Salò, la pineta è rinata e il Comune ringrazia con un libro sull’opera

Un omaggio agli scout dopo l’incendio del 71

17/12/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

L’operazione pine­ta rac­con­ta­ta in tre atti. Ven­ticinque anni fa, gli e numerosi volon­tari inter­ven­nero sul­la pine­ta di Salò, dis­trut­ta da un incen­dio. E ora si è col­ta l’occasione per ricor­dare l’avvenimento. Il Comune ha stam­pa­to un vol­umet­to di cinquan­ta pagine (pri­mo atto); nel­la Sala del Caminet­to di Palaz­zo Fan­toni, i pro­fes­sori Pier­car­lo Belot­ti e Pao­lo Mag­gi han­no tenu­to un dibat­ti­to (sec­on­do), e nell’oratorio di Vil­la tut­ti addos­so a uno spiedo com­mem­o­ra­ti­vo (ter­zo). «Dopo il fuo­co del 71–72 — ricor­dano gli scout gui­dati da Pasquale Mag­gi, che adesso, come con­sigliere comu­nale, segue l’Ecologia -, il monte di San Bar­tolomeo ave­va un aspet­to sec­co e des­o­la­to: ster­paglia e tronchi car­boniz­za­ti dis­sem­i­nati in modo caoti­co cos­ti­tu­iv­ano uno squalli­do panora­ma. Il nos­tro clan, che ave­va già fat­to espe­rien­ze analoghe nel Par­co nazionale del­lo Stelvio e in quel­lo d’Abruzzo, ave­va stu­di­a­to un piano d’azione e coin­volto gli scout di ogni parte d’Italia, che ci sono venu­ti in aiu­to assieme a Cor­po fore­stale del­lo Sta­to, Wwf, Cai, gli , la , il Cen­tro ital­iano ricerche edu­cazione ambi­en­tale, la Comu­nità , il Munici­pio di Salò, l’Azienda autono­ma di sog­giorno e tur­is­mo, i e altri anco­ra». «All’inizio — con­tin­ua Mag­gi -, con un duro lavoro abbi­amo rip­uli­to il sot­to­bosco dalle piante bru­ci­ate, ed estir­pa­to i rovi che occlude­vano i sen­tieri, minac­cian­do di sof­fo­care anche gli alberi risparmiati dal fuo­co. Erava­mo nel novem­bre 1975. Una pine­ta, la nos­tra, nata nel lon­tano 1925: degli ottomi­la pini neri d’Austria, trem­i­la era­no andati in fumo. Quan­do abbi­amo dovu­to scegliere le specie da met­tere a dimo­ra ci siamo fat­ti con­sigliare dagli esper­ti, che han­no sug­ger­i­to cipres­si, pini d’Aleppo, pini stro­bi, betulle, aceri, roverelle, carpi­ni neri e frassi­ni». 23 mila ore di lavoro, 3.850 parte­ci­pan­ti, dieci anni di impeg­no (dal 30 novem­bre ’75 al 30 novem­bre ’85). Gente arriva­ta da ogni parte d’Italia: Berg­amo, Tre­viglio, Man­to­va, , Tori­no, Terni, Verona, Tren­to, Pado­va, Biel­la, Bolzano, Roma, Predap­pio, Lec­co, dal­la Sicil­ia alla Cal­abria, dal Lazio alle Marche all’Abruzzo. Col tem­po le scarpate si sono con­sol­i­date, e nuove colonie (veg­e­tali e ani­mali) si sono inse­di­ate. «A tut­ti vogliamo ricor­dare l’importanza di avere un pol­mone verde vici­no a ogni local­ità. Il bosco è fat­to per l’uomo. Dicono che l’orologio del pro­gres­so vada in sen­so antio­rario. Comizi, marce eco­logiche e dibat­ti­ti si ten­gono dap­per­tut­to, ma quan­ti si dan­no da fare per rispettare l’ambiente? L’operazione-pineta è ter­mi­na­ta, ma il nos­tro impeg­no a dife­sa del ter­ri­to­rio con­tin­ua». «Questo è un inter­ven­to che mantiene la sua valid­ità — ha sostenu­to Pao­lo Mag­gi -, l’occasione di riap­pro­pri­ar­si di uno stile di vita più sobrio e meno super­bo. Le colate di cemen­to han­no rag­giun­to liv­el­li pre­oc­cu­pan­ti, ma rap­p­re­sen­tano una ric­chez­za effimera, nelle mani di pochi. La tutela dell’ambiente, invece, por­ta una ric­chez­za duratu­ra all’intera comu­nità». Belot­ti ne ha approf­itta­to per un excur­sus sul­la veg­e­tazione del . Una vari­età com­pren­dente uli­vo, agru­mi, ros­mari­no, lec­cio (cresce fino ai 1200 metri del monte Piz­zo­co­lo, sopra Toscolano Mader­no; per trovar­lo a una tale altez­za, bisogna scen­dere fino in Cal­abria), agavi, robinie e persi­no cap­peri (han­no bisog­no soltan­to di sole, e riem­pi­ono le muraglie delle limonaie).

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