Il rinnovato impianto ittiogenico diventerà laboratorio sperimentale per le specie lacustri. Verranno allevati avannotti di trote, lucci, cavedani e carpioni

Un nido per i pesci di lago

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Di Luca Delpozzo

Dopo l’inaugurazione, avvenu­ta poche set­ti­mane fa, ora il rin­no­va­to impianto ittio­geni­co sper­i­men­tale di , meglio conosci­u­to come incu­ba­toio di Bar­dolino, sta com­in­cian­do a fun­zionare a pieno regime. L’intervento ha, tra le altre cose, reso pos­si­bile il recu­pero di una serie di locali da adibire a lab­o­ra­to­rio, ad uffi­cio di vig­i­lan­za provin­ciale locale, a stu­dio e ad aula didat­ti­ca mul­ti­fun­zionale. Vi sono quin­di tut­ti gli ele­men­ti nec­es­sari a far sì che diven­ti un impor­tante pun­to di rifer­i­men­to per le ricerche sull’ittiofauna, sul­la pesca e, più in gen­erale, sull’intero ambi­ente garde­sano. Nat­u­ral­mente gli esper­ti del­la Provin­cia e i pesca­tori guardano con par­ti­co­lare inter­esse soprat­tut­to all’attività ittio­geni­ca e sper­i­men­tale. «L’intento», spie­ga l’ittiologo del­la Provin­cia, Ivano Con­for­ti­ni, « è quel­lo di fornire un con­trib­u­to alla ripro­duzione nat­u­rale delle specie ittiche del . Le lim­i­tate dimen­sioni dell’impianto ci han­no indot­to, in fase prog­et­tuale, ver­so una pro­duzione riv­ol­ta all’avannotto (larve a sac­co vitelli­no parzial­mente rias­sor­bito) e, lim­i­tata­mente, al novel­lame di taglia mas­si­ma tra i sei e i nove cen­ti­men­tri». D’altra parte, pros­egue Nov­el­li­ni, «le dis­po­sizioni impar­tite a liv­el­lo statale e comu­ni­tario in mer­i­to ai peri­o­di di fun­zion­a­men­to degli incu­ba­tori, impon­gono un peri­o­do di chiusura con con­seguente neces­sità quin­di di provvedere alla sem­i­na in ambi­ente nat­u­rale del mate­ri­ale itti­co prodot­to». Per ovviare al lim­ite di pro­dut­tiv­ità, è pre­vis­to un uti­liz­zo dell’impianto anche, e in gran parte, nei con­fron­ti del­la sper­i­men­tazione di nuove tec­niche di all­e­va­men­to ver­so il e la tro­ta lacus­tre, specie il cui recu­pero è sta­to giu­di­ca­to pri­or­i­tario. A questo propos­i­to è sta­to recen­te­mente approva­to un pro­to­col­lo d’intesa con le province di Tren­to e Bres­cia per il recu­pero del­la popo­lazione di tro­ta lacus­tre, accor­do che ha già por­ta­to alla pro­duzione com­p­lessi­va di cir­ca 10.000 avan­not­ti di ques­ta specie, suc­ces­si­va­mente liberati negli afflu­en­ti del lago di Gar­da. Par­al­le­la­mente, è sta­ta uffi­cial­iz­za­ta una col­lab­o­razione con l’Istituto agrario di San Michele all’Adige per la ripro­duzione arti­fi­ciale e accresci­men­to in pis­ci­coltura del car­pi­one, prezioso endemis­mo del lago di Gar­da. In ordine di pri­or­ità, ver­ran­no all­e­vate car­pi­oni, trote lacus­tri, lavarel­li, luc­ci, pesci per­si­co, ciprini­di vari (cavedano, tin­ca, alborel­la). In sin­te­si l’impianto di Bar­dolino si sti­ma che potrà fornire annual­mente 15.000.000 di avan­not­ti di lavarel­lo a sac­co vitelli­no parzial­mente rias­sor­bito, 700.000 avan­not­ti di luc­cio a sac­co vitelli­no parzial­mente