Se n’è parlato a Salò al convegno sugli ultimi giorni della Rsi. Roberto Chiarini: «Condividere i valori della Costituzione»

Valtellina, l’ultima roccaforte per il Duce

22/05/2005 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
se.za.

Estate ’44. Lib­er­a­ta Roma, gli Alleati risal­go­no la Peniso­la com­bat­ten­do, men­tre le forze del Reich e le truppe col­lab­o­razion­iste del­la Rsi di Ben­i­to Mus­soli­ni rip­ie­gano ver­so la pia­nu­ra del Po. Nel cli­ma che sem­bra pre­lud­ere allo sfon­da­men­to del fronte ital­iano e al crol­lo del­la Repub­bli­ca di Salò, il Par­ti­to fascista repub­bli­cano si impeg­na a facil­itare la riti­ra­ta al nord, a sis­temare le migli­a­ia di sfol­lati nelle fed­er­azioni del nord, a orga­niz­zare il suc­ces­si­vo deflus­so in Ger­ma­nia. Fra giug­no e agos­to del 1944 ven­gono dira­mate istruzioni e itin­er­ari per il rip­ie­ga­men­to che sol­lecitano gli iscrit­ti a dichiarar­si per la con­tin­u­azione del­la resisten­za a fian­co dei cam­erati tedeschi o per la mime­tiz­zazione dietro le linee. Per chi intende pros­eguire, la via indi­ca­ta è quel­la del ter­ri­to­rio Veronese, poi del Brennero.A inizio set­tem­bre, cam­bio del­la strate­gia: niente riti­ra­ta ver­so il Reich, ma pri­mi cen­ni a una dife­sa estrema, in una roc­caforte da pre­dis­porre nelle mon­tagne tra il Comas­co e la Val­tel­li­na. Per tut­to l’inverno, i mezzi e gli uomi­ni armati (in par­ti­co­lare delle Brigate nere toscane) sono con­cen­trati in valle. L’obiettivo: alle­stire a Son­drio la sede del gov­er­no e la res­i­den­za del Duce. Il piano è di rimanere in Italia, in una fortez­za nat­u­rale, a ridos­so del Tiro­lo, evi­tan­do il des­ti­no dei france­si Petain e Laval, ex col­lab­o­razion­isti, scav­al­cati da filon­azisti e depor­tati in Ger­ma­nia. Le ultime dis­po­sizioni sono dira­mate nel­la riu­nione del diret­ti­vo del Pfr del 3 aprile ’45. Un’ispezione è con­dot­ta in loco da Alessan­dro Pavoli­ni; un battaglione di «Mil­ice fran­caise» è avvi­a­to in valle il 14 e ulte­ri­ori accor­di coi tedeschi ven­gono sta­bil­i­ti lo stes­so giorno. Il 23 il coman­dante mil­itare del «ridot­to» riceve gli ulti­mi ordi­ni oper­a­tivi da Mus­soli­ni. Tut­to sem­bra pron­to, invece il 25 ordi­na «pre­cam­po Como», per riu­nire i fascisti. Gli even­ti finis­cono di spinger­lo sul­la stra­da di Don­go, a poca dis­tan­za dal­la Valtellina.Marino Viganò, ricer­ca­tore in Sto­ria mil­itare dell’ di Pado­va e autore di numerose pub­bli­cazioni, ha rivis­su­to gli ulti­mi giorni del­la Rsi al con­veg­no di Salò (svoltosi nel salone del­la Domus) che ave­va l’obiettivo di riann­odare i fili tra il Gar­da e il lago di Como, itin­er­ario finale di Mus­soli­ni. Gian­ni Sci­p­i­one Rossi, gior­nal­ista, vicedi­ret­tore dei Servizi par­la­men­tari del­la Rai, ha par­la­to dei rap­por­ti ita­lo-tedeschi nei diari di Ser­afi­no Maz­zoli­ni, min­istro degli Esteri del­la Rsi fino alla morte per malat­tia, nel feb­braio ’45, che, in con­tin­uo con­tat­to con l’ambasciatore Rahn, ha reg­is­tra­to quo­tid­i­ana­mente le dif­fi­coltà politiche e ammin­is­tra­tive con le forze occupanti.Aldo Alessan­dro Mola ha invece par­la­to delle varie ani­me del­la Resisten­za: dalle posizioni mod­er­ate che emer­gono nel ’44, ricon­ducibili al Par­ti­to d’azione, a quelle più rigide dei mesi suc­ces­sivi. Finchè il 5 mag­gio il con­trol­lo del ter­ri­to­rio passò nelle mani degli Anglo-americani.Giuseppe Par­la­to, pre­side del­la Facoltà di lingue e let­ter­a­ture straniere all’Università «San Pio V» di Roma, ha illus­tra­to le ultime ricerche su strut­ture, momen­ti e per­son­ag­gi che, sul finire del­la Rsi, si impeg­narono a dare un futuro al fas­cis­mo che sta­va moren­do, ricor­dan­do in par­ti­co­lare la figu­ra di Pino Romualdi.Roberto Chiari­ni, respon­s­abile del Cen­tro stu­di di Salò, ha tenu­to la sua relazione al mat­ti­no, anzichè nel pomerig­gio. Il pro­fes­sore ha det­to che, nel­la memo­ria antifascista, c’è sta­ta una com­po­nente pro­gram­ma­to­ria (guardare al pas­sato per trarre indi­cazioni e sti­moli sul futuro), men­tre quel­la neo­fascista ha un carat­tere esisten­ziale (la ricer­ca del­la pro­pria iden­tità, sen­za impli­cazioni di impeg­no politi­co per il domani). A suo giudizio, per giun­gere a una paci­fi­cazione occorre da un lato ricon­sid­er­are lo spir­i­to di dedi­zione e il sen­so del­la Patria di quan­ti aderirono alla Rsi, e, dall’altro, con­di­videre i val­ori di base del­la Costituzione.

Parole chiave: