domenica, Luglio 21, 2024
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La scelta della polizia municipale a salvaguardia di una delle fasce più deboli degli utenti della strada. I vigili: «Con la sanzione si evitano ulteriori errori pericolosi»

Ciclisti multati, lo dice il codice

La polizia municipale di Cavaion non ci sta a passare per persecutoria nei confronti dei ciclisti e replica alla protesta di un’infermiera di Verona, multata mentre pedalava affiancata a un’ amica sulla provinciale 31, che da Cavaion conduce a Bardolino.«Mi sono trovato sul giornale, con tanto di vignetta», spiega Giovanni D’Arco che con il collega Michele Cassarino era di pattuglia quando è stata multata con 21 euro la ciclista, «non ci interessa entrare in polemica sul singolo episodio. Quello che ci interessa è dare informazione sui comportamenti stradali corretti e rendere consapevoli i cittadini. Andare sulla strada, spesso, vuol dire trovare gruppi di ciclisti che a volte si sentono padroni della carreggiata. I ciclisti sono una fascia debole degli utenti della strada e devono essere consapevoli delle regole, per non mettere in pericolo se stessi e gli altri. Il codice della strada parla chiaro e il nostro corpo di polizia locale ha deciso di applicare la legge e sanzionare chi non la rispetta».«Ad esempio», precisa D’Arco, «abbiamo fermato nello stesso tratto di strada, una provinciale senza corsia di emergenza e a forte scorrimento, anche un ciclista che pedalava senza mani sul manubrio e che stava parlando al cellulare. Questi sono comportamenti vietati, se poi capita qualcosa, ad esempio se si cade e ci si fa male, a parte i danni a se stesso, le conseguenze sono sulla spesa pubblica. Le nostre sanzioni non sono rivolte alla repressione, ma sopratutto a sviluppare un corretto comportamento in strada. Chi viene sanzionato, prima di commettere di nuovo la stessa infrazione ci pensa due volte».«I vigili, inoltre», riprende D’Arco, «intervengono in tutte le situazioni di infrazione, quindi anche nel caso delle biciclette, che non si capisce perché dovrebbero essere meno importanti, visto che comunque creano forti pericoli sulla strada. Basta leggere la cronaca quotidiana, che riporta la strage di morti e invalidi».Il codice della strada all’articolo 182, circolazione dei velocipedi, recita: «I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e comunque mai affiancati in numero superiore a due; quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni 10 e proceda sulla destra dell’altro. I ciclisti devono avere libero l’uso delle braccia e delle mani e reggere il manubrio almeno con una mano. Devono condurre il veicolo a mano quando siano di intralcio o di pericolo per i pedoni».Il codice della strada quindi è chiaro, bisogna viaggiare su unica fila, sebbene l’eccezione sulla circolazione urbana abbia generato la convinzione diffusa tra i ciclisti che sia consentito viaggiare affiancati. I codici stradali di molti Paesi europei vietano addirittura la circolazione di biciclette sulle strade extraurbane, possono circolare solo sulle piste ciclabili, molto più numerose che in Italia.In territorio italiano è altrettanto vero però, che anche laddove esistono le piste, i ciclisti sportivi non le utilizzano. I vigili di Cavaion, per questo, concludono: «Nel nostro Comune ci sono molte piste ciclabili che sarebbe il caso di usare, ne corre una anche vicino al tratto di provinciale dove è stata emessa la contravvenzione. C’è anche la ciclabile intercomunale dei paesi di Affi, Costermano, Caprino e Rivoli, che sebbene sia stato a lungo pubblicizzata viene usata pochissimo. Con i nostri interventi si cerca solo di salvaguardare utenti forti e deboli della strada, perché non si verifichino incidenti che poi fanno soffrire tutti».

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