Archeologia & salvaguardia. La trasmissione di Linea Verde ha riportato nuovamente alla ribalta il reperto che giace nei fondali antistanti il porto di Lzise. Il cineamatore Scipolo: « Se ritardiamo ancora il recupero, se ne va un pezzo di storia»

Sos per la fusta veneziana dimenticata

21/01/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

È tor­na­ta alla rib­al­ta, anco­ra una vol­ta gra­zie al potente mez­zo del­la tele­vi­sione, la fus­ta veneziana affon­da­ta nel giug­no del 1509 nelle acque anti­s­tan­ti il por­to di Lazise. E le immag­i­ni prodotte dal pic­co­lo robot, apposi­ta­mente immer­so dai tec­ni­ci del­la Soprint­en­den­za ai beni arche­o­logi­ci del Vene­to sono state di una chiarez­za e di una lumi­nosità uni­ca, migliori in asso­lu­to rispet­to a quelle ripor­tate in super­fi­cie dal pic­co­lo som­mergi­bile di Picard di oltre un ven­ten­nio fa. Nonos­tante il sito cospar­so di limi, il copioso fan­go e la neb­u­losità di fon­do del luo­go, le immag­i­ni ripor­tate in super­fi­cie sono apparse stu­pende, com­moven­ti, qua­si sur­re­ali. Una sor­ta di pae­sag­gio lunare, come ha pronta­mente com­men­ta­to il con­dut­tore di Lin­ea Verde del­la Raiuno Gui­do Barend­son, ma che han­no dato una visione di insieme spet­ta­co­lare, ripor­tan­do final­mente alla visione di un larghissi­mo pub­bli­co una parte aut­en­ti­ca dell’antica sto­ria di Lazise e del lago di Gar­da. I resti del­la fus­ta, del­la nave da guer­ra e di trasporto affon­da­ta nel Cinque­cen­to dai veneziani affinché non cadesse in mano francese, ripor­tano in dis­cus­sione la valen­za dei reper­ti sia dal pun­to di vista stori­co che sci­en­tifi­co. I resti, per­ché di resti si trat­ta, in quan­to mol­ta parte del­la imbar­cazione e del­la chiglia sono andati dis­trut­ti dall’incendio, sono anco­ra molto ben con­ser­vati pro­prio per­ché le acque del lago, prive di paras­si­ti e micror­gan­is­mi invece pre­sen­ti nelle acque salate del mare, cos­ti­tu­is­cono una sor­ta di «habi­tat» nat­u­rale, che con­ser­va egre­gia­mente i leg­ni del­la fus­ta. Lo ha chiara­mente espres­so Mas­si­mo Capul­li, esper­to in mate­ria, pre­sente alle oper­azioni di immer­sione del pic­co­lo robot ed alla «cat­tura» delle immag­i­ni prove­ni­en­ti dai fon­dali anti­s­tan­ti la stor­i­ca . «Non sono un esper­to e non conosco min­i­ma­mente le reazioni dei leg­ni som­mer­si in caso di emer­sione», com­men­ta il cineam­a­tore che da tem­po s’interessa al relit­to, Alber­to Scipo­lo, «ma riten­go che il reper­to sia un vero tesoro per la cit­tà di Lazise. Se ritar­diamo anco­ra, per­diamo un pez­zo di sto­ria». «Intorno alla fus­ta» spie­ga Scipo­lo, «ho lavo­ra­to molto, con fil­mati, con ricerche storiche, real­iz­zan­do anche delle minia­ture dell’imbarcazione, pro­prio per­ché meri­ta che il reper­to ven­ga recu­per­a­to». «Riten­go», sot­to­lin­ea con pas­sione Scipo­lo, «che un reper­to di questo spes­sore deb­ba trovare una deg­na col­lo­cazione muse­ale per i pos­teri come doc­u­men­tazione fon­da­men­tale di sto­ria».

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