Si torna alla normalità dopo il maxi smottamento. Un geologo avverte: si è costruito in maniera sbagliata

Frane figlie del fuoco e del cemento

21/07/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

I limone­si han­no pas­sato la gior­na­ta con gli occhi ver­so il cielo. Il mal­tem­po face­va temere ulte­ri­ori frane nel canalone sopra l’ho­tel «Panora­ma», che nel­la notte fra mer­coledì e giovedì ave­va scar­i­ca­to nel parcheg­gio del­l’al­ber­go 12–13 mila metri cubi di ghi­a­ia, sfio­ran­do la statale «Garde­sana» e sep­pel­len­do una deci­na di auto di tur­isti tedeschi e bel­gi. For­tu­nata­mente ieri non ci sono sta­ti altri smot­ta­men­ti, per cui è sta­to pos­si­bile com­pletare la pulizia del piaz­za­le som­mer­so dai detri­ti. Risolto anche il prob­le­ma dell’acqua pota­bile, che impen­sieri­va ammin­is­tra­tori e oper­a­tori tur­is­ti­ci, oltre, nat­u­ral­mente, ai res­i­den­ti, in con­sid­er­azione dei dan­ni reg­is­trati in prossim­ità del ser­ba­toio di cap­tazione nel­la Valle del Sin­gol, dove scorre il tor­rente San Gio­van­ni. «Non abbi­amo avu­to dan­ni — pre­cisa il sin­da­co Giambat­tista Mar­tinel­li — ma qualche prob­le­ma al sis­tema infor­mati­co com­put­er­iz­za­to. Le cose adesso van­no bene e un’im­pre­sa ha sis­tem­ato la stra­da. La notte scor­sa non si sono aggiun­ti altri dis­as­tri e i tem­po­rali che si sono abbat­tuti sul­la zona non han­no avu­to serie con­seguen­ze, com’era accadu­to la notte prece­dente». Sul fronte del canalone, «sti­amo lavo­ran­do per la mes­sa in sicurez­za, ben sapen­do che di fronte a una piog­gia eccezionale c’è poco da fare, anche per­ché è sta­ta mes­sa a pun­to sola­mente la pri­ma parte del­l’in­ter­ven­to di riparo e man­ca la sec­on­da parte, rel­a­ti­va alla parte più in alto». Prospet­tive sul­la con­clu­sione del lavoro a riparo del canalone e sui costi? «Ci riv­ol­ger­e­mo alla Regione per­ché si ter­mi­ni la mes­sa a pun­to di quan­to già inizia­to e chieder­e­mo anche un finanzi­a­men­to. I costi dei lavori dovreb­bero aggi­rar­si sul mez­zo mil­iar­do, e quan­to accadu­to dovrebbe con­fig­u­rar­si come una calamità nat­u­rale». Mar­tinel­li con­fer­ma che, fino a ieri, non era­no state emanate ordi­nanze di sgombero di nes­suna strut­tura ricetti­va (a ris­chio pare­vano essere soprat­tut­to le «Limon­aie»), ma che «qualche cameriere è sta­to invi­ta­to ad abban­donare la pro­pria cam­era e ad andare a dormire altrove. Comunque, per il futuro, bisogn­erà lim­itare anche la capien­za del parcheg­gio che è sta­to sep­pel­li­to dal­la sab­bia cadu­ta dal canalone. Si perder­an­no 8–10 posti auto, ma sarebbe meglio non uti­liz­zar­lo». A fronte del­l’en­nes­i­mo smot­ta­men­to, che va a som­mar­si ai moltepli­ci che si sono susse­gui­ti negli ulti­mi anni, specie in segui­to all’in­cen­dio del 1997, qual­cuno avan­za anche qualche anal­isi più appro­fon­di­ta. Non è, infat­ti, pos­si­bile imputare alla sola natu­ra la col­pa di quan­to è avvenu­to in questi ulti­mi anni, e nep­pure ci si può lim­itare a sot­to­lin­eare alcu­ni gravis­si­mi dan­ni che sono sta­ti favoriti dal­l’e­lim­i­nazione degli alberi a segui­to degli incen­di. Vin­cen­zo Ces­chi­ni, geol­o­go di Riva, conosce la zona come le sue tasche, e l’in­car­i­co politi­co di vice pres­i­dente del­la , uni­to alla pro­fes­sione che svolge, gli con­sentono una indagine appro­fon­di­ta di quan­to va succe­den­do. «In ger­go tec­ni­co accade un fenom­e­no che noi defini­amo debris-flow. Purtrop­po, tut­ta quel­la zona è a ris­chio, per­ché le colate di mate­ri­ale detriti­co si accu­mu­lano sta­bil­mente nei canaloni. Lo scari­co ver­so valle viene indub­bi­a­mente facil­i­ta­to a fronte di pre­cip­i­tazioni vio­lente, che scar­i­cano anche 300 mil­limetri di acqua all’o­ra. Si ver­i­fi­ca un fenom­e­no per il quale l’ac­qua fa “gal­leg­gia­re” i mate­ri­ali, che scivolano a valle. «A volte capi­ta che i detri­ti tro­vi­no delle costruzioni sul­la loro stra­da, pro­prio sul­la lin­ea di scor­ri­men­to dei canaloni. Res­ta da chieder­si come sia sta­to pos­si­bile fab­bri­care in aree a ris­chio come queste. Prob­a­bil­mente ciò è dovu­to alla man­can­za — a suo tem­po — di piani urban­is­ti­ci che, una vol­ta isti­tu­iti, han­no invece inter­det­to l’ed­i­fi­cazione in zone come quelle a ris­chio». Per­ché si ver­i­f­i­cano con fre­quen­za questi episo­di e per­ché pro­prio adesso? «Si trat­ta di fenomeni che pos­sono accadere ogni 50–60 anni e, fino a qualche anno fa, era­no sta­ti spo­radi­ci o addirit­tura assen­ti. Ma la piog­gia vio­len­ta, aggiun­ta all’­opera dev­as­ta­trice degli incen­di e alla con­seguente man­can­za di alberi, ha fat­to il resto: in prat­i­ca il mate­ri­ale non tro­va bar­riere che lo fer­mi­no e diviene, come dici­amo noi, mobi­liz­z­abile». Ci sono rime­di ad una situ­azione del genere, che affon­da le sue radi­ci in scelte edi­fi­ca­to­rie dis­cutibili? «I rime­di ser­vono se si inter­viene per intero sul­la zona a ris­chio, specie su quel­la più in alto, il cosid­det­to baci­no di accu­mu­lo. Nel caso accadu­to in questi giorni a Limone, ad esem­pio, bisog­na­va inter­venire anche la parte di canalone più in alto men­tre, per qualche moti­vo, l’in­ter­ven­to è sta­to fat­to solo nel­la parte bas­sa e quin­di non con­clu­so. Ser­vono briglie, gradoni per ridurre o elim­inare il ris­chio. Lo può dimostrare il fat­to che nel­la parte medio-ter­mi­nale l’in­ter­ven­to appronta­to ha resis­ti­to». Il geol­o­go aggiunge un’al­tra con­sid­er­azione, sec­on­do la quale «per pru­den­za, almeno la parte del piaz­za­le di fronte all’al­ber­go “Panora­ma” (quel­la ver­so monte) dovrebbe essere inter­det­ta alla fun­zione di parcheggio».

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