mercoledì, Luglio 24, 2024
Museo archeologico con nuovi reperti dell’Età del Bronzo

Donazione anonima

Due scatoloni di materiale ceramico, appartenenti alla antica e media Età del Bronzo e provenienti dall’insediamento di Ca’ Nova, sono stati donati da un anonimo al Museo Archeologico. Si tratta di reperti estremamente interessanti, tra cui alcuni vasi quasi intatti con decorazioni particolari. «Ringrazio l’anonimo donatore non solo per questo prezioso regalo, ma anche per aver curato e mantenuto in buono stato questi reperti negli ultimi vent’anni», afferma il direttore del museo Mario Parolotti, «mi auguro che anche altre persone donino materiali archeologici, piuttosto che gettarli quando perdono di interesse». Soddisfatto anche il sindaco Giancarlo Sabaini: «Anch’io mi associo nel ringraziare il donatore per aver contribuito ad arricchire il patrimonio del Museo Civico. Queste persone collezioniste sono spesso degli appassionati e non dei tombaroli, e in alcuni casi hanno contribuito a segnalare la scoperta di nuovi siti archeologici». Il sito di Ca’ Nova venne scoperto alla fine del 1980 ed ha fornito numerosi reperti, in particolare vasi e oggetti in terracotta, pugnali in bronzo, ambra, punte ed oggetti in selce e in osso, dell’antica e media Età del Bronzo (1800-1500 a.C.), conservati oggi nelle sale del Museo Archeologico, in Municipio. Inaugurato nel 1990 grazie alla collaborazione della Soprintendenza Archeologica del Veneto, del Museo civico di Storia Naturale di Verona e del Comune di Cavaion, che hanno permesso di recuperare il materiale e allestire le strutture espositive, il Museo è composto di quattro sale. La prima sala è adibita alla proiezione di un documentario che illustra i ritrovamenti, mentre la seconda sala è interamente dedicata ai reperti di Ca’ Nova. Ogni vetrina illustra e spiega esaurientemente una determinata attività: come venivano modellati i vasi, i degrassanti; la rifinitura del vaso; la cottura; anse e prese; gli ornamenti; l’agricoltura, l’allevamento e la caccia; la tessitura; la metallurgia; la decorazione; le modalità di datazione di un reperto. In tutto sono presenti 11 vetrine. La terza sala raccoglie oggetti (tra cui qualche lascito), provenienti dai paesi vicini: Costermano, Pastrengo ed Affi. Le vetrine sono cinque. Nella quarta sala sono conservati i resti della necropoli romana venuti alla luce nel 1993 in località Bossema, verso Calmasino. Qui sono ricostruite due tombe: una testimonia l’inumazione del defunto e presenta all’interno due loculetti che contenevano piccole ampolle, balsamari e vasetti in ceramica. L’altra tomba si riferisce alla tecnica dell’incinerazione e contiene parti di ossa bruciate e un corredo formato da un piatto di vetro, due vasetti quadrati in vetro, un vasetto retico in ceramica e una moneta di Antonino Pio. Vi sono due altre vetrine con oggetti provenienti dal corredo di altre tombe: una bottiglia in vetro ed un bracciale di lignite. «Al più presto alcuni dei reperti donati saranno esposti e si potranno ammirare al Museo», conclude Parolotti.

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