L’americano World monument fund mette l’opera trecentesca di Borghetto tra i monumenti in pericolo

Usa: «Salvate il ponte visconteo»

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Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

C’è anche il ponte vis­con­teo nel­la lista dei 100 mon­u­men­ti da sal­vare a liv­el­lo mon­di­ale per­ché in grave peri­co­lo. A seg­nalar­lo è il World mon­u­ments fund (Wmf), isti­tuzione pri­va­ta amer­i­cana che ogni due anni pro­duce una lista dei mon­u­men­ti a ris­chio per incu­ria, guerre, svilup­po urbano ed indus­tri­ale incon­trol­la­to e- ques­ta è la pri­ma volta‑, per il cam­bi­a­men­to del cli­ma a liv­el­lo glob­ale. Nell’ultimo rap­por­to, quel­lo del 6 giug­no, oltre al ponte vis­con­teo il Wmf indi­vid­ua a liv­el­lo ital­iano il Nin­feo Far­nese sul colle Palati­no a Roma, che rischia di sgre­to­lar­si per le infil­trazioni d’acqua, il pae­sag­gio pas­torale del­la tran­suman­za in Molise e la fortez­za di Fen­estrelle in provin­cia di Torino.Progettato dal fiorenti­no Domeni­co di Ben­in­ten­di su com­mis­sione di Gian­galeaz­zo Vis­con­ti, il ponte vis­con­teo, com­ple­ta­to nel 1393, vol­e­va essere inizial­mente un ponte-diga che devi­asse le acque del Min­cio dal loro cor­so nat­u­rale ver­so la pia­nu­ra veronese, con lo scopo pre­sun­to di togliere l’ac­qua a Man­to­va. Prob­a­bil­mente per la morte di Gian Galeaz­zo Vis­con­ti (nel 1402) l’idea non venne por­ta­ta a com­pi­men­to. «La lista 2008 mostra con chiarez­za che l’attività umana è diven­ta­ta la più grande minac­cia al pat­ri­mo­nio cul­tur­ale mon­di­ale», ha det­to Bon­nie Burn­ham, la pres­i­dente del Fon­do, « e gli effet­ti dis­trut­tivi del cam­bi­a­men­to climeti­co sono evi­den­ti a tut­to campo».Soddisfatti i pri­mi com­men­ti del­l’Am­min­is­trazione comu­nale e degli oper­a­tori tur­is­ti­ci e com­mer­ciali. «La notizia non ci coglie impreparati», dichiara il sin­da­co, Albi­no Pezzi­ni, «ma è il frut­to di un’azione che sti­amo intrapren­den­do e che ha il suo pun­to di parten­za nel ten­ta­ti­vo di far diventare il ponte vis­con­teo e l’in­tera Borghet­to, pat­ri­mo­nio del­l’u­man­ità del­l’Unesco. Questo anche gra­zie all’ac­cor­do quadro con l’ di Nova Gor­i­ca che, in col­lab­o­razione con l’Is­ti­tu­to uni­ver­si­tario di architet­tura di Venezia, l’U­ni­ver­sità di Udine e quel­la di Napoli, sta svilup­pan­do pro­gram­mi di ricer­ca su prob­lem­atiche con­nesse al recu­pero e alla ges­tione del pat­ri­mo­nio architet­ton­i­co e ambientale».Per Gian­ni Verone­si, asses­sore alla cul­tura e seg­re­tario del­l’As­so­ci­azione ris­tora­tori che pro­prio sul ponte vis­con­teo orga­niz­za la man­i­fes­tazione del “Nodo d’amore” con più di 4000 per­sone a tavola, ded­i­ca­ta al tortelli­no re del­la gas­trono­mia locale (è in pro­gram­ma per mart­edì 19 giug­no), «la notizia ci inor­goglisce per­ché con­fer­ma che sti­amo lavo­ran­do in un ambi­ente uni­co e irripetibile. Questo è anche uno sti­mo­lo ad oper­are in direzione del restau­ro di ques­ta strut­tura che in molti c’invidiano».Da Andrea Tosoni, pres­i­dente del­la Pro loco, arri­va l’in­vi­to a fare presto: «Il ponte è allo stremo e, di anno in anno, lo si nota sem­pre più. Ben ven­ga quin­di un’or­ga­niz­zazione inter­nazionale che riconosca quan­to ha bisog­no di inter­ven­ti di restau­ro. Ques­ta prospet­ti­va ci spinge ancor di più a pen­sare un uti­liz­zo diver­so del ponte, final­mente sgra­va­to dal­l’essere ridot­to a mero parcheg­gio, come si cer­ca di fare con l’at­ti­vazione di bus navet­ta dal capolu­o­go ed il divi­eto di sos­ta su un lato, in atte­sa che arrivi un ponte nuo­vo che con­sen­ta la chiusura al traf­fi­co».

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