Dalle voci bianche che furono anche registrate dalla Rai alla musica sacra: le passioni contagiose di un rimpianto trascinatore. Giuseppe Castellani, tenore e animatore del coro, è morto dopo aver cantato nella basilica di San Pietro a Roma. Quell’esecu

ESTIMATORI DI DOTE PRIMA CHE MUSICISTI

28/11/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

La musi­ca ha sem­pre accom­pa­g­na­to i momen­ti impor­tan­ti del­la vita non solo delle per­sone ma anche degli interi pae­si. Forse per questo in qua­si tutte le comu­nità vi è una realtà musi­cale impor­tante, che si trat­ti del­la ban­da piut­tosto che di un coro. Lazise con­fer­ma la rego­la: le voci del­la sua Schola Can­to­rum rap­p­re­sen­tano in qualche modo il suo cuore spir­i­tuale e artis­ti­co. Un legame che per­du­ra da trent’anni, da quan­do il coro venne fonda­to da Giuseppe Castel­lani, scom­par­so poche set­ti­mane fa. Alber­to Castel­lani, fratel­lo del musicista, ha rac­colto l’eredità artis­ti­ca di Giuseppe, lui che lo ave­va aiu­ta­to a far nascere la Schola can­to­rum pro­prio come gli era sta­to accan­to nelle attiv­ità di famiglia.«Giuseppe ave­va inizia­to da ragaz­zo come sar­to, ma le sue vere pas­sioni sono sem­pre state la musi­ca e il can­to», rac­con­ta con grande pudore Alber­to Castel­lani, qua­si in pun­ta di pie­di per non dis­tur­bare la figu­ra del fratel­lo tan­to ama­to e ammi­ra­to. «Era davvero una grande per­sona», con­tin­ua Alber­to. «In ogni attiv­ità cui si è ded­i­ca­to, dal­la polit­i­ca all’impegno sociale, ave­va dimostra­to la sua pas­sione a favore degli altri e del paese. Questi val­ori occu­pa­vano il pri­mo pos­to nei suoi pensieri».All’attività sar­to­ri­ale eserci­ta­ta a Colà, local­ità di orig­ine dei Castel­lani, venne presto affi­an­ca­ta quel­la di ven­di­ta delle stoffe e fu in quel momen­to che si rese nec­es­sario l’aiuto di Alberto.«Giuseppe non pote­va seguire tut­to», spie­ga Alber­to castel­lani, «e, pur trovan­do­mi bene dove lavo­ra­vo, mi sem­brò gius­to aderire alla sua richi­es­ta di col­lab­o­razione. Così accan­to al lab­o­ra­to­rio abbi­amo aper­to il negozio: pri­ma sem­pre a Colà, quin­di nel 1954 a Lazise, vici­no a por­ta San Zeno. Infine nel 1955 ci siamo trasfer­i­ti poco dis­tante, su piaz­za Vit­to­rio Emanuele».L’attività cresce­va, ma per Giuseppe la musi­ca e il can­to rimanevano le pas­sioni più grandi.«Aveva una voce stu­pen­da. D’altra parte tut­ti noi di famiglia ci siamo cimen­tati in queste dis­ci­pline: mio non­no era tenore, e can­ta­va nel­la par­roc­chiale. Mio padre Sil­vio can­ta­va come bas­so. Anch’io ho questo tim­bro, e da bam­bi­no ho inizia­to nel coro del­la par­roc­chia. La stes­sa cosa ha fat­to Giuseppe: ave­va una bel­lis­si­ma voce e dopo esser­si diplo­ma­to in can­to al Dall’Abaco di Verona ha per­fezion­a­to i suoi stu­di a ».Una pas­sione tal­mente inten­sa da non pot­er restare con­fi­na­ta in sé stes­so. Il pri­mo coro a essere for­ma­to da Giuseppe Castel­lani fu quel­lo dei bam­bi­ni delle Voci d’oro del Gar­da: il com­p­lesso si esi­bì anche in Rai, a Milano, e diede vita a un con­cer­to nel castel­lo laciniense ospi­tan­do il coro dell’Antoniano di Bologna diret­to da Mariele Ven­tre, quel­lo famoso per accom­pa­gnare le ese­cuzioni del­lo Zecchi­no d’oro, il fes­ti­val del­la can­zone per bambini.In segui­to arrivò la corale degli adul­ti, la Schola can­to­rum. «Se ne parla­va da tem­po», ricor­da Maria Luc­chi­ni, sopra­no di questo grup­po sin dal­la sua for­mazione. «Decidem­mo di met­tere degli avvisi in chiesa e le ade­sioni furono tante da portare alla nasci­ta di un coro di 60 ele­men­ti. Era il 1976».Da allo­ra il coro di Lazise, com­pos­to oggi da una trenti­na di ele­men­ti, ha man­tenu­to la pecu­liar­ità di esi­bir­si solo accom­pa­g­nan­do le cer­i­monie reli­giose. «Siamo sta­ti chia­mati a cantare in numero­sis­sime local­ità in Italia. Quest’anno, il 23 aprile, abbi­amo cel­e­bra­to il trenten­nale can­tan­do a Roma, dall’altare del­la Cat­te­dra nel­la basil­i­ca di San Pietro, la mes­sa delle 12.30. Cantare lì è un’emozione inde­scriv­i­bile. Per noi, poi, si uni­va a ques­ta ten­sione la con­sapev­olez­za di vivere un momen­to stra­or­di­nario», si com­muove Maria Luc­chi­ni, «per­ché conosce­va­mo bene le con­dizioni di salute del mae­stro Castel­lani». Il can­to del cig­no all’altare del Papa.«Giuseppe ha scrit­to anche molte pagine di musi­ca. Note che con­tin­uer­an­no a par­lare di lui soprat­tut­to a Lazise: il paese», con­clude il fratel­lo Alber­to, «che è sem­pre sta­to nel suo cuore».

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