Grana dopo le dimissioni dell’assessore. Sotto accusa l’impianto elettrico e i cibi precotti freddi

Asilo di Maguzzano i genitori all’attacco

06/02/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Roberto Darra

Pri­ma grana da risol­vere per il sin­da­co lonatese Moran­do Peri­ni, nelle vesti di asses­sore alla Cul­tura e Pub­bli­ca istruzione dopo la rin­un­cia alla del­e­ga — come antic­i­pa­to ieri — da parte di Alessan­dra Fontana. Riguar­da la scuo­la mater­na di Maguz­zano, aper­ta dal Comune per far fronte alle esi­gen­ze, vis­to che gli asili del capolu­o­go non era­no più in gra­do di rispon­dere alla cresci­ta demografi­ca del­la cit­tad­i­na. Il vec­chio edi­fi­cio comu­nale, da anni abban­do­na­to, pos­to pro­prio di fronte all’, era sta­to sis­tem­ato e accoglie una sezione con 28 bam­bi­ni. A denun­cia­re i prob­le­mi legati alla men­sa sco­las­ti­ca è la rap­p­re­sen­tante dei gen­i­tori, Cinzia Simioni, che è anche mem­bro del­la com­mis­sione men­sa del Comune. L’ultimo incon­tro tra il sin­da­co e la sig­no­ra Simioni, che avrebbe dovu­to sbloc­care la situ­azione, risale al 29 gen­naio. «Purtrop­po a tutt’oggi abbi­amo avu­to solo promesse. Nonos­tante la sto­ria si trasci­ni ormai da mesi, gli innu­merevoli appel­li riv­olti all’Ufficio sco­las­ti­co e una ver­i­fi­ca effet­tua­ta dall’Asl — spie­ga la del­e­ga­ta dei gen­i­tori — il cibo che viene for­ni­to è fred­do, non di otti­ma qual­ità, ma sca­dente, e certe volte non rispet­ta la tabel­la nutrizionale, nel sen­so che viene for­ni­ta per un cer­to numero di giorni sem­pre la stes­sa pietan­za, frut­ta invari­a­ta per una set­ti­mana o più, for­mag­gio, ove indi­ca­to, sem­pre del­lo stes­so tipo, non con­sono all’alimentazione dei bam­bi­ni». Il prob­le­ma del­la tem­per­atu­ra del cibo pre­cot­to è invece lega­to allo scal­da­vi­vande — «inadegua­to» -, per cui si sarebbe deciso di pas­sare dall’attuale for­ni­tu­ra mono­porzione alla pluri­porzione, con l’adeguamento del locale cuci­na e con un nuo­vo scal­da­vi­vande. Il Comune ha già provve­du­to alla for­ni­tu­ra dell’attrezzatura nec­es­saria per la cuci­na, «che però risul­ta ini­t­uliz­z­abile, in quan­to l’impianto elet­tri­co dell’edificio non con­sente di sop­portare il cari­co di tali elet­trodomes­ti­ci. Non solo, anche lo scal­da acqua elet­tri­co fun­ziona a fasi alterne, per lo stes­so moti­vo. L’attuale impianto è in gra­do di sop­portare solo 3 chilowatt, aumentare la poten­za vuol dire a met­tere mano a tut­ta la rete elet­tri­ca…». Insom­ma, è come un cane che si morde la coda. Sen­za un inter­ven­to rad­i­cale, i piat­ti che alla som­min­is­trazione dovreb­bero avere una tem­per­atu­ra com­pre­sa tra i 60 e i 65 gra­di (lo scrive l’Asl nel ver­bale di ispezione) in realtà ven­gono servi­ti intorno ai 45–55 gra­di. «Sull’aspetto del­la qual­ità — con­tin­ua la sig­no­ra Simioni — cer­ta­mente influisce anche la scelta fat­ta dal Comune di fornire cibo già taglia­to a pezzi. La stes­sa dit­ta che effet­tua il servizio ha spie­ga­to che questo influisce neg­a­ti­va­mente». Alla let­tera con­seg­na­ta a mano al sin­da­co il 29 gen­naio ha fat­to segui­to in questi giorni una rac­col­ta di firme tra i gen­i­tori. E non man­cano anche le prime reazioni politiche. Vale­rio Sil­vestri, di Forza Italia, pre­an­nun­cia una inter­pel­lan­za urgente al sin­da­co per capire «come mai la scuo­la di Maguz­zano non sia sta­ta sot­to­pos­ta pri­ma dell’apertura al rifaci­men­to e mes­sa a nor­ma dell’intero impianto elet­tri­co. Per­ché sia sta­to prefer­i­to il taglio del cibo e non la nor­male porzione. Forse per­ché il Comune vuole risparmi­are anche sul per­son­ale? Affi­dan­do la som­min­is­trazione dei pasti solo ad un’unica per­sona, per neanche due ore? Invece di pro­pa­gan­dare questo asi­lo sul notiziario come il non plus ultra per il panora­ma, per l’aria buona, non si è pen­sato neanche di met­ter­lo seri­amente a norma!».

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