sabato, Giugno 15, 2024
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Al centro della Conferenza provinciale dei sindaci l’affidamento del polo riabilitativo a Villa Gemma. «Il passaggio di Leno ai privati mina la funzionalità di Manerbio»

Ospedali, «futuro incerto»

L’imminente passaggio ai privati dell’ospedale di Leno decisa dall’Azienda ospedaliera di Desenzano senza consultare i sindaci coinvolti nell’operazione rischia di minare la funzionalità del presidio di Manerbio. L’allarme è stato lanciato da Annamaria Guarneri nel corso della riunione degli amministratori del distretto della Bassa convocata ieri sera. Nella duplice veste di primo cittadino di Ghedi e presidente della Conferenza dei sindaci, la Guarneri ha sottolineato che «la funzionalità dell’ospedale di Manerbio dipende dall’esistenza e dall’efficienza della struttura di Leno, il cui futuro non è legato solo all’accreditamento o meno dei 55 posti letto riabilitativi». Durante la riunione sono stati ribadite tutte le perplessità sull’operazione di affidamento del polo riabilitativo di Leno a Villa Gemma e Cassa Padana. In particolare gli amministratori locali si sono chiesti se la gestione privata garantirà anche tutti gli altri servizi forniti dalla struttura: fisioterapia, aerosolterapia, radiologia, ambulatori, sede del distretto. «Una questione non di poco conto – sottolinea la Guarneri – molti di questi servizi andrebbero potenziati per alleggerire l’ospedale di Manerbio che è congestionato dalle richieste degli esterni». A monte c’è però un «forte rammarico perchè non c’è alcun dialogo con la direzione generale dell’Azienda ospedaliera di Desenzano. Finora non abbiamo incontrato disponibilità all’ascolto. Il confronto con il territorio è indispensabile per arrivare a soluzioni migliori, indicazioni dai lavoratori, dai fruitori, dagli enti locali vanno nell’interesse di tutti. Le scelte dall’alto rischiano di generare guai». Certo, la gestione di Leno è in passivo. «Ma perchè – osserva la presidente della Consulta sanitaria -, c’è dispersione di spazi, vuoti e inutilizzati. Un dialogo con l’ente locale potrebbe cambiarne la destinazione urbanistica e riqualificare l’intera struttura». La Guarneri, che è anche medico radiologo, è convinta che «sebbene la struttura ultimamente sia stata lasciata un po’ andare, con pochi interventi i servizi potrebbero diventare in attivo, garantendo introiti anche ad una gestione pubblica che potrebbe finanziare altri servizi». Non a caso il progetto di Villa Gemma e Cassa Padana prevede un cambio di destinazione per realizzare una struttura socio-assistenziale per anziani. I privati faranno quello che avrebbero potuto e dovuto fare il pubblico. I sindaci hanno inoltre manifestato il timore che l’accreditamento dei posti letto – «per i quali – osserva la Guarneri – bisogna riconoscere che il direttore generale Mauro Borelli si sta prodigando per ottenere» – non diventi un patrimonio esclusivo dei privati che potrebbero trasferirli altrove. L’esempio di Salò è ancora una ferita aperta. Anche la collocazione logistica di Villa Gemma, piuttosto distante da Leno «lascia perplessi su una efficiente gestione – prosegue il sindaco di Ghedi -. So che c’è anche un altro progetto, più articolato, presentato da una cooperativa che lavora nel sociale, che potrebbe fornire qualche garanzia in più. Ma in realtà non possiamo valutare né suggerire niente, perchè siamo tenuti al di fuori di tutto. Si dice che i dipendenti rimarranno pubblici e che tutti conserveranno il loro posto. Ma ho dubbi in proposito. Credo che la gestione privata non sia che un primo passo verso l’alienazione di tutto, tenuto conto che la struttura è anche patrimonio del Comune di Leno». Il progetto a cui fa riferimento la Guarneri riguarda un pool di cooperative che fanno riferimento a una realtà di Pontevico già coinvolta nella riconversione dell’ospedale dismesso sulle rive dell’Oglio. Le indicazioni dei sindaci sembrano coincidere con quelle dei sindacati: si alla razionalizzazione mantenendo però la pluralità dei servizi, coinvolgendo con un progetto chiaro personale, direzione amministrativa anche di Manerbio, ente locale, perchè insieme si trovano le soluzioni migliori. «Leno tratta di una struttura strategica per un bacino di 200 mila abitanti – conclude la Guarneri -. I sindaci e le comunità della Bassa non accetteranno passivamente la privatizzazione». Un passo istituzionale è stato compiuto con un documento approvato all’unanimità dai sindaci del Distretto numero 9. Ieri se n’è parlato nella Conferenza dei sindaci provinciali. Il più diretto interessato, Piero Bisinella, primo cittadino di Leno, conferma il proprio disappunto per non essere stato minimamente preso in considerazione: «Non entriamo nel merito, ma ci lascia a dir poco stupiti e amareggiati la procedura. Non possiamo non essere informati su scelte così importanti che veniamo a sapere solo per vie traverse. I sindaci e i cittadini sono estromessi da scelte che li riguardano da vicino: la gente mi pone quesiti e preoccupazioni in proposito. E noi non sappiamo cosa rispondere perchè nulla ci è stato detto». Anche i sindacati intanto affilano le armi per una partita che ha finito con l’alimentare le vecchie polemiche legate all’accorpamento degli ospedali della Bassa all’azienda Gardesana. E qualche amministratore dopo l’annunciata privatizzazione del presidio di Leno torna a parlare di pressioni politiche sulla Regione in vista delle elezioni di aprile per ottenere l’autonomia gestionale.

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