Ciampi vuole congratularsi personalmente con gli operai guidati da Duilio Coatti

Un chilometro di tunnel in tre mesi: è primato

24/06/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
d.r.

Sul­l’a­gen­da del Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca, in visi­ta a Riva l’8 luglio prossi­mo, è seg­na­to, tra i vari impeg­ni, un pas­sag­gio alla nuo­va gal­le­ria del­la Garde­sana. Ciampi, a quan­to si dice, ci tiene in par­ti­co­lar modo, per­ché vuole con­grat­u­lar­si per­sonal­mente con gli operai del cantiere aper­to l’8 mar­zo. Il capo del­lo Sta­to ha saputo che il tun­nel rivano è il tun­nel dei record, come ha con­fer­ma­to una ricer­ca del­la Facoltà di Ingeg­ne­r­ia di Tren­to. Mai, pri­ma d’o­ra in Italia, una gal­le­ria lun­ga più di un chilometro era sta­ta costru­i­ta in così poco tem­po. Bra­va la Provin­cia — con i suoi ammin­is­tra­tori, fun­zionari e tec­ni­ci — ma bravi soprat­tut­to gli uomi­ni che lavo­ran­do giorno e notte han­no sfida­to la durez­za mil­lenar­ia del cal­care dolomitico.Quando gli rife­ri­amo ques­ta «prim­izia», il capoc­antiere sor­ride sod­dis­fat­to. Duilio Coat­ti, 50 anni, ottan­ta chilometri e 600 metri di gal­lerie alle spalle (questo è il suo pri­ma­to per­son­ale, mat­u­ra­to in Italia, ma anche all’es­tero: Brasile, Pana­ma e Turchia), ha il viso abbron­za­to sol­ca­to da rughe pro­fonde e gli occhi arrossati. Il sole, la pol­vere soll­e­va­ta dai camion carichi di roc­cia sbriciolata…e soprat­tut­to le ore di son­no arretra­to. Per seguire un cantiere aper­to 24 ore su 24, sei giorni su sette (la domeni­ca è ris­er­va­ta alla manuten­zione dei mezzi mec­ca­ni­ci) per tre mesi, ci vuole gente dis­pos­ta a dormire una media di 3–4 ore a notte e una grande pas­sione per il pro­prio lavoro.«Gli operai — spie­ga — si sentono più tran­quil­li se san­no che il capoc­antiere è lì, vici­no a loro. E sono anche più moti­vati, lavo­ra­no di gran lena. E qui c’era bisog­no di una squadra com­pat­ta. Dai 50 ai 54 uomi­ni sud­di­visi in quat­tro squadre, una per imboc­co. Tre turni: dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22 e dalle 22 alle 6. In direzione 4 per­sone, un ragion­iere e 2 geometri».Neanche tan­ti, a pen­sar­ci, con­sid­er­a­to il risul­ta­to. «Fon­da­men­tale — aggiunge Coat­ti — è l’or­ga­niz­zazione. Un’or­ga­niz­zazione bes­tiale, gra­zie alla quale il cantiere fun­ziona come un ingranag­gio ben olia­to. All’im­boc­co nord si com­in­cia a per­forare la roc­cia con il Jum­bo, una specie rus­pa con quat­tro brac­ci ognuno dei quali prat­i­ca un foro di 5 cen­timetri di diametro e pro­fon­do tre metri (per ogni “vola­ta”, la fet­ta di mon­tagna che viene fat­ta saltare con la dina­mite, ser­vono 110 buchi, ndr). Con­tem­po­ranea­mente ad uno degli imboc­chi inter­me­di i lavori sono avan­ti di una fase, la sec­on­da, che com­in­cia con l’in­ser­i­men­to man­uale delle cariche di dina­mite, e si pro­cede quin­di con la fase suc­ces­si­va. Quel­la da cui partono gli operai addet­ti all’im­boc­co vici­no, men­tre a sud sono impeg­nati nel­l’ul­ti­ma fase. Era come avere non uno, ma quat­tro cantieri aper­ti». Se non fos­se sta­to nec­es­sario creare la «fines­tra» pro­fon­da 166 metri per pot­er lavo­rare su quat­tro fron­ti, una gal­le­ria di ques­ta lunghez­za, affer­ma Coat­ti con mal­cela­to orgoglio, pote­vano real­iz­zarla in un mese e mezzo.Ci vuole, aggiunge il capoc­antiere, anche un po’ di for­tu­na. Nel traforo del­lo Sper­one non è man­ca­ta. Gli uni­ci, mod­esti prob­le­mi che han­no ral­len­ta­to i lavori, sono state alcune pic­cole faglie di argilla e acqua. Scioc­chezze: nel solo in mag­gio uomi­ni e mezzi del con­sorzio Colli­ni-Oberosler han­no fat­to 465 metri di sca­vo, come avessero uti­liz­za­to una fresa.