizio Cola, respon­s­abile dei rap­por­ti con le autonomie locali del Dipar­ti­men­to di Pro­tezione Civile. Tut­ti d’ac­cor­do, dunque, sul­l’e­si­gen­za di gettare le basi per una più stret­ta inte­grazione tra i vari seg­men­ti di soc­cor­so e di pro­tezione civile oggi esisten­ti in Italia e per ricer­care quel­l’in­te­sa, da più par­ti aus­pi­ca­ta, che dovrebbe riv­o­luzionare, imi­tan­do il mod­el­lo trenti­no (sen­za quin­di sco­modare il soli­to Paese europeo), il modo di con­cepire il soc­cor­so in Italia.

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