L’inverno passa la mano. Riapre Campei di Cima

Il rifugio gestito dagli alpini della Monte Suello

16/03/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Col mese di aprile, sem­pre che la neve si sci­ol­ga, riaprirà Campei di Cima, il rifu­gio tra il e la Valle Sab­bia, in ter­ri­to­rio di Toscolano Mader­no. Per arrivar­ci, da Gaino bisogna per­cor­rere la valle delle Cam­er­ate, las­cia­re (dopo otto chilometri) l’au­to­mo­bile e salire un’o­ra e mez­zo a pie­di. Altri­men­ti, dal­la Degagna, lun­go il Pra­to e la Valle del­la Noce: due ore abbon­dan­ti di scarpina­ta. O da Tre­vi­so Bres­ciano. «Nel 2005 abbi­amo servi­to 2.231 pranzi, 732 cene e 680 colazioni — ricor­da Giuseppe Grana­ta, di Desen­zano, il respon­s­abile, che ora pas­sa la mano a Boris Rolfi, di Agno­sine -. Più di 700 i per­not­ta­men­ti, con un incre­men­to medio del 2 per cen­to rispet­to al 2004. Con­siderati anche gli ospi­ti e gli addet­ti, il totale dei pasti sale a 4.111 (più 1.054 colazioni) e i per­not­ta­men­ti a 1.046. I risul­tati han­no risen­ti­to del­l’in­clemen­za del tem­po (a Fer­ragos­to erava­mo davan­ti al fuo­co per scal­dar­ci). Sono sta­ti accolti numerosi alun­ni delle scuole di Sab­bio Chiese, Pueg­na­go, Navaz­zo di Gargnano, Vobarno, Odolo, San Felice, Roè Vol­ciano, Provaglio, Pre­seglie, Padenghe e Per­ti­ca Bas­sa, con i loro inseg­nan­ti, real­iz­zan­do quel­la che era sta­ta una delle moti­vazioni prin­ci­pali: far conoscere, amare e godere la mon­tagna». Nel cor­so del­l’an­no gli del­la «Monte Suel­lo», che gestis­cono la strut­tura, si sono impeg­nati a effet­tuare l’ap­provvi­gion­a­men­to del­la leg­na da ardere, i lavori di pavi­men­tazione delle strade e la manuten­zione dei ser­ra­men­ti esterni, a trasportare e montare l’arreda­men­to del­la nuo­va cuci­na, a ripas­sare i tet­ti sos­tituen­do i cop­pi rot­ti, a ripristinare il rives­ti­men­to refrat­tario dal fuo­co e a instal­lare il caminet­to nel locale bar, a posare le zan­zariere, come richiesto dal­l’Asl, ecc. Nel 2006 sarà real­iz­za­ta la passerel­la a fian­co del gua­do sul­la stra­da che sale dal­la Degagna, ed elim­i­nati alcu­ni scoli del­l’ac­qua. I fab­bri­cati ver­ran­no dotati di estin­tori e manichette anti­ncen­dio. Ma Grana­ta chi­ude qui. «Dopo tren­t’an­ni nel diret­ti­vo, di cui gli ulti­mi dieci a Campei — dice -, ter­mi­na il mio impeg­no in sezione, con un cer­to rimpianto. Ringrazio quan­ti han­no avu­to fidu­cia in me, e mi scu­so con col­oro ai quali pos­so avere reca­to offe­sa». «Campei de Sima», questo il nome dialet­tale, è un dos­so erboso a 1.017 metri, colti­va­to già nel Cinque­cen­to. Ci sono tre fab­bri­cati, e una cap­pel­la ded­i­ca­ta a San­ta Maria del­la Neve, costru­i­ta nei pri­mi del Sei­cen­to. Nel peri­o­do 1996–2000 gli alpi­ni han­no rimes­so a nuo­vo la strut­tura, di pro­pri­età del­l’Azien­da regionale delle foreste (Ersaf), otte­nen­done la ges­tione per 25 anni. La vec­chia stal­la è sta­ta trasfor­ma­ta in un salone capace di accogliere 150 per­sone più la cuci­na, la dis­pen­sa, il grande fuo­co, i servizi e una deci­na di posti let­to. Il tut­to con colonne di pietra a vista e travi in leg­no. Il sec­on­do immo­bile, più pic­co­lo, è adibito a bivac­co, per quan­ti pas­sano e inten­dono rifocil­lar­si o asci­u­gar­si. Il ter­zo, la casa padronale, su due piani, com­prende un paio di cam­er­ate (20 posti let­to), i servizi, ecc. All’in­gres­so, la zona giorno, con le tav­ole e l’im­man­ca­bile fuo­co. C’è anche la can­ti­na inter­ra­ta. Oltre a sis­temare i sen­tieri che por­tano sulle mon­tagne cir­costan­ti, gli alpi­ni han­no indi­vid­u­a­to una sor­gente, a 300 metri di dis­tan­za, col­lo­ca­to le tuba­ture e posato sia una vas­ca di rac­col­ta da 27 metri cubi (27mila litri di acqua) che due pic­cole di con­teni­men­to e decantazione. Per la cap­pel­la del­la Madon­na delle Neve, un po’ dis­cos­ta, sono state ricostru­ite le sot­to­mu­razioni e il volto, con le travi e i cop­pi. Lo scul­tore Angi­oli­no Aime ha real­iz­za­to una stat­uet­ta in cot­to. Campei viene tenu­to aper­to ogni fine set­ti­mana, dal­l’inizio di aprile (quan­do arrivano gli stu­den­ti delle scuole) alla fine di otto­bre, e l’in­tero mese di agos­to. Offre ospi­tal­ità e un pas­to cal­do a quan­ti amano salire sulle mon­tagne del Gar­da, per godere la natu­ra e ammi­rare il lago dal­l’al­to. Numerosi i tur­isti che, d’es­tate, sco­raz­zano in moun­tain bike. Quan­do se ne van­no, ecco giun­gere i cac­cia­tori. Capri­oli, tas­si, cervi, fagiani, lep­ri, gal­li for­cel­li: una fau­na var­ie­ga­ta. Sen­za dimen­ti­care i fag­gi cen­te­nari, le piante di noce, i peri e i cilie­gi selvatici.

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