La mostra trasforma Palazzo Martinengo nel “tempio del collezionismo privato bresciano”, presentando opere provenienti dalle più prestigiose raccolte della città e della provincia, dal futurismo alla metafisica, dal “Ritorno all'ordine” fino all'Arte informale

A Palazzo Martinengo di Brescia un imperdibile viaggio nell’arte del XIX e XX secolo con Pablo Picasso, Inganni, Soldini, Sironi , Morandi

18/01/2018 in Mostre
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Di Redazione

La rasseg­na, cura­ta da Davide Dot­ti, orga­niz­za­ta dall’Associazione Ami­ci di , col patrocinio del­la Provin­cia di Bres­cia e del Comune di Bres­cia, pros­egue l’indagine sul collezion­is­mo pri­va­to bres­ciano avvi­a­ta nel 2014 con la mostra che pro­pone­va una selezione di dip­in­ti antichi rinasci­men­tali e baroc­chi, tra cui spic­ca­vano i lavori di , Savol­do, Romani­no e Ceruti.

Per questo nuo­vo appun­ta­men­to, il focus è invece l’arte fiori­ta tra il XIX e il XX sec­o­lo, pren­den­do avvio dai lavori dei maestri del neo­clas­si­cis­mo (Appi­ani, Basilet­ti, Gigo­la e Van­ti­ni) fino ad arrivare a quel­li infor­mali di Bur­ri, Man­zoni, Vedo­va e Fontana degli anni cinquan­ta e ses­san­ta del ‘900, pas­san­do attra­ver­so cor­ren­ti e movi­men­ti artis­ti­ci come il roman­ti­cis­mo, il futur­is­mo, la metafisi­ca e il “Ritorno all’or­dine”.

All’interno del per­cor­so espos­i­ti­vo, viene pre­sen­ta­to per la pri­ma vol­ta al pub­bli­co, un cap­ola­voro ined­i­to di Pablo Picas­so ritrova­to dal cura­tore Davide Dot­ti, e recen­te­mente aut­en­ti­ca­to dal­la Fon­dazione Picas­so di Pari­gi.

Si trat­ta di Natu­ra mor­ta con tes­ta di toro, un olio su tela, dip­in­to dal genio spag­no­lo nel 1942. L’opera è sta­ta ese­gui­ta in un momen­to tragi­co del­l’e­sisten­za di Picas­so — per via del­la guer­ra e di lut­ti per­son­ali — e va inte­sa come l’in­tro­duzione di un pre­ciso moti­vo icono­grafi­co, da leg­ger­si come un memen­to mori. Nel­l’in­sieme la poten­za espres­si­va e la qual­ità del dip­in­to sono altissime: si trat­ta di un’­opera fon­da­men­tale per rileg­gere la serie delle teste di toro e la pro­duzione di Picas­so negli anni del­la guer­ra.

Per qua­si cinque mesi, Palaz­zo Mar­ti­nen­go diven­ta un “ ide­ale” dove con­fluisce una preziosa selezione di cap­ola­vori ricer­cati, acquis­ta­ti e amati dalle più illus­tri famiglie bres­ciane che, quadro dopo quadro, han­no dato vita a rac­colte uniche per qual­ità, vari­età e vastità.

Il collezion­is­mo bres­ciano si può sud­di­videre in due dis­tinte cat­e­gorie: quel­lo di estrazione aris­to­crati­co-nobil­iare — che riguar­da soprat­tut­to la pit­tura dell’800 — e quel­lo frut­to dell’intuito e del­la pas­sione per l’arte di indus­tri­ali, pro­fes­sion­isti ma anche di sem­pli­ci appas­sion­ati.

Il per­cor­so espos­i­ti­vo si apre con opere di autori — da Lui­gi Basilet­ti ad Ange­lo Ingan­ni, da Fausti­no Joli a Francesco Fil­ip­pi­ni, da Gio­van­ni Reni­ca ad Achille Glisen­ti, da Arnal­do Sol­di­ni a Cesare Bertolot­ti fino a Emilio Rizzi — che han­no rap­p­re­sen­ta­to la glo­ria del­la scuo­la pit­tor­i­ca bres­ciana dell’800, per poi las­cia­re spazio ai cap­ola­vori dei gran­di maestri del ‘900 di caratu­ra inter­nazionale che han­no rap­p­re­sen­ta­to le colonne por­tan­ti dei vari movi­men­ti e delle cor­ren­ti suc­ce­dute­si nel cor­so dei decen­ni: Bal­la, Boc­cioni, Depero, De Chiri­co, Savinio, Sev­eri­ni, Moran­di, Car­rà, De Pisis, Sironi, Bur­ri, Man­zoni, Vedo­va e Fontana.

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