Abbiamo più riguardo per le usanze altrui che per le nostre

«Solo un errore, ma riflettiamoci»

06/03/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
gl.m

«No, non cre­do che sia sta­to un gesto volu­to. Pen­so invece che si sia trat­ta­to di un errore, sen­za malafede. Ad ogni modo ques­ta cosa è utile per­ché ci fa riflet­tere. Serve a ricor­dar­ci quel­li che sono i nos­tri val­ori, che un po’ stan­no andan­do per­den­dosi». Non fomen­ta cer­to la polem­i­ca il decano di Arco, don Lui­gi Amadori, nel com­mentare l’episo­dio accadu­to nel­la men­sa del­la scuo­la media di Pra­bi mer­coledì scor­so, «mer­coledì delle Ceneri», giorno, sec­on­do il cre­do cris­tiano, di digiuno e d’astinenza.Eppure quel­lo che è suc­ces­so è un fat­to di un cer­to rilie­vo, che scuote l’an­i­mo di chi crede fer­ma­mente nel­la nos­tra reli­gione e negli inseg­na­men­ti da essa pro­fusi. La vicen­da è presto spie­ga­ta. I ragazzi del­la scuo­la media S. Nicolò sono sta­ti “costret­ti”, nel pri­mo giorno di quares­i­ma, a man­gia­re, come sec­on­da por­ta­ta, un piat­to a base di carne non essendo­ci in menù alcu­na alter­na­ti­va, quale for­mag­gio o pesce. Tut­to ciò ha provo­ca­to la dis­ap­provazione di un gen­i­tore, il noto sporti­vo arcense Mau­r­izio Lo Tur­co, che si è riv­olto ai quo­tid­i­ani locali per stig­ma­tiz­zare l’ac­cadu­to, riv­ol­gen­do qua­si una sor­ta di appel­lo ai cre­den­ti di fede cat­toli­ca. Un appel­lo che la mas­si­ma autorità eccle­si­as­ti­ca di Arco con­di­vide in pieno. «Occorre più atten­zione alle nos­tre tradizioni — spie­ga don Lui­gi Amadori — e ai val­ori cris­tiani da sal­va­guardare. In questo dovre­mo sen­tir­ci più parte­cipi e moti­vati. Guar­date come altre reli­gioni difendono le pro­prie radi­ci. Abbi­amo molto più riguar­do per le usanze e i riti altrui che per i nos­tri. Per quan­to con­cerne, invece, la ques­tione soll­e­va­ta torno a ripetere che non pen­so che la cosa sia sta­ta fat­ta di propos­i­to. E quin­di non vedo moti­vo per lamen­tar­si o arra­bi­ar­si. E poi, sot­to i 14 anni, non vige l’ob­bli­go del digiuno». Asso­lu­ta com­pren­sione e indul­gen­za, quin­di, nelle parole di don Amadori, anche per il Grancar­nevale che, causa il mal­tem­po del­l’al­tro giorno, con­clud­erà le pro­prie fatiche domeni­ca prossi­ma, in pieno peri­o­do quares­i­male. «Non pos­si­amo impedirne lo svol­gi­men­to — è il suo pen­siero — è gius­to che ven­ga fat­to. So che qual­cuno dei miei fedeli ne avrà a male e storcerà il naso ma spero che alla fine capis­ca che la cosa non offende la morale reli­giosa se con­fezion­a­ta, e pro­pos­ta, come sono sicuro, in un cer­to modo. A loro chiedo un gesto di sol­i­da­ri­età e anche di sop­portare un po’. E’ un episo­dio stra­or­di­nario, det­ta­to dal mal­tem­po. L’im­por­tante è che non diven­ti una consuetudine».

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