E' don Giuseppe Venturini, 'ex curato calciatore, volato in Kazakistan nel '97, a cinquant'anni dopo essere stato per un decennio a Bardolino e per altri dieci anni parroco a Madonna della Scoperta e Polpenazze

Ex curato dorme negli scantinati ed insegna il catechismo

29/01/2000 in Religione
Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

Si allarga la par­roc­chia e la chiesa del rione Orbi­ta a Kara­gandà com­in­cia ad essere pic­co­la nonos­tante gli abi­tan­ti siano in con­tin­ua dimin­uzione. Il mes­sag­gio arri­va da don Giuseppe Ven­turi­ni, l’ex cura­to cal­ci­a­tore vola­to in Kaza­k­istan nel ’97 a cinquan­t’an­ni dopo essere sta­to per un decen­nio a Bar­dolino e per altri dieci anni par­ro­co a Madon­na del­la Scop­er­ta e Polpe­nazze, entrambe local­ità del Bres­ciano ma del­la dio­ce­si di Verona.In una let­tera don Giuseppe in seren­ità trac­cia un panora­ma “sul­l’in­certez­za e pre­ca­ri­età” in cui i sac­er­doti sono chia­mati a oper­are in un paese ove la situ­azione eco­nom­i­ca è in con­tin­uo peg­gio­ra­men­to sen­za prospet­tive e vie d’us­ci­ta. “C’è una pro­gres­si­va riduzione del­la popo­lazione nelle cit­tà ma anche nei vil­lag­gi”, mette in risalto l’ex cura­to che ha inseg­na­to reli­gione negli anni Ottan­ta nelle scuole del­l’ob­bli­go a Bar­dolino “per la pre­ca­ri­età del lavoro e molti pur di non perdere il pos­to e sapen­do di non venir pagati con­tin­u­ano a lavo­rare ugual­mente. Quin­di nes­suno ama il lavoro e non assume responsabilità”.Constatazione che don Giuseppe fa di per­sona vis­to come si allungano i tem­pi per la costruzione del salone per gli incon­tri con i par­roc­chi­ani, delle due sale per il cat­e­chis­mo e per la casa “del prete”. Lavori tut­to­ra in alto mare anche se dove­vano essere fini­ti pri­ma che arrivasse l’in­ver­no. “E molto logo­rante e stres­sante”, con­tin­ua il mis­sion­ario “lavo­rare in queste con­dizioni. Non si è mai sicuri di nul­la vis­to che non san­no cosa sia la paro­la data”. Sta di fat­to che in pieno inver­no il cat­e­chis­mo e gli incon­tri con­tin­u­ano ad essere fat­ti in chiesa, nel cor­ri­doio e negli scant­i­nati dove lo stes­so don Giuseppe è costret­to a dormire “dal mer­coledì al saba­to men­tre gli altri giorni fac­cio il pendolare”.Nonostante gran­di dif­fi­coltà il sac­er­dote si prodi­ga nel­l’aiutare in par­ti­co­lare i gio­vani “sen­za famiglia alle spalle, in balia di un totale dis­ori­en­ta­men­to e quin­di facili pre­da del­la dro­ga, del­l’al­col­is­mo e attrat­ti dalle sette”. Con l’aiu­to delle suore di Madre Tere­sa e le offerte che arrivano dal­l’I­talia don Giuseppe è rius­ci­to a met­tere in moto sia il fon­do san­i­tario, per aiutare i più poveri a com­per­ar­si le med­i­cine e a sosten­er­li quan­do ven­gono ricoverati per inter­ven­ti vari, sia quel­lo del lavoro pagan­do a una famiglia le rate di acquis­to di una muc­ca, oppure com­mis­sio­n­an­do lavoret­ti per venire incon­tro a qualche madre con Figli e gen­i­tori a carico.“Il lavoro non man­ca e nem­meno l’aiu­to del Sig­nore con i suoi doni”, dice don Giuseppe con­clu­den­do il mes­sag­gio “e le vostre preghiere mi sosten­gono nel­la evan­ge­liz­zazione di questo non facile paese; u vostro aiu­to eco­nom­i­co mi offre la pos­si­bil­ità di dare dei seg­ni con­creti del­la nos­tra fra­ter­nità e dimostrare che siamo un’u­ni­ca famiglia: la Chiesa”, (a.j)