L’annuncio del sindaco durante il convegno. Gran pubblico in municipio per sentire la storia dai testimoni

Presto una strada dedicata a tutte le vittime delle foibe

07/02/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
(b.b.)

Le foibe e l’esodo. Una sto­ria che scot­ta anco­ra e che anco­ra fa dis­cutere. Capri­no presto inti­tol­erà una via alle vit­time di quel­la trage­dia. Sul­la trage­dia delle foibe anco­ra oggi è dif­fi­cile arrivare a una memo­ria con­di­visa, come ha dimostra­to il cli­ma teso cre­atosi saba­to sera nel­la sala con­feren­ze del civi­co di Palaz­zo Car­lot­ti, dove Loren­zo Roc­ca, docente di Sto­ria delle comu­ni­cazioni all’ di Verona, ha tenu­to una con­feren­za sul tema, davan­ti a una sala sti­pa­ta di pub­bli­co, tra cui era­no pre­sen­ti moltissi­mi mem­bri dell’Associazione nazionale Venezia Giu­lia e Dal­mazia (Anvgd), alcu­ni capri­ne­si, altri verone­si, altri arrivati da fuori provin­cia. Tra le file c’erano Anna Maria Bri­ani pres­i­dente del comi­ta­to provin­ciale di Verona dell’ Anvgd e Anna Ris­mon­di, del­e­ga­to per i con­tat­ti con le scuole dell’Anvgd, il sin­da­co Ste­fano San­dri, Flavio Lear­di­ni con­sigliere di oppo­sizione, la cui madre, Maria Pedic­chio, 77 anni, orig­i­nar­ia di Rovi­g­no d’Istria, ha vis­su­to in pri­ma per­sona l’esperienza dell’esilio. Acce­sis­si­mo il dibat­ti­to. Men­tre il pro­fes­sor Roc­ca ha pro­pos­to una relazione basa­ta su «una visione tesa a con­sid­er­are i diver­si fat­tori stori­ci, sociali, ide­o­logi­ci e isti­tuzion­ali che spie­gano il dram­ma delle foibe», i com­po­nen­ti dell’Anvgd, come Ris­mon­do, non han­no con­di­vi­so la sua impostazione: «Invece di par­lare del dram­ma di chi ha vis­su­to tale ter­ri­bile espe­rien­za si è soprat­tut­to teso a risalire ai pro­dro­mi, cioè ai pre­lu­di di questo dram­ma, in un’atmosfera carat­ter­iz­za­ta da un cer­to gius­ti­fi­cazion­is­mo». Roc­ca ha rib­a­di­to: «Non c’è gius­ti­fi­cazion­is­mo, ma neces­sità di con­fron­to per trovare val­ori comu­ni su cui va fon­da­ta una memo­ria con­di­visa. Le migli­a­ia di profughi e le migli­a­ia di infoibati devono entrare a far parte del­la nos­tra coscien­za nazionale». «L’incontro», ha det­to Vas­co Sen­a­tore Gon­do­la, respon­s­abile dell’ Isti­tuzione museo che ha orga­niz­za­to la con­feren­za, «ha reso evi­dente la grav­ità di un prob­le­ma ogget­ti­vo e di cui era nos­tro inten­to par­lare e far par­lare. Ci siamo rius­ci­ti». Anzi. Se ne par­lerà anco­ra. Come ha chiesto Lui­gi D’Agostino, dell’ Anvgd, di Marghera, arriva­to all’incontro con Nidia Cernec­ca di Verona e Dante Mar­tinel­li di Capri­no, pure loro del­la Anvgd. «Ven­erdì 10 feb­braio si cel­e­bra in Italia il Giorno del ricor­do», è inter­venu­to il sin­da­co, «a memo­ria pro­prio delle vit­time delle foibe e degli esuli giu­liano dal­mati. L’intento di ques­ta ser­a­ta, per la pri­ma vol­ta a Capri­no, era di sen­si­bi­liz­zare le coscien­ze sul­la trage­dia vis­su­ta diret­ta­mente da molte famiglie ital­iane sul finire del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale. L’insegnamento che ne dob­bi­amo trarre è di colti­vare la sper­an­za che non vi siano più guerre, geno­ci­di e ster­mi­ni. Come è sta­to pre­an­nun­ci­a­to ai rap­p­re­sen­tan­ti locali dell’Anvgd, l’amministrazione intende dedi­care una via di Capri­no alle vit­time delle foibe. I tem­pi saran­no quel­li nec­es­sari ad indi­vid­uare l’area e poi la via pre­cisa. Dato l’interesse sus­ci­ta­to dal tema, un’altra ser­a­ta sarà ded­i­ca­ta ad ascoltare le tes­ti­mo­ni­anze dirette di chi ha vis­su­to tale trage­dia». Lear­di­ni ha com­men­ta­to: «Cre­do che ciò che più ha umil­ia­to questi profughi è sta­to l’essere sta­ti con­dan­nati per 50 anni alla negazione del­la memo­ria. Il lati­ni la chia­ma­vano damna­tio memo­ri­ae, era una pena più grave del­la con­dan­na a morte. Era una esilio che con­dan­na­va anche a non esistere più per sem­pre, in nes­sun doc­u­men­to e in nes­sun atto del­la comu­nità. È quan­to è suc­ces­so a ques­ta gente». Lear­di­ni è giun­to all’incontro con la madre: «Las­ciò tut­to a Rovi­g­no. La sua for­tu­na, rispet­to ad altri, fu che suo padre era diret­tore didat­ti­co per cui il suo esilio fu con­sid­er­a­to un trasfer­i­men­to e in Italia man­tenne il lavoro. Venne a Verona con la famiglia nel 1947 e si sposò a Capri­no». Francesca Bri­ani, ricor­dan­do la madre Anna Maria Woloschin, di Fiume, giun­ta in Italia nel feb­braio del 1946, ha det­to: «Venne qui sal­en­do su un camion e las­cian­do tut­to. Per restare ital­iani abbi­amo rin­un­ci­a­to alla nos­tra iden­tità, alla nos­tra cul­tura e anche ai nos­tri beni, per­ché la scon­fit­ta dell’Italia durante la sec­on­da guer­ra mon­di­ale è gra­va­ta per la mag­gior parte pro­prio sug­li istri­ani e i dal­mati che così han­no paga­to i dan­ni del­la guerra».

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