È stato restaurato grazie all’intervento del Comune e di alcuni privati

Lo chiamano «Stafaleto» È il capitello di Pacengo

14/09/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Dopo qua­si tre mesi di alacri lavori di restau­ro è tor­na­to all’antico splen­dore, sep­pur in misura non totale, il capitel­lo di Pacen­go comune­mente chiam­a­to «Stafale­to». «A nord del paese, all’inizio del­la stra­da Fon­da, là dove essa si diparte dal­la Garde­sana ori­en­tale, in area di pro­pri­età comu­nale, c’è un capitel­lo — recita Gio­van­ni Peran­toni, nel suo liber­co­lo ded­i­ca­to ai capitel­li dei nos­tri avi, edi­to nel 1976 per i tipi de “La Garde­sana” — comune­mente chiam­a­to Stafale­to. Sorge su un ter­rapieno rialza­to di cir­ca un metro, rispet­to al piano stradale, recin­ta­to da un muret­to — con­tin­ua Peran­toni — ed è sta­to edi­fi­ca­to — stan­do ai si dice — intorno alla metà del XVIII sec­o­lo e sarebbe sta­to real­iz­za­to per far ottenere alla comu­nità pacengh­ese una par­ti­co­lare pro­tezione o grazia». L’opera pre­sen­ta tre nic­chie: nelle due lat­er­ali tro­vi­amo le immag­i­ni di San Roc­co, il quale pro­tegge da epi­demie e malat­tie, e San Gio­van­ni Bat­tista, al quale è ded­i­ca­ta la chiesa par­roc­chiale di Pacen­go. In quel­la cen­trale — sem­pre citan­do il Peran­toni — riv­ol­ta a sud, c’era in orig­ine l’effige di Gesù Cro­ci­fis­so, anch’essa su leg­no; nel 1962, il par­ro­co di allo­ra, don Giuseppe Carmi­nati, risul­tan­do ormai can­cel­la­ta dal tem­po l’immagine preesistente, vi col­locò un cro­ci­fis­so, ruba­to nel 1968 dai soli­ti ignoti, i quali cre­de­vano fos­se sta­to un pez­zo di anti­quar­i­a­to. La cosa è sta­ta invece smen­ti­ta — con­tin­ua Peran­toni — dal par­ro­co don Carmi­nati essendo il cro­ci­fis­so una copia di bas­so val­ore artis­ti­co. Suc­ces­si­va­mente, in tale nic­chia è sta­to col­lo­ca­to un quadro raf­fig­u­rante il Sacro Cuore di Gesù. Oggi, rica­den­do l’anno giu­bi­lare del 2000, l’amministrazione comu­nale, su istan­za dei cit­ta­di­ni di Pacen­go, ha volu­to pren­der­si a cuore la valen­za stor­i­ca e cul­tur­ale del capitel­lo, nonché il recu­pero delle antiche tradizioni reli­giose del luo­go e dei suoi abi­tan­ti, ponen­do mano al portafoglio e dan­do incar­i­co ad alcu­ni esper­ti del set­tore per il totale restau­ro del capitel­lo. Il recu­pero è sta­to fati­coso, ma ha por­ta­to ad apprez­z­abili risul­tati. In pri­mo luo­go sono sta­ti ripor­tati alla luce gli affres­chi delle tre nic­chie. I più «for­tu­nati» sono sta­ti i lat­er­ali, quel­li raf­fig­u­ran­ti San Roc­co e San Gio­van­ni Bat­tista, men­tre meno for­tu­na ha avu­to quel­lo cen­trale, molto com­pro­mes­so dall’incuria del tem­po. Oltre all’impegno finanziario del­la ammin­is­trazione c’è sta­to un con­trib­u­to, sep­pur modesto, di alcu­ni pri­vati del luo­go che da tem­po si era­no impeg­nati nel sol­lecitare chi di dovere all’iniziativa di recu­pero e restau­ro. Fin dai tem­pi antichi nei din­torni del paese, lun­go le vie polverose o mel­mose, veni­vano eretti capitel­li o esposte immag­i­ni dei san­ti e così facen­do i nos­tri avi si pro­ponevano di man­i­festare sen­ti­men­ti di pietà e devozione, al fine di scon­giu­rare — scrive chiara­mente il Peran­toni nel suo libro — malan­ni e calamità per se stes­si, per il bes­ti­ame, le cam­pagne ed il pro­prio lavoro». Scrive anco­ra l’autore: «Oggi non c’è più tem­po di badare a tut­to ciò; la gente s’è mes­sa in fre­net­i­ca cor­sa per rag­giun­gere il «mira­co­lo» eco­nom­i­co, che è il ver­tice delle sue aspi­razioni, e queste tes­ti­mo­ni­anze dei nos­tri avi sono entrate a far parte delle “cose” insignif­i­can­ti e, Dio non voglia, ris­i­bili». Pare pro­prio che a Pacen­go non ci sia sola­mente la rin­cor­sa al «mira­co­lo eco­nom­i­co» ma che la gente, con­trari­a­mente a quan­to denun­ci­a­va nell’ormai lon­tano 1976 Peran­toni, sia tor­na­ta sui suoi pas­si ed abbia riscop­er­to le antiche tradizioni, cul­tur­ali e reli­giose per il recu­pero dei capitel­li «dei nos­tri avi». Ben lo tes­ti­mo­ni­ano le azioni di questi giorni da parte dell’amministrazione comu­nale e dei pri­vati in una joint-ven­ture per il recu­pero del pat­ri­mo­nio artis­ti­co e reli­gioso del luo­go. Ser­gio Bazerla