Ultimi 20 giorni per presentare osservazioni al piano d’area. La Regione sta ultimando le linee guida per lo sviluppo urbanistico locale

Venezia ridisegna il Garda

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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

L’assessore regionale alle politiche per il ter­ri­to­rio, Ren­zo Marangon, e il pres­i­dente del­la sec­on­da com­mis­sione con­sil­iare, Zigiot­to, han­no incon­tra­to a porte chiuse i sin­daci del­la zona -Gar­da e il pres­i­dente del­la Provin­cia, Elio Mose­le, per un aggior­na­men­to sull’iter di approvazione del piano d’area. Il piano da oltre quat­tro anni è in fase di real­iz­zazione e gli stes­si sin­daci, nel­la riu­nione all’hotel Regi­na Ade­laide, l’hanno reclam­a­to ormai come indero­ga­bile. I sin­daci, infat­ti, han­no chiesto ai rap­p­re­sen­tan­ti region­ali, che la stesura del piano urban­is­ti­co del Bal­do-Gar­da con­clu­da il suo iter e che il doc­u­men­to ven­ga approva­to. Un potere sovrais­ti­tuzionale quel­lo del­la Regione, che si è ris­er­va­ta la pro­gram­mazione urban­is­ti­ca di alcune gran­di aree del Vene­to, tra queste la zona del Bal­do-Gar­da, men­tre la piani­fi­cazione di gran parte del ter­ri­to­rio regionale è demanda­to ai piani provin­ciali. Non che la Provin­cia di Verona non abbia una parte ril­e­vante nel­la piani­fi­cazione di ques­ta zona, ma poiché a sua vol­ta non ha anco­ra approva­to il Ptcp (piano ter­ri­to­ri­ale coor­di­na­men­to provin­cia), quan­do adot­terà il pro­prio stru­men­to urban­is­ti­co, dovrà tenere pre­sen­ti le linee gui­da del­la Regione. Il rap­por­to tra piano regionale e stru­men­ti urban­is­ti­ci provin­ciale e locali lo spie­gano lo stes­so asses­sore regionale e il pres­i­dente del­la Provin­cia. L’assessore Ren­zo Marangon pre­cisa: «È da tem­po che la Regione ha avvi­a­to le pro­ce­dure per l’adozione del piano d’area del Bal­do-Gar­da, adesso è arriva­to il momen­to di ren­der­lo esec­u­ti­vo. Abbi­amo fis­sato una data, il 21 feb­braio, entro la quale i Comu­ni potran­no inviare osser­vazioni o ritoc­chi al piano, poi si pro­ced­erà alla fase d’adozione». «Il piano d’area», ha pros­e­gui­to l’assessore regionale, «è una specie di piano rego­la­tore gen­erale dei piani rego­la­tori comu­nali. Uno stru­men­to di piani­fi­cazione ter­ri­to­ri­ale con prin­cipi volti alla sal­va­guardia dell’area. Poiché la zona è un unicum stra­or­di­nario, cioè è un’area omo­ge­nea, con un sis­tema ambi­en­tale e architet­ton­i­co di pre­gio, il piano con­tiene norme di sal­va­guardia che porter­an­no a vin­coli per l’ambiente». Il pres­i­dente del­la sec­on­da com­mis­sione con­sil­iare regionale, Zigiot­to, ha pre­cisato lo sta­to dell’iter: «Abbi­amo dato una venti­na di giorni per la pre­sen­tazione di even­tu­ali ulte­ri­ori osser­vazioni, che ci ver­ran­no con­seg­nate il 21 nel prossi­mo incon­tro che fare­mo in Provin­cia, a Verona. Poi ci vor­rà una set­ti­mana per l’esame delle inte­grazioni e a metà mar­zo il piano andrà all’adozione del­la giun­ta regionale. Altri 90 giorni per l’esposizione alle osser­vazioni, che poi dovran­no essere esam­i­nate, invio quin­di alla sec­on­da com­mis­sione con­sil­iare per il parere e infine trasmis­sione in Con­siglio regionale per l’approvazione defin­i­ti­va». A con­ti fat­ti si andrà all’autunno prossi­mo, anche se il piano sarà applica­ti­vo già dall’adozione del­la giun­ta regionale. Dunque per l’estate potreb­bero entrare in vig­ore molti vin­coli al ter­ri­to­rio posti dal doc­u­men­to sovrater­ri­to­ri­ale, anche se il mon­do ambi­en­tal­ista ha già espres­so ris­erve sull’applicazione del piano, accu­san­do la Regione di essere fuori tem­po per l’adozione, poiché nel frat­tem­po qua­si tut­ti i comu­ni han­no approva­to vari­anti ai piani rego­la­tori. Marangon ha repli­ca­to: «Le vari­anti sono state tutte pre­sen­tate entro il 28 feb­braio 2005; poiché il piano d’area sarà suces­si­vo, non ci sarà con­trasto». La con­trad­dizione però sem­bra implici­ta, non potrebbe essere trop­po tar­di dare delle regole, quan­do il ter­ri­to­rio è già sta­to piani­fi­ca­to dalle vari­anti? Anco­ra l’assessore: «Non c’è con­trad­dizione, con­sid­er­a­to che il piano d’area piani­fi­ca in maniera molto più vas­ta e gen­erale e non entra nel det­taglio delle vari­anti comu­nali, con pecu­liar­ità par­ti­co­lari». Qualche incon­gruen­za sem­bra però rimanere, dato che le vari­anti comu­nali sono al vaglio del­la Regione, la quale nel momen­to in cui adot­ta il piano d’area dovrà anche appli­car­lo, quin­di se ci saran­no delle con­trad­dizioni tra le linee gui­da del piano e le vari­anti comu­nali, quest’ultime dovran­no essere adeguate. E poi non va dimen­ti­ca­to il piano provin­ciale, altro stru­men­to sovra­co­mu­nale, che, come spie­ga il pres­i­dente del­la Provin­cia, Elio Mose­le, «È già sta­to sot­to­pos­to all’approvazione del­la Regione due volte. La pri­ma è sta­to boc­cia­to, la sec­on­da non è sta­to esam­i­na­to per­ché deve essere sot­to­pos­to alla nuo­va legge urban­is­ti­ca regionale». «Sti­amo facen­do il doc­u­men­to pre­lim­inare», ha pre­cisato Mose­le, «con le linee gen­er­ali, che dovran­no essere approvate dal­la Regione entro l’anno. Il Ptcp dovrà ten­er con­to delle indi­cazioni del piano d’area, come dei Pat, piani di ambito ter­ri­to­ri­ale, ex prg e dei Pati, piani inter­co­mu­nali, che pri­ma non esiste­vano». Un insieme di piani ter­ri­to­ri­ali, che pos­sono sem­brare un labir­in­to nor­ma­ti­vo, una piramide di pro­gram­mazioni urban­is­tiche, spes­so aggi­rate con vari­anti parziali che con­tin­u­ano a des­tinare centi­na­ia di migli­a­ia di metri qua­drati a nuove urbanizzazioni.

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