Primi passi per il Parco ma al convegno scarseggiano i sindaci

L’area protetta delle colline moreniche

22/06/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

Pri­mi pas­si con­creti per isti­tuire il par­co delle : ieri mat­ti­na a Lona­to si sono inse­diati quat­tro grup­pi di lavoro che, entro tre mesi, dovran­no pre­sentare le bozze con i pun­ti car­dine dell’ambiziosa oper­azione di sal­va­guardia ambi­en­tale: la boz­za del­la perime­trazione, dell’atto cos­ti­tu­ti­vo, del­la for­mu­la giuridi­ca, dell’autonomia finanziaria del futuro ente par­co. Ai grup­pi di lavoro parte­ci­pano i rap­p­re­sen­tan­ti di una cinquan­ti­na di asso­ci­azioni ambi­en­tal­iste e di grup­pi di volon­tari­a­to, a tes­ti­mo­ni­an­za del grande fer­vore civi­co che ques­ta inizia­ti­va ha sus­ci­ta­to. Ma c’è per ora una grave lacu­na: l’incontro è sta­to dis­er­ta­to in mas­sa dai sin­daci dei 41 comu­ni com­pre­si negli ide­ali con­fi­ni del par­co, più o meno nel tri­an­go­lo tra Roé Vol­ciano, Vol­ta Man­to­vana e Affi. Nel reg­istro dei pre­sen­ti al sem­i­nario di ieri si leg­gono solo i nomi del vicesin­da­co di Desen­zano, Rodol­fo Bertoni, e del sin­da­co di Roé, Mas­si­mo Ronchi, oltre ovvi­a­mente agli ammin­is­tra­tori di Lona­to, orga­niz­za­tori del­l¹ incon­tro, sin­da­co Peri­ni in tes­ta. Assen­ti gli altri 38 Comu­ni, e questo dà da pen­sare. «Ma noi andi­amo avan­ti ­ dice Davide Bac­cinel­li, asses­sore lonatese al ter­ri­to­rio -. Il dial­o­go con gli altri Comu­ni entr­erà in una fase oper­a­ti­va quan­do, fra tre mesi, saran­no pronte le bozze dei doc­u­men­ti esec­u­tivi. Su quelle carte, tut­ti i sin­daci dovran­no bene o male sbot­tonar­si». Lona­to, insom­ma, ha trac­cia­to la via, ma un’incognita fon­da­men­tale rimane: che cosa faran­no gli altri Comu­ni? Il prob­le­ma è che, istituen­do il par­co con norme vin­colan­ti per tut­ti, i vari enti locali si vedano un po’ esautorati, costret­ti a spar­tire con altri il potere deci­sion­ale sul pro­prio ter­ri­to­rio. Una lim­i­tazione di sovran­ità, insom­ma, che rischia già in ques­ta fase di smorzare gli entu­si­as­mi: sen­za accor­do tra tut­ti i comu­ni il par­co non si farà mai. «È questo l’aspetto prin­ci­pale su cui lavo­rare adesso ­ spie­ga fiducioso il pro­fes­sor Vale­rio Romani, docente di piani­fi­cazione ter­ri­to­ri­ale all’ di Gen­o­va e con­sulente del Comune di Lona­to per il par­co -. Due sono le opzioni pos­si­bili: fare un piano di coor­di­na­men­to a cui dovran­no adeguar­si i vari Comu­ni oppure, vicev­er­sa, prog­ettare il par­co a par­tire dai Piani rego­la­tori di cias­cun comune, con oppor­tune mod­i­fiche qua e là. Già preved­i­bili, in ogni caso, sono le dif­fi­coltà cir­ca la pos­si­bil­ità prat­i­ca di redi­gere un Piano ter­ri­to­ri­ale di coor­di­na­men­to nel quale con­vergano i con­sen­si di tut­ti di tut­ti i Comu­ni inter­es­sati, al di là dei Piani rego­la­tori di cias­cuno». «A questo liv­el­lo, molti osta­coli pos­sono essere evi­tati indi­vid­uan­do nel par­co delle zone ris­er­vate alla piani­fi­cazione dei Comu­ni (quelle di minor pre­gio nat­u­ral­is­ti­co e pae­sag­gis­ti­co), che avreb­bero così le mani rel­a­ti­va­mente libere almeno nel­lo svilup­po di aree già soggette ad alta con­cen­trazione urbana. Un altro pro­ced­i­men­to, invece, che non esclud­erebbe dal par­co i cen­tri abi­tati, con­siste nel costru­ire il Piano del par­co a par­tire dai piani rego­la­tori dei Comu­ni, var­ian­done oppor­tu­na­mente alcune des­ti­nazioni, perime­trazioni e norme tec­niche in un’operazione coor­di­na­ta fra i vari enti locali». Così sarà pos­si­bile diminuire l’invasività del piano di coor­di­na­men­to sui piani urban­is­ti­ci locali, e atten­uare così le pre­oc­cu­pazioni dei sin­daci. I quali, per ora, restano alla fines­tra, come dimostra­to dall’assenza in mas­sa degli ammin­is­tra­tori pub­bli­ci al sem­i­nario di ieri.