rias­sor­bito (numero mas­si­mo dif­fi­cil­mente rag­giun­gi­bile a causa del­la dif­fi­coltà di approvvi­gion­a­men­to di uova fecon­date), 80.000.000 avan­not­ti di ciprini­di, quali tin­ca, carpa, cavedano, 600.000 avan­not­ti di salmoni­di (tro­ta, car­pi­one), 70.000 gio­vani salmoni­di di quat­tro o sei cen­timetri, 50.000 lavarel­li del­la stes­sa misura, 50.000 pesci per­si­co di tre-quat­tro cen­timetri, 20.000 luc­ci del­la medes­i­ma misura, 10.000 trote, car­pi­oni, lavarel­li, ciprini­di di otto-nove cen­timetri. «Tenu­to con­to», ha ril­e­va­to Con­for­ti­ni, «che alcune pro­duzioni avven­gono nel­lo stes­so peri­o­do e per­tan­to le vasche risul­tano già occu­pate e che per alcune specie risul­ta molto dif­fi­coltoso l’allevamento in bat­te­ria, si è ritenu­to oppor­tuno final­iz­zare l’intera attiv­ità ittio­geni­ca ver­so le pro­duzioni di 14.000.000 di avan­not­ti di lavarel­lo a sac­co vitelli­no parzial­mente rias­sor­bito (tra dicem­bre e mar­zo), di 500.000 avan­not­ti di luc­cio a sac­co vitelli­no parzial­mente rias­sor­bito (tra feb­braio e aprile), di 30.000 gio­vani salmoni­di (tro­ta lacus­tre, car­pi­one) di 4–6 cen­timetri (tra dicem­bre e otto­bre), di 20.000 lavarel­li di 4–6 cen­timetri (tra dicem­bre e otto­bre), di 20.000 pesci per­si­co di 3–4 cen­timetri (tra aprile e giug­no) e di 5.000 luc­ci di 2–3 cen­timetri (tra feb­braio e aprile)». È pre­vista altresì una lim­i­ta­ta pro­duzione (cir­ca 20.000 indi­vidui) di gio­vani cavedani: una specie ques­ta in con­trazione, pur essendo sta­ta in pas­sato par­ti­co­lar­mente abbon­dante nelle acque del lago. «Esem­plari di ogni taglia di car­pi­one e tro­ta lacus­tre», ha aggiun­to Con­for­ti­ni, «potran­no essere trat­tenu­ti nell’impianto per tut­to l’anno con lo scopo di essere uti­liz­za­ti quali ripro­dut­tori per la fecon­dazione arti­fi­ciale. L’obiettivo dovrà essere infat­ti quel­lo di creare uno stock di esem­plari in cat­tiv­ità, da adibire alla ripro­duzione arti­fi­ciale, così da evitare la dis­pendiosa e spes­so dan­nosa cat­tura di indi­vidui durante il peri­o­do del­la fre­ga». All’approvvigionamento delle uova di tro­ta lacus­tre e car­pi­one provved­er­an­no i pesca­tori pro­fes­sion­isti locali dell’alto e bas­so lago. Ver­rà inoltre chi­es­ta la col­lab­o­razione con la vic­i­na provin­cia di Tren­to, per il recu­pero dei ripro­dut­tori di tro­ta lacus­tre dal fiume Sar­ca o dal vici­no lago di Ledro. Euge­nio Cipri­ani Gli impianti dell’incubatoio di Bar­dolino dove si nota una delle vasche per l’allevamento degli avan­not­ti dei pesci di lago. La strut­tura è sta­ta inau­gu­ra­ta di recente e sta per diventare un impor­tante pun­to di rifer­i­men­to per stu­diosi e pesca­tori. Per l’ittiologo del­la Provin­cia Ivano Con­for­ti­ni, l’incubatoio fornirà un con­trib­u­to alla ripro­duzione nat­u­rale delle specie ittiche del lago di Gar­da. Tra le specie a ris­chio estinzione che ver­ran­no all­e­vate ci sono il car­pi­one, la tro­ta lacus­tre, il lavarel­lo, il luc­cio, il pesce per­si­co, il cavedano, la tin­ca e l’alborella.

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