venerdì, Aprile 12, 2024
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Riccardo Ausserer è sceso a 81 metri per collocare una targa e scacciare i propri incubi UN ANNO FA LA TRAGEDIA

Negli abissi del Garda nel ricordo di due amici

«Sono sceso fino a 81 metri. Ho esorcizzato i miei incubi». Ad un anno esatto di distanza dalla tragica immersione nelle acque antistanti Corno di Bò, ieri, Riccardo Ausserer ha voluto ricordare gli amici Massimo Berti e Claudio Cattoni che quel 29 dicemre 2002 persero la vita.Ha voluto farlo con un’immersione durante la quale ha collocato una nuova targa ricordo ad un paio di metri di profondità e ha portato quella deposta lo scorso marzo più giù, molto più giù: a meno 81 metri. Ci ha messo circa una ventina di minuti: con la lampada ha squarciato le tenebre degli abissi e lentamente è andato a caccia dei suoi incubi, per affrontarli e sconfiggerli.«Da un anno – ha spiegato una volta tornato in superficie – Massimo turba le mie notti, protagonista assoluto dei miei incubi. È strano perché ero molto amico di Claudio, abitavamo a pochi metri di distanza, ma è Massimo a non darmi pace. Lo ha fatto anche la notte scorsa: mi afferrava per le pinne, mi trascinava verso il basso e mi diceva “vieni giù e resta insieme a me”». Pessimo presagio, ma Riccardo non ha voluto ascoltare la moglie che cercava di convincerlo a rinunciare. Proprio come dodici mesi fa, è sceso dalle ripide scale di pietra che scendono fino al lago dalla Gardesana Orientale – e che ieri si erano trasformate nel letto insidioso di un piccolo torrente – ha raggiunto la spiaggia delle Lucertole poco dopo le 9.Insieme a lui, i fratelli e la mamma di Massimo con altri famigliari: né il lago mosso, né la pioggia e il forte vento gelido sono riusciti a fermare la piccola comitiva partita da Trento sotto la neve. Riccardo ha ripetuto gli stessi gesti compiuti un anno prima insieme a Massimo e Claudio e agli altri due compagni d’immersione, Lorenzo Lucianer e sua moglie Laura Mascher. Quando mancavano pochi minuti alle 10, è entrato in acqua, ha salutato con un cenno della mano, ha raccolto alcuni fiori allungatigli da una ragazza ed è sparito tra i flutti. Chissà quali pensieri si sono affollati nella mente dell’agente della Questura di Trento, chissà se nuove immagini di quei terribili momenti sono riemerse della sua memoria. Chissà. Sulla spiaggia, intanto, frustati dalle intemperie, gli amici lo hanno atteso trattenendo il fiato. Minuti interminabili con gli sguardi puntati su acque agitate ed ostili. Alla fine, il gorgoglio del bolle uscite dal respiratore e la luce della torcia hanno annunciato il ritorno di Ausserer: quando la sua testa è spuntata tra le onde, qualche metro al largo, la tensione s’è trasformata in commozione. Uno sguardo alla mamma di Massimo, un altro cenno della mano. «È una profondità che non si dovrebbe mai raggiungere da soli – commenta Ausserer mostrando il computer da polso che ha registrato ogni dato dell’immersione – perché in caso di problemi il sub solitario non avrebbe scampo».

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