Piano regolatore da buttare. La Corte costituzionale boccia il silenzio-assenso

Inatteso il verdetto dei giudici. Preoccupati gli amministratori

13/12/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Più che di una tego­la sarebbe meglio par­lare di un macig­no cadu­to sul­la tes­ta dell’amministrazione comu­nale di Lona­to; ma anche dei cit­ta­di­ni e delle imp­rese. Par­liamo di una sen­ten­za del­la Corte cos­ti­tuzionale, che attra­ver­so la ses­sione pre­siedu­ta da Cesare Mirabel­li, e con una sen­ten­za del 18 novem­bre scor­so che ha esam­i­na­to diver­si casi di giudizio sull’illegittimità di alcu­ni arti­coli del­la legge 499 del dicem­bre 1997 (per essere più chiari si trat­ta del­la legge Finanziaria), ha dichiara­to ille­git­ti­ma la nor­ma con la quale veni­vano con­siderati vali­di i piani rego­la­tori approvati con il prin­ci­pio del silen­zio-assen­so. Un prin­ci­pio che, lo ricor­diamo, venne sfrut­ta­to dal­la vec­chia Giun­ta Man­to­vani per far pas­sare il pro­prio Prg. La Supre­ma corte ha quin­di accolto i rilievi di incos­ti­tuzion­al­ità di alcu­ni arti­coli del­la legge del dicem­bre ’97 mossi dalle regioni Piemonte, Lom­bar­dia e Vene­to. Ma al di là delle dis­qui­sizioni giuridiche, che ovvi­a­mente in ques­ta sede tralas­ci­amo, la sen­ten­za provocherà effet­ti a dir poco pesan­ti. Alla luce del pro­nun­ci­a­men­to, infat­ti, Lona­to si ritro­va di fat­to sen­za un piano rego­la­tore. E’ come essere tor­nati indi­etro di vent’anni. In teo­ria, centi­na­ia di cit­ta­di­ni, arti­giani, indus­tri­ali, immo­bil­iaristi che in questi ulti­mi tre anni han­no potu­to edi­fi­care, si trovano all’improvviso sen­za il tet­to sul­la tes­ta. Non andrà pro­prio così, per­chè dif­fi­cil­mente la Regione inter­ver­rà con qualche nor­ma ves­sato­ria per colpire le centi­na­ia di per­sone di cui si parla­va pri­ma; per­sone che in buona fede ave­vano chiesto e ottenu­to una licen­za edilizia dal Comune in virtù dell’esistenza del Piano rego­la­tore. Dovran­no invece stare al palo tut­ti quei sogget­ti che, sul­la base del­lo stru­men­to urban­is­ti­co vigente e ora can­cel­la­to, era­no in atte­sa di ottenere la licen­za edilizia, o peg­gio il las­ci­a­pas­sare per costru­ire. Non si trat­ta di poche per­sone. Per esem­pio, ricor­da un asses­sore comu­nale, a dover rimet­tere tut­to in dis­cus­sione potrebbe essere l’ipermercato dei Cam­pag­no­li; ma anche le decine di arti­giani che han­no chiesto di ampli­are o acquisire aree nel­la zona indus­tri­ale o nel­la nuo­va zona di Cen­te­naro, e anco­ra decine di imp­rese di costruzione. E non è fini­ta. Lo stes­so asses­sore ricor­da per esem­pio il caso di quei cit­ta­di­ni che han­no sbor­sato decine di mil­ioni di Ici per aree pri­ma agri­cole e poi divenute fab­bri­ca­bili per effet­to del Prg. Insom­ma, una cate­na di guai inar­resta­bile. L’ex sin­da­co leghista, Man­lio Man­to­vani, cade dalle nuv­ole nell’apprendere la notizia. «Ma davvero? Non ne sape­vo nul­la. Per il momen­to non sono in gra­do di rilas­cia­re dichiarazioni, dovrò pri­ma leg­gere la sen­ten­za, poi se ne ripar­lerà…». Di diver­so tenore il com­men­to dell’attuale pri­mo cit­tadi­no, Moran­do Peri­ni. «Abbi­amo fis­sato già per questo pomerig­gio (ieri per i let­tori) un incon­tro con i tec­ni­ci e i nos­tri legali per capire gli effet­ti più imme­diati sui cit­ta­di­ni. Ho la forte sen­sazione che non pos­sano che essere dis­as­trosi. Siamo tor­nati indi­etro fino al 1976, al vec­chissi­mo piano di fab­bri­cazione. Non è ques­ta la sede — riprende Peri­ni — per con­testare le gravis­sime respon­s­abil­ità del­la vec­chia ammin­is­trazione leghista ret­ta da Man­to­vani; pos­si­amo solo garan­tire che è nos­tra inten­zione arrivare quan­to pri­ma a una defin­i­ti­va soluzione del prob­le­ma». E ai cit­ta­di­ni che han­no costru­ito con quel Prg but­ta­to al ven­to? «Non chieder­e­mo nul­la né a loro né alle aziende, per­chè se han­no edi­fi­ca­to lo han­no fat­to in buona fede. E’ il futuro che ci pre­oc­cu­pa, in quan­to con decor­ren­za imme­di­a­ta ho dato dis­po­sizione che la com­mis­sione Edilizie e i piani di lot­tiz­zazione siano bloc­cati fino a data da des­ti­nar­si: abbi­amo anche con­tat­ta­to la Regione, e a giorni ci dovrebbe essere un pri­mo incon­tro». Come si ricorderà, il prin­ci­pio del silen­zio-assen­so venne appli­ca­to dal Comune di Lona­to dopo che il pro­prio Prg, trasmes­so alla Regione, non era sta­to approva­to nel ter­mine dei 180 giorni fis­sato da un decre­to legge. La vicen­da si svilup­pò tra il ’95 e il ’96, in un arco di tem­po in cui il decre­to venne reit­er­a­to più volte, ma mai con­ver­ti­to in legge. Il Tar e il Con­siglio di Sta­to diedero ragione inizial­mente al Comune di Lona­to, e per questo l’ex sin­da­co intese come approva­to lo stru­men­to urban­is­ti­co. Fu uno strap­po con il Pirellone uni­co in Italia. Una scelta con­for­t­a­ta sia dal parere dei legali, sia dalle pro­nunce di tri­bunali ammin­is­tra­tivi. Che dopo quat­tro anni si sono dis­solte come neve al sole.

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