Nella Limone degli anni Cinquanta: Finalmente il nuovo edificio scolastico! (XIX parte)

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Di Luca Delpozzo

Il progetto 

Nell’aprile 1956 un articolo del Giornale di Brescia sulla scuola a Limone denuncia che gli scolari sono «in locali che a rigore dovrebbero essere perlomeno dichiarati inabitabili». E poi: «Per sopperire alla mancanza di ambienti idonei, il Comune è stato costretto a cedere una parte della casa comunale per alloggiarvi alcune classi che non si riusciva a sistemare altrove. Ma purtroppo anche la casa del Comune è in condizioni deplorevoli: è, diciamolo pure, poco decente tanto che per essa altro rimedio non v’è all’infuori del piccone. Basti dire che le stanze in cui si tengono le lezioni sono puntellate o comunque poco sicure».

Intanto il progetto per il nuovo edificio scolastico si sta definendo, pur tra mille difficoltà, soprattutto economiche. E la burocrazia sembra troppo esigente nell’imporre le sue regole: «Le competenti autorità hanno creduto bene di applicare le vigenti disposizioni in modo piuttosto pesante prescrivendo misure riguardo agli spazi, cubature, cortili ecc. che, giustificate per uno stabile cittadino, appaiono nettamente esuberanti e sproporzionate in un paese in cui ai ragazzi l’aria e lo spazio non mancano certo per ogni dove. E ciò con notevolissimo aggravio per il Comune, cui d’altra parte nessun aiuto e contributo viene concesso dagli organi statali».

Un po’ di satira…

In effetti si tratta di un buon progetto per allora! E anche il sindaco della Mezza-Quaresima del 1957, nel suo abituale discorso satirico sui fatti locali, lo prende di mira evidenziandone i pregi: sì, è fuori dal centro, però ha molte porte e molte finestre ed è roba da “atomica”:

Tut l’ensèma l’è studià en d’en sistema particolare
così, se ‘n del 2000 no ghé vorà pió scóle, farom stanse da afitàre:
gh’è en sach de pórte e de finèstre perché èntre le arie sane,
le uniche robe che mancherà sarà i sùs e le pantegàne.
Sicome i è en pó distanti e a pé no se ghé rìva mai,
vedaré che prèst o tardi ghé farom en servisio de tramvài;
en dele aule i scolari basterà che i schise ‘n botù
e sensa bišògn de studiàr i arà bèl e che ‘mparà la lesiù.
Na volta, ü, per rivàr a far la clase quinta,
el gašéa bišògn de dés agn e qualche spìnta,
adès che gh’è l’atomica, envéce, séo quel che ‘l farà?En de dés agn l’arà ša fat àca l’università!
Come vedé, i è tanc’ i benefici de sté scóle…

Un sogno che si avvera

Del finanziamento della costruzione del nuovo edificio scolastico si discute in Consiglio comunale nel gennaio 1957. Devono però passare ancora parecchi mesi per poter disporre dell’opera! Trovare i soldi non è facile. L’importo del progetto ammonta a L. 23.950.000. Si procede quindi per stralci. Il 1° lotto prevede una spesa di L. 16.571.937; il Ministero dei Lavori Pubblici approva il progetto e concede un contributo del 5%.

Nell’agosto 1959 la Giunta municipale delibera di portare a termine la costruzione assumendosi la spesa per le opere murarie per L. 7.378.073; per l’acquisto dell’arredamento si prevede una spesa di L. 1.780.000. Il Ministero dei Lavori Pubblici e quello della Pubblica Istruzione concedono un contributo di L. 9.000.000; resta a carico del Comune la spesa di L. 1.000.000.

La festa

Per il nuovo edificio, seppur non completato in tutti i dettagli, c’è gran festa il 15 novembre 1959. Ne scrivono diffusamente, sui loro registri di classe, quattro delle cinque maestre allora in servizio a Limone:

Carolina Daldossi Franchini, in classe 1ª e 2ª: «18 novembre. Inaugurazione della nuova scuola alla presenza del signor Ispettore, signori Direttori didattici di Gargnano e Gardone Riviera, signor Parroco, Sindaco e Giunta comunale. L’inaugurazione inizia con la Santa Messa. Il corteo formato dagli alunni di Limone si porta alla scuola. Seguono le autorità, la banda cittadina e la popolazione. Benedizione della bandiera e dell’edificio scolastico, saggio, canti e discorso delle autorità. Parole di riconoscenza verso coloro che si sono adoperati per la realizzazione di questa opera pubblica».

Anna Maria Turri, in classe 3ª: «16 novembre. Ieri, più che cerimonia d’inaugurazione, ci fu l’insediamento e la consegna dell’edificio nuovo alle autorità scolastiche. Davanti ai nostri scolari ben ordinati, alle autorità scolastiche, religiose e civili e a buona parte di popolo venne benedetta la nuova Scuola e la nuova bandiera. L’edificio è veramente stato costruito prevenendo e prevedendo le necessità di una popolazione scolastica. Corridoi ampi che dovranno anche servire per le ricreazioni durante il mal tempo; aule di diversa misura a seconda il numero degli alunni, ricchezza di servizi igienici. Dopo tanti anni passati nelle infelici aule prive di spazio, di aria, di luce, finalmente l’animo si apre ad accogliere i nostri alunni nell’ambiente sereno, luminoso, panoramico di una scuola così bella».

Domenica Bertelli Fava, in classe 4ª: «15 novembre. Inaugurazione del nuovo edificio scolastico. Finalmente, dopo lunghi anni di attesa, siamo entrati nel nuovo edificio. All’inaugurazione erano presenti tutte le autorità locali e scolastiche e un buon numero di abitanti. Dopo la benedizione della nuova bandiera prese la parola il nostro Ispettore il quale ebbe parole per i genitori, per gli insegnanti e con gli alunni che con vero entusiasmo hanno lavorato perché riuscisse bene la desiderata giornata».

Caterina Segala, in classe 5ª e 6ª: «Finalmente il nostro grande desiderio è stato realizzato. Abbiamo un edificio bello, grande, ricco di spazio e di luce. Intervennero il signor Ispettore Tocabelli, che ebbe parole appropriate per l’occasione, assai apprezzate dalla popolazione, che gremiva l’ampio corridoio, i nostri signori Direttori, il signor Sindaco ed altre autorità. Parlarono pure il signor Parroco e la signora maestra Giovanna, madrina della nuova bandiera della scuola, suscitando molti applausi. I canti, le recitazioni e la banda del paese con i suoi motivi allegri volevano esser l’espressione della gioia e della riconoscenza di tutti, ma la felicità dei nostri bimbi era una cosa indescrivibile. Anche adesso dicono che sembra loro di sognare… e a noi insegnanti di ringiovanire. Tutto ci riuscirà più facile e più proficuo. Otterremo senz’altro maggior disciplina senza tanto affaticare e potremo curare bene l’educazione fisica. Essa avrà come scopo, oltre a disciplinare i movimenti degli alunni, l’abituarli a quelle forme di educazione collettiva, anche libere, che denotano un sicuro acquisto delle abitudini di ordine, di attenzione e di disciplina e insieme di quell’affinato spirito di cameratismo che è indice importantissimo della retta formazione del carattere».

Ultime opere da completare

Alla fine di settembre del 1959 il Direttore didattico di Gardone Riviera comunica al sindaco che dal 1° ottobre sarà operativa anche la classe 6ª elementare, senza aumento dell’organico degli insegnanti. Ma ancora molte opere restano da completare, in primis la recinzione, il marciapiede attorno all’edificio, gli accessi ma anche la sistemazione di tutto il piano interrato. C’è poi il grosso problema dell’arredamento, per il quale la spesa è arrivata a L. 2.000.000: mancando i fondi, banchi, lavagne e cattedre sono quelli usati nelle vecchie aule. L’approvazione consiliare finale arriva nel gennaio 1961 con il ricorso ad un mutuo e la conferma della trattativa privata con la ditta costruttrice, assumendo l’obbligo di «destinare l’edificio in perpetuo ad esclusivo uso scolastico».

(Continua)

Domenico Fava

Domenico Fava

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