giovedì, Luglio 18, 2024
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Tutela del territorio. Nascono le «Zps», ma ora Venezia deve combattere con le scelte del ministero per l’Ambiente. La Regione ha istituito due zone di salvaguardia di flora e fauna

Un Baldo a protezione speciale

Anche per il Monte Baldo la giunta regionale ha approvato le misure di conservazione per le zone di protezione speciale (in sigla Zps), che però appena adottate potrebbero essere invalidate avendo il Governo, su proposta del ministero dell’Ambiente, di recente varato un decreto legge che disciplina la medesima materia. Tutte le Regioni dovranno attenersi al decreto, ma la Regione Veneto sta valutando la possibilità di un ricorso. Lo fa sapere l’assessore ai parchi alle politiche degli enti locali e del personale, Stefano Valdegamberi, ricordando che tra le 11 misure di conservazione degli habitat e delle specie di fauna e di flora di interesse comunitario europee della provincia di Verona ci sono, oltre al Baldo est (tra Brentino Belluno, Caprino, Ferrara di Monte Baldo e Rivoli Veronese) e il Baldo ovest (tra Brenzone, Caprino, Ferrara, Malcesine e San Zeno di Montagna), anche il Ponte di Veja e il Vajo della Marciora a Sant’Anna d’Alfaedo, Fontanili di Povegliano, la palude del Busatello a Gazzo Veronese, la palude del Feniletto e lo Sguazzo del Vallese tra Oppeano e Palù, la palude di Pellegrina tra Erbè, Isola della Scala e Sorgà, la palude del Brusà a Casaleone e Cerea, alcune zone del Basso Garda, lo Sguazzo di Rivalunga tra Palù e Zevio, parte alta dei Monti Lessini e piccole Dolomiti. Per Valdegamberi il provvedimento, preso di concerto con il collega alle Politiche per il territorio Renzo Marangon, «È frutto di un lavoro imponente e importante», che la Regione teme ora di vedere annullato. «È fondamentale salvaguardare la rete ecologica regionale e quindi veronese in stretta collaborazione con i soggetti pubblici e privati», dice Valdegamberi, «rappresenta un interesse prioritario per tutta la nostra comunità, sia sotto il profilo strettamente naturalistico sia sotto quello culturale ed economico». Le disposizioni per Verona, contenute nella delibera che va a tutelare 67 Zps in tutto il Veneto, hanno per Valdegameberi un significato particolare: «Il Veneto è stata tra le prime Regioni in Italia ad adottarle e questo ci mette in regola con le direttive della Comunità Europea del 1992 Habitat e del 1979 Uccelli». Per il Baldo, Valdegamberi sottolinea: «È una delle zone a maggiore biodiversità , una delle aree più complesse con specie rare e endemismi che vanno tutelati. In base al lavoro che la Regione ha fatto, l’area del Baldo è stata considerata una zona per cui è necessario stilare un piano di gestione ad hoc. Tale strumento sarà importantissimo per gestire questo territorio in maniera che la biodiversità che lo rende unico in Europa sia garantita in un giusto rapporto uomo-ambiente. Per ora la cartografia è solo abbozzata, ma abbiamo già incaricato nostri professionisti di farne una molto particolareggiata coinvolgendo i vari soggetti pubblici presenti sul territorio in modo che contribuiscano a redigere il lavoro mettendo a disposizione quanto già è in loro possesso». «Le linee generali di questo piano di gestione saranno tradotte in linee pratiche di azione e si dovrà individuare, mediante legge regionale, un soggetto gestore, che potrebbe essere la Comunità montana del Baldo o un futuro ente parco». Considerando le peculiarità elencate dalle schede regionali viene naturale chiedersi se non si possa parlare di un parco naturale del Baldo: «Le misure di tutela previste in un parco, ove possono anche non esserci aree Sic o Zps , possono essere addirittura inferiori a quelle previste in queste aree. Quindi un parco non dovrebbe suscitare preoccupazione. In ogni caso, secondo le direttive comunitarie della Rete natura 2000, la biodiversità andrebbe garantita creando corridoi ecologici che colleghino tra loro queste zone preziose ma permettano, mantenendo la conservazione delle specie animali e vegetali, anche la permanenza dell’uomo che in questo contesto va inserito». Per Valdegamberi proprio la presenza dell’uomo garantirebbe il mantenimento degli habitat naturali: «Vanno trovate forme che rendano compatibile la coesistenza dell’uomo con l’ambiente facendo divenire di pratica attuazione il tanto ribadito concetto di sviluppo ecosostenibile, proprio attraverso il recupero delle aree marginali». Valdegamberi non esiterebbe a proporre per queste zone un parco a misura d’uomo e, forse, pure di cacciatore, ma fa notare: «Su questo sto lavorando da tempo, cercando di coinvolgere amministrazioni e associazioni, comprese quelle venatorie. Ma ora dobbiamo difendere il lavoro fatto dalla nostra Regione. Purtroppo, a una settimana dall’approvazione del nostro documento, è intervenuto il Governo, con un decreto legge contro il quale stiamo verificando se vi sono i presupposti per un ricorso. Rigettiamo la posizione dirigistica dell’attuale ministero per l’Ambiente, richiamando una gestione del territorio che parta dal basso».

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