mercoledì, Maggio 29, 2024
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Il ministro della Difesa ha accolto le richieste della Commissione per un ulteriore tentativo di localizzare gli ordigni sganciati nel Garda nel 1999

Bombe Nato, nuove ricerche nel lago

Il lago di Garda sarà interessato nuovamente da ricerche per recuperare le famigerate sei bombe lanciate in acqua da un F15 della Nato durante la guerra del Kosovo.E’ quanto ha annunciato l’altro giorno il ministro della Difesa, Parisi, alla commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, riferendosi all’episodio avvenuto al largo di Maderno il 16 aprile 1999. Parisi ha dunque accolto le raccomandazioni espresse tempo fa dal presidente della stessa commissione, Lidia Menapace.L’ipotesi che vi possa essere dell’uranio impoverito negli ordigni inabissatisi nel lago non è affatto da scartare. Proprio per questo sia la commissione che il ministro hanno deciso di vederci chiaro, disponendo ulteriori e particolareggiate indagini.A riportare alla ribalta il fatto era stato, nella primavera 2006, il senatore trentino della Lega Nord, Sergio Divina. Il parlamentare aveva ottenuto l’inserimento del punto tra gli obiettivi della commissione d’inchiesta sugli effetti dell’uranio impoverito. «La commissione ha gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria, e può ottenere tutti quegli elementi conoscitivi circa la pericolosità delle bombe scaricate nel Garda», scrisse Divina.In effetti, nessuno ha saputo o voluto comunicare la composizione reale degli ordigni in dotazione agli F15 della Nato nel 1999. Si seppe soltanto che il jet militare era armato da 4 missili Aam tipo Aim 7E2 o Am 7 F Sparrow e da due missili Aim 9L. In seguito, negli anni si sono occupati a più riprese il ministero della Difesa e della Marina militare per effettuare le ricerche nelle acque del Garda. Tutte finite senza esito. Sono state disposte ordinanze di sospensione della navigazione dagli allora ispettorati di porto di Desenzano e Verona con interdizione della pesca subacquea e professionale in alcuni tratti. Le ricerche inoltre sono costate moltissimo alle casse dello Stato.Forse con strumenti più sofisticati gli ordigni potranno essere localizzati. Perché l’opinione pubblica ha diritto di conoscere la verità.

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