La ricca documentazione va dall’età romana fino al XVI secolo

Quanti misteri sotto la chiesa

29/07/2000 in Storia
Di Luca Delpozzo
a.j.

Il mis­tero res­ta. Cosa rap­p­re­sen­ta­va e quali fun­zioni assunse nel tem­po il «grande edi­fi­cio carat­ter­iz­za­to da tec­ni­ca costrut­ti­va povera» , le cui fon­da­men­ta sono venute alla luce nel cor­so dei lavori di restau­ro del­la chiesa campestre ded­i­ca­ta ai San­ti Fer­mo e Rus­ti­co? «Impos­si­bile attual­mente definire la natu­ra dell’insediamento», fan­no pre­sente l’architetto Pao­lo Cor­ra­di­ni, che ha fir­ma­to il prog­et­to di restau­ro e la dot­tores­sa Brunel­la Bruno respon­s­abile di lavori per con­to del­la soprint­en­den­za ai Beni arche­o­logi­ci, « sul quale venne in segui­to edi­fi­ca­ta la chiesa. Quel­lo che appare cer­to è che il sito era abi­ta­to in età romana.» «A quest’epoca», sot­to­lin­ea la Bruno nel­la sua relazione, «si pos­sono far risalire alcu­ni man­u­fat­ti (resti di ele­men­ti architet­toni­ci e lat­er­izi), fon­dazioni murarie e una fos­sa di gran­di dimen­sioni, trac­cia di una strut­tura inter­ra­ta (fon­dazione? depos­i­to-silos?) asporta­ta del tut­to in anti­co». Reper­ti che sug­geriscono si pos­sa col­lo­care l’insediamento in età altome­dievale, in un peri­o­do anco­ra da speci­fi­care, ma tra il VI e VII sec. d.C.». Gli scavi arche­o­logi­ci fat­ti da pro­fes­sion­isti (David Hoak­ing e Alber­to Zar­di­ni) fino­ra han­no indi­vid­u­a­to almeno tre ambi­en­ti: tut­ti si esten­dono oltre i lim­i­ti del­la chiesa attuale. La pre­sen­za di foco­lari e di reper­ti di uso domes­ti­co (pen­tole, cati­ni, parte di una maci­na) induce a esclud­ere, sot­to­lin­eano gli esper­ti, l’identificazione di tali strut­ture con una chiesa prece­dente. L’esistenza poi «di buche di palo, strut­ture in neg­a­ti­vo di vario genere non per­ti­nen­ti alla pima fase costrut­ti­va» fan­no pen­sare che l’edificio sia rimas­to in uso piut­tosto a lun­go. Il ritrova­men­to, infine, nell’area dell’edificio (sia all’interno che all’esterno, lun­go i muri dei vani) di sepol­ture, costru­ite in un’epoca non pre­cisa­ta, rin­venute vuote o scon­volte «indi­ca chiara­mente», mette in risalto la respon­s­abile delle indagi­ni arche­o­logiche, «che la strut­tura non era più fre­quen­ta­ta per scopi abi­ta­tivi; non si han­no tut­tavia ele­men­ti per pen­sare a un edi­fi­cio di cul­to». È sta­to accer­ta­to inoltre che le strut­ture venute alla luce non apparten­gono, come in un pri­mo momen­to era sta­to fret­tolosa­mente antic­i­pa­to, tutte al peri­o­do roman­i­co ben­sì a diver­si momen­ti stori­ci: dall’età romana al XVI sec­o­lo, momen­to in cui la chiesa ded­i­ca­ta a Fer­mo e Rusi­co subì un con­sis­tente restau­ro. I sondag­gi arche­o­logi­ci han­no per­me­s­so di leg­gere anche le fon­dazioni dell’attuale chiesa che in nes­sun caso sfrut­tano le strut­ture preesisten­ti: «La costruzione di ques­ta potrebbe risalire a epoca medievale-bas­some­dievale». Gli scavi in pro­fon­dità han­no riv­e­la­to la pre­sen­za di almeno altre cinque inu­mazioni da riferire a diver­si momen­ti del­la vita del­la chiesa; «la più recente, pos­ta davan­ti all’altare sull’asse cen­trale del­la nava­ta e per­ti­nente a un indi­vid­uo cer­ta­mente impor­tante, pare pot­er risalire a epoca mod­er­na». Oltre ad aver acquisi­to risul­tati di «enorme inter­esse» le indagi­ni pre­lim­i­nari han­no las­ci­a­to aper­ti numerosi que­si­ti. Solo con la pros­e­cuzione dei lavori nell’area del romi­to­rio e l’acquisizione di nuovi ele­men­ti sarà pos­si­bile avere «un più esaus­ti­vo inquadra­men­to stori­co». Neces­si­tano però fon­di vis­to che quel­li mes­si a dis­po­sizione dal­la Provin­cia e dal Comune risul­tano insuf­fi­ci­en­ti dopo che le indagi­ni e i lavori di restau­ro, por­tati avan­ti dal­la dit­ta Ale­an­dro De Car­li, si sono notevol­mente ampliati. L’associazione «Francesco Fontana», alla quale il Comune ha affida­to la ges­tione e il coor­di­na­men­to sci­en­tifi­co e cul­tur­ale dell’opera di restau­ro, non perde occa­sione per pro­muo­vere azioni di sen­si­bi­liz­zazione ver­so enti pub­bli­ci e pri­vati e la popo­lazione al fine di rac­cogliere i fon­di nec­es­sari per arrivare ad appro­fondire e rileg­gere una pag­i­na di sto­ria non solo lacisiense.