Riproposta a Castelletto la cerimonia dello «Sposalizio» per ringraziare il lago fonte di prosperità. Sul veliero i vescovi di Brescia e Trento, assente per malattia padre Carraro

Un simbolico «sì» sul Benaco

26/04/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

L’u­ni­co assente, gius­ti­fi­ca­to dal vic­ario gen­erale mon­sign­or Fran­co Fio­rio, è sta­to ieri nel por­tic­ci­o­lo di Castel­let­to il vesco­vo di Verona Flavio Rober­to Car­raro. Prob­le­mi di salute han­no trat­tenu­to in cit­tà il pas­tore del­la dio­ce­si scalig­era negan­dogli cosi la gioia di stare in mez­zo al lago, a bor­do del­lo stori­co veliero «San Nicolò» cap­i­tana­to da Aldo Gia­rbi­ni, insieme ai vescovi di Bres­cia e Tren­to, rispet­ti­va­mente mon­sign­or Giulio San­guineti e Lui­gi Bres­san. Un incon­tro garde­sano per cel­e­brare e ridare smal­to allo spos­al­izio del lago, un’antica tradizione reli­giosa nata durante il dominio del­la Serenis­si­ma e ripetu­ta, l’ultima vol­ta, nel 1997 nelle acque del Bena­co di fronte a Pun­ta San Vig­ilio. Anche allo­ra il bar­cone era il «San Nicolò» ma a bor­do del veliero in leg­no, costru­ito dai cantieri Guar­nati a Bar­dolino e vara­to l’8 dicem­bre 1926, c’era solo il vesco­vo di Verona, ora car­di­nale, Attilio Nico­ra. Una cer­i­mo­nia, quel­la di ieri mat­ti­na, che ha segui­to un iter diver­so dal prece­dente tan­to che al pos­to dell’anello in argen­to a finire nel lago sono sta­ti solo alcu­ni petali di fiori sparpagliati al ven­to dai pic­coli Anna, Samule e Pietro, di dod­i­ci, cinque e quat­tro anni, tut­ti figli di Chiara ed Enri­co, cop­pia bres­ciana: lei inseg­nante di reli­gione lui ingeg­nere a . I coni­u­gi, sposati dal 1992, han­no ideal­mente con­fer­ma­to, con tan­to di coro­na di fiori sul­la tes­ta, il seg­no del­la loro unione dan­do volto e immag­ine a tutte le famiglie del più grande lago d’Italia. «Popo­lazione riv­ieras­ca che con ques­ta cer­i­mo­nia», ha esor­di­to il vesco­vo bres­ciano San­guineti, «vuole ringraziare il suo Gar­da, fonte di pros­per­ità». «L’acqua del lago si muove, non è stan­tia, è vita perenne a dif­feren­za di un tor­rente che d’estate va in sec­ca: così il mat­ri­mo­nio è un dono che rimane, un sacra­men­to che con­tin­ua a vivere nel tem­po», ha con­tin­u­a­to il vesco­vo riv­ol­gen­dosi dal veliero alla fol­la di fedeli pre­sen­ti sul lun­go­la­go di Castel­let­to. Gente venu­ta da Verona, Tren­to e Bres­cia e mesco­la­ta alle numerose suore del­la Sacra Famiglia che da riva, dai ter­razz­i­ni e dalle finestre dell’istituto reli­gioso con vista sul Gar­da han­no assis­ti­to alla cer­i­mo­nia orga­niz­za­ta dagli uffi­ci del­la pas­torale e del tur­is­mo delle tre dio­ce­si che abbrac­ciano il Bena­co. Per Verona l’in­stan­ca­bile don Gior­gio Benedet­ti. Man­i­fes­tazione che si è avval­sa del sup­por­to dell’Ugav, l’unione degli alber­ga­tori verone­si pre­siedu­ta da Giuseppe Loren­zi­ni, dell’agenzia Euro­plan, che ha mes­so a dis­po­sizione gra­tuita­mente il «San Nicolò», e del­la ban­da di Castel­let­to. Tra le autorità pre­sen­ti, poche a dire il vero, oltre al sin­da­co Gia­co­mo Simonel­li, al vice Pietro Sabai­ni e all’assessore Dina Verone­si, il pres­i­dente del­la , Aventi­no Frau, che non ha man­ca­to di sot­to­lin­eare l’importanza del­la man­i­fes­tazione: «Rin­sal­da il legame tra il lago e la sua gente, accresce lo spir­i­to d’appartenenza a una realtà inter­re­gionale e l’orgoglio di vivere in un ter­ri­to­rio impor­tante». Pri­ma del­lo spos­al­izio del Gar­da la sala con­veg­ni del­la Gar­da Fam­i­ly House, gremi­ta in ogni ordine di pos­to, ave­va ospi­ta­to l’interessante dibat­ti­to sul tema «Famiglia e tem­po libero», rela­tori i ped­a­gogisti uni­ver­si­tari Michele De Beni, Lui­gi Pati e don Sil­vano Cac­cia. Mod­er­a­tore del­la tavola roton­da Diego Andreat­ta. «E’ emer­so il mes­sag­gio di una famiglia sana, non mala­ta, che ripone nel­la fedeltà il val­ore fon­da­men­tale del­la sua unione», ha sin­te­tiz­za­to mon­sign­or Fran­co For­men­ti vic­ario fora­neo del Gar­da veronese. «Una famiglia che deve vivere nel­la sper­an­za e allon­tanare la ten­tazione a rip­ie­gare sul bene indi­vid­uale per aprir­si con amore ver­so l’esterno».

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