La coltivazione del «bianco pregiato» funziona: un nuovo business dopo vino e olio. Nel Bresciano se ne raccolgono 25 quintali all’anno

Tartufi, il lago sfida Alba

24/11/2001 in Manifestazioni
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Di Luca Delpozzo
Claudio Andrizzi

Tor­na in sce­na questo fine set­ti­mana a Pueg­na­go la Mostra Mer­ca­to del Tartu­fo Bres­ciano (ne rife­ri­amo ampia­mente nel­la pag­i­na a fian­co), prin­ci­pale pun­to di rifer­i­men­to di un set­tore ric­co di poten­zial­ità eco­nom­i­co-pro­dut­tive anco­ra inespresse: e il sipario sul­la man­i­fes­tazione si alza quest’anno in un cli­ma di grande atte­sa per i risul­tati del­la sper­i­men­tazione bres­ciana sul Tuber Mag­na­tum, il ricer­catis­si­mo «bian­co pre­gia­to», inau­gu­ra­ta quat­tro anni fa da Vir­gilio Vez­zo­la, pres­i­dente dell’Associazione Tart­u­fai Bres­ciani e fra i mas­si­mi esper­ti del set­tore a liv­el­lo mon­di­ale. Alcu­ni anni fa Vez­zo­la, in segui­to ad una serie di ricerche, è rius­ci­to a real­iz­zare nel­la nos­tra provin­cia quat­tro impianti con radi­ci di piante micor­rizate, cioè innes­tate, con spore di «Mag­na­tum», risul­tate pos­i­tive anche a un appos­i­to test del Dna: piante che, promette ora Vez­zo­la, entr­eran­no entro breve in pro­duzione. Il peri­o­do d’attesa è sta­to lun­go, ma ormai siamo qua­si agli sgoc­ci­oli: tem­po un anno, mas­si­mo due, i pri­mi tartu­fi bianchi derivan­ti da «micor­rize» potreb­bero arrivare sul mer­ca­to. Se la sper­i­men­tazione di Vez­zo­la si dimostrasse davvero pos­i­ti­va, la provin­cia di Bres­cia — che è ter­ri­to­rial­mente voca­ta alla cresci­ta del tartu­fo — potrebbe conoscere l’esplosione di un busi­ness che ha fat­to gran­di realtà come la piemon­tese Alba e l’Umbria: basti pen­sare che le quo­tazioni attuali del «bian­co pre­gia­to» viag­giano attual­mente su una media di 8 mil­ioni al chilo­gram­mo. Vez­zo­la non man­ca di esprimere ottimis­mo, anche per­chè pro­prio in questi giorni ha rag­giun­to un altro risul­ta­to stra­or­di­nario, rac­coglien­do i pri­mi esem­plari in alcu­ni impianti sper­i­men­tali, sem­pre real­iz­za­ti nel Bres­ciano, di Tuber Macrospo­rum, altri­men­ti det­to Nero Lis­cio, tartu­fo molto raro e per questo molto pre­gia­to, di altissi­mo liv­el­lo qual­i­ta­ti­vo, che può super­are la quo­tazione di un mil­ione al chilo­gram­mo e che van­ta tra l’altro for­ti affinità con il Mag­na­tum: stes­so pro­fu­mo, e, soprat­tut­to, stes­si ambi­en­ti e carat­ter­is­tiche del «bian­co». E sono queste stesse affinità a far credere che ormai le porte stiano per spalan­car­si anche alla cresci­ta del Mag­na­tum. «Fino ad ora la sper­i­men­tazione è anda­ta avan­ti bene», annun­cia Vez­zo­la, recen­te­mente indi­ca­to dal Comi­ta­to nazionale delle ricerche di Tori­no su una impor­tante pub­bli­cazione sci­en­tifi­ca amer­i­cana come il pri­mo pio­niere a liv­el­lo mon­di­ale di ques­ta sper­i­men­tazione sul Mag­na­tum. L’arrivo dei pri­mi esem­plari micor­riza­ti di «lis­cio nero» sarà quin­di l’evento prin­ci­pale di una Mostra che richia­ma appas­sion­ati da ogni parte d’Italia e d’Europa, e che si pro­pone come vet­ri­na di un set­tore com­p­lesso, poco conosci­u­to anche per la nat­u­rale ritrosia dei cer­ca­tori a ren­dere pub­bli­ci i loro rac­colti e le loro attiv­ità. L’Associazione Tart­u­fai Bres­ciani asso­cia 180 cer­ca­tori in tut­ta la provin­cia. Stime non uffi­ciali dicono che la rac­col­ta provin­ciale annua si aggi­ra sui 20–25 quin­tali: ma la doman­da è supe­ri­ore di almeno tre volte. Le specie pre­dom­i­nan­ti? L’Estivo, che quest’anno è sta­to abbon­dante, il Tuber Unci­na­tum (la rac­col­ta 2001 non è anda­ta male) e il Nero Pre­gia­to, che si com­in­cia a rac­cogliere in questi giorni e che vale sul mil­ione al chilo­gram­mo. Non è impos­si­bile trovare anche esem­plari di Tuber Mag­na­tum, soprat­tut­to nell’area del bas­so Gar­da. Con­sideran­do una media di cir­ca mez­zo mil­ione al chi­lo (nes­sun esem­plare scende sot­to le 300 mila), si ha il quadro di un busi­ness con­sid­erev­ole, che tut­tavia potrebbe davvero conoscere nuovi, impor­tan­tis­si­mi svilup­pi se le ipote­si di Vez­zo­la dovessero venire pien­amente confermate.

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