Stefano si tuffa nel lago, Marco allunga la sua canna da pesca. Due corpi erano già sul fondo. Coraggioso recupero di due uomini e un bimbo quasi annegati

Ragazzi-eroi salvano tre vite

24/08/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

Anco­ra un atti­mo e sarebbe fini­ta in trage­dia per un grup­po di africani che il giorno di fer­ragos­to, tra le 13.30 e le 14, han­no rischi­a­to di annegare nelle acque anti­s­tan­ti la spi­ag­gi­et­ta del lun­go­la­go di Gar­da che por­ta alla pun­ta del Corno, 30 metri più avan­ti del cir­co­lo dell’Unicredit. Solo l’animo altru­ista di due gio­vani di Vil­lafran­ca, Ste­fano Giag­ul­li di 20 anni e Mar­co Ven­turi­ni di 19, ha evi­ta­to il peg­gio: han­no sal­va­to la vita a un ragazz­i­no di 10 o 11 anni e a due uomi­ni di cir­ca trent’anni. «Un grup­po di per­sone di col­ore, sicu­ra­mente africane, com­pos­to da cinque uomi­ni, due donne e cinque-sei ragazz­i­ni», spie­gano Mar­co, stam­pa­tore grafi­co e Ste­fano, per­i­to agrario, «sta­vano sul pon­tile di leg­no che si tro­va in quel pun­to. Sot­to il pon­tile l’acqua sarà sta­ta alta 35 cen­timetri, appe­na oltre, però, diven­ta subito pro­fon­da qualche metro. Sei per­sone era­no in acqua e tre di loro era­no sdra­iate a pan­cia in giù, con la schiena al sole. Il moto ondoso deve aver­li trasci­nati ver­so l’acqua alta, sen­za che se ne accorgessero e nes­suno del grup­po di africani sape­va nuotare». «Io e Mar­co», con­tin­ua Ste­fano Giag­ul­li, «stava­mo pes­can­do a riva. Andi­amo spes­so nel fine set­ti­mana a fare il bag­no in quel pos­to, per­ché l’acqua è la più puli­ta di Gar­da. Erava­mo arrivati da un’oretta e le nos­tre ragazze era­no andate a com­per­are dei pani­ni. All’improvviso abbi­amo sen­ti­to le donne urlare aiu­to e ho capi­to subito che sta­va succe­den­do qual­cosa, per­ché pri­ma era­no in sei in acqua e dopo ce n’erano solo tre. Mi sono tuffa­to e ho nuo­ta­to per una trenti­na di metri, la dis­tan­za che ci sep­a­r­a­va. Ho vis­to un uomo un metro e mez­zo sot­to il pelo dell’acqua, sta­va andan­do giù. Per for­tu­na era semi­svenu­to e non ha fat­to resisten­za, per­ché era un uomo grande e mus­coloso, del peso di 90 chili cir­ca. Così ho potu­to affer­rar­lo da sot­to il torace e spinger­lo ver­so l’alto». «Ma è sta­to molto dif­fi­cile», pros­egue Ste­fano, «quell’uomo a peso mor­to, così grosso, con l’acqua del lago che ti tira giù invece di sor­reg­ger­ti, ho inizia­to a bere. Mi han­no det­to poi che sono sta­to for­tu­na­to, per­ché pote­vo annegare anch’io, ma in quei momen­ti non ci pen­si, lo e bas­ta». Quan­do Ste­fano pen­sa­va fos­se tut­to fini­to, una vol­ta por­ta­to in sal­vo l’uomo a riva, ha sen­ti­to che c’era anche un ragazz­i­no di 10 o 11 anni sot­to acqua. Non ci ha pen­sato due volte: è ritor­na­to sul pun­to e ha vis­to il bam­bi­no sot­to di due metri e mez­zo, con le brac­cia in alto. «Era svenu­to, con gli occhi roves­ciati, gli ho pre­so le brac­cia e l’ho tira­to su, a riva lo abbi­amo sdra­ia­to a pan­cia in giù, non res­pi­ra­va, così con delle pac­che sul­la schiena siamo rius­ci­ti a rian­i­mar­lo, ma ci sono volu­ti 20 minu­ti per­ché si ripren­desse del tut­to. Abbi­amo avu­to davvero pau­ra che fos­se mor­to, l’incredibile è sta­to che sul pon­tile si era­no radunate una trenti­na di per­sone a guardare quel­lo che sta­va succe­den­do e nes­suno ha pen­sato di but­tar­si in acqua per aiutar­ci o a chia­mare un’ambulanza». Men­tre Ste­fano sal­va­va a nuo­to due per­sone, l’amico Mar­co soc­cor­re­va un sec­on­do adul­to. «Ste­fano nuo­ta fin da pic­co­lo ma io non sono un gran nuo­ta­tore, così sono cor­so sul pon­tile con la mia can­na da pesca, nel pun­to dove c’era l’altro uomo che annas­pa­va con le brac­cia, gli ho lan­ci­a­to la can­na, lui si è aggrap­pa­to, ma è sta­ta dura tirar­lo fino a riva per­ché con­tin­u­a­va a cadere, sta­va sve­nen­do anche lui. Per for­tu­na i due uomi­ni si sono ripresi in fret­ta, han­no espul­so l’acqua bevu­ta e sono rimasti inton­ti­ti solo per un po’, ma il ragazz­i­no non si ripren­de­va, quan­do lo abbi­amo vis­to ritornare tra noi è sta­ta una gioia. Gli altri africani del grup­po avreb­bero volu­to but­tar­si ma non sape­vano nuotare». Ste­fano rac­con­ta di quan­to il grup­po di africani li abbiano ringraziati per il sal­vatag­gio. «Poi tut­to è ripreso nor­mal­mente, il grup­po è rimas­to in spi­ag­gia per un’altro paio d’ore a far gio­care i bam­bi­ni nel­la piscinet­ta, riem­pi­ta con l’acqua del lago ma ques­ta vol­ta pos­ta rig­orosa­mente a riva, noi abbi­amo man­gia­to i pani­ni che le nos­tre ragazze nel frat­tem­po ci ave­vano por­ta­to, scon­volte da quan­to accadu­to finché era­no in negozio».

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