In pista un progetto di ampliamento e riorganizzazione dell’ente

La Casa di riposo si prepara a ripensare il proprio ruolo

Di Luca Delpozzo

La casa di riposo Fratel­li Beretta è una isti­tuzione di pub­bli­ca assis­ten­za e benef­i­cen­za, sor­ta ad inizio sec­o­lo con lo scopo di offrire assis­ten­za agli anziani. Attual­mente svolge attiv­ità di casa di riposo per 45 ospi­ti. Ulti­ma­mente si è pos­ta al cen­tro di una appro­fon­di­ta rif­les­sione, per aggiornare il pro­prio ruo­lo alle sfide del pre­sente e dell’immediato avvenire, a par­tire dall’utenza: la popo­lazione anziana di Padeghe. A segui­to dell’apprezzato radica­men­to nel tes­su­to ter­ri­to­ri­ale e in rispos­ta alla cres­cente e arti­co­la­ta doman­da di servizi non più di sem­plice cus­to­dia ed assis­ten­za, intende accred­i­tar­si come un’istituzione sociale inno­v­a­ti­va ed aper­ta alle mutate esi­gen­ze del­la popo­lazione. A questo scopo si è provve­du­to all’analisi dei fab­bisog­ni del­la popo­lazione anziana di Padenghe ed è sta­to pre­dis­pos­to lo stu­dio di fat­tibil­ità di un prog­et­to di riadegua­men­to, ampli­a­men­to e trasfor­mazione strut­turale. In quest’ultimo decen­nio, Padenghe ha assis­ti­to ad un mas­s­ic­cio incre­men­to del­la pro­pria popo­lazione anziana in ragione del dif­fu­so invec­chi­a­men­to del­la popo­lazione locale, ma anche del­la favorev­ole posizione cli­mat­i­ca del ter­ri­to­rio lacus­tre che ha favorito l’espansione di nuovi inse­di­a­men­ti abi­ta­tivi con pre­sen­ze sta­bili di pen­sion­ati prove­ni­en­ti da altri ter­ri­tori. A questo fenom­e­no si aggiunge il con­sis­tente flus­so tur­is­ti­co, anche di lun­go peri­o­do, da parte di pen­sion­ati e anziani che espon­gono pecu­liari domande di servizio. In prece­den­za il tes­su­to sociale del paese si fon­da­va sul mod­el­lo sol­i­daris­ti­co del­la famiglia che provvede­va all’assistenza degli anziani e rara­mente o in casi estre­mi ricor­re­va all’ente pub­bli­co. Attual­mente le mutate con­dizioni sociali e lavo­ra­tive del­la famiglia, unite al con­sol­i­da­men­to del mod­el­lo cul­tur­ale urbano, per­al­tro inte­ri­or­iz­za­to dagli stes­si anziani, han­no con­voglia­to ver­so le pub­bliche isti­tuzioni la cres­cente doman­da di assis­ten­za e di pro­tezione sociale. Si è pro­ce­du­to ad una ric­og­nizione accu­ra­ta del­la situ­azione degli anziani e delle risorse strut­turali nel ter­ri­to­rio. Questi gli obi­et­tivi da con­seguire. Svilup­pare innanz­i­tut­to adeguate abil­ità di osser­vazione dell’anziano (a liv­el­lo indi­vid­uale e col­let­ti­vo) con rifer­i­men­to al suo mon­do vitale, ai suoi bisog­ni, dis­a­gi, alle sue aspet­ta­tive, in par­ti­co­lare alla ges­tione e alla qual­ità delle relazioni instau­rate nel­la strut­tura. Segue la pro­mozione e svilup­po delle capac­ità di auto-anal­isi dei pro­pri atteggia­men­ti e com­por­ta­men­ti relazion­ali ver­so i col­leghi e ver­so gli anziani al fine di indi­vid­uarne lim­i­ti e poten­zial­ità. Da non tralas­cia­re è l’accrescimento del cli­ma e delle capac­ità di col­lab­o­razione tra col­leghi e di com­parte­ci­pazione atti­va, proces­so di inno­vazione orga­niz­za­ti­va dell’ente. Obbi­et­tivi nec­es­sari sono pure l’accrescere la qual­ità del­la con­viven­za comu­ni­taria nel­la strut­tura, pro­muoven­do un cli­ma di accoglien­za e di serenità